Archivi Mensili: aprile 2018

Dal Popolo della famiglia a don Turchini: il caso Alfie e la cittadinanza italiana … e la mia risposta

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Sergio De Vita, che conosco da molti anni e che recentemente ha aderito al Popolo della Famiglia, presentandosi come candidato alle ultime elezioni politiche, ha voluto rispondere alla lettera aperta che ho indirizzato al Ministro Alfano. Poiché mi ha scritto utilizzando un portale di informazione pubblico (Rimini 2.0), ho pensato di pubblicare la risposta che gli ho inviato per email. Lo faccio non per alimentare la polemica, ma per aiutare anche altri che hanno reagito in modo piuttosto aspro nei miei confronti a comprendere il pensiero che mi ha mosso a quell’intervento. Non ho potuto farlo direttamente sul sito perché non avendo un account FB non ho potuto accedere alla sezione commenti.

Carissimo Sergio, 
mi è stato segnalato da amici il tuo articolo in risposta alla mia lettera aperta. 
Prima di tutto desidero ringraziarti per lo stile pacato che caratterizza i tuoi interventi, stile sempre più raro anche in questo blog o sito (Rimini 2.0 n.d.r.). 
Vorrei fare un paio di precisazioni in merito a quanto hai riportato nel tuo testo: 
1) io non ho rimproverato il ministro Alfano, ne’ gli ho tirato le orecchie – come qualcun altro ha scritto -, ma ho posto una domanda in modo garbato e rispettoso su quella che notavo come una incongruenza; l’ho fatto in stile provocatorio, ma sempre rispettoso; 
2) nella Parrocchia di Santarcangelo non è stata fatta alcuna sensibilizzazione in periodo elettorale sul tema della legge sullo “Ius culturae”, ma come riportato fedelmente sul settimanale “Il Ponte“, abbiamo proposto un incontro con mons. Perego – arcivescovo di Ferrara – per commentare due importanti messaggi di papa Francesco (quello per la giornata migranti e quello per giornata per la pace) all’interno di un percorso che il Consiglio pastorale parrocchiale aveva iniziato nel febbraio 2016 (alcuni mesi prima della mia nomina a parroco di Santarcangelo); purtroppo, proprio su questo sito, il resoconto riportato non è stato molto fedele di quanto sia avvenuto in quella serata e forse questo ti ha portato al fraintendimento; 
3) mi dispiace che a molti sia sfuggito, nella mia lettera ad Alfano, che personalmente plaudivo all’intervento del Governo, essendo consapevole della questione in gioco nella vicenda di Alfie Evans e della sua famiglia; sembra che molti siano preoccupati a convincermi sulla necessità di dovermi schierare per difendere il diritto alla cura ed alla tutela della vita di questo e di altri piccoli  (o adulti o anziani) incappati in vicende simili: grazie per la cura nei miei riguardi, ma ne sono già convinto. Questo però non mi vieta di pensare che tale preoccupazione dovrebbe vederci altrettanto impegnati su altri fronti in cui la cultura dello scarto agisce in modo non meno crudele e la dignità della persona viene misconosciuta. 
Il giudizio che sia un’emergenza “inferiore” o che non ci sia alcuna emergenza sui diritti di cittandinanza penso possa essere oggetto di discussione, di confronto civile e pacato anche al di fuori della campagna elettorale. Mi sembrava – nei mesi scorsi – che un quotidiano come “Avvenire”, decisamente schierato a favore della difesa della dignità dell’uomo e sostenitore della visione antropologica in cui ci ritroviamo, la ponesse come un’esigenza imprescindibile, ma tant’è. E’ giusto ed è possibile anche fra cattolici avere posizioni diverse: anzi è proprio ciò che ci rende cattolici (uniti nella diversità). 
E’ bello vedere questo ampio movimento che si è creato a difesa di una vita e della dignità della persona; è bello vedere addirittura un governo morente che si è mobilitato in modo unitario per una causa importante; personalmente penso che le cause importanti siano anche altre – anche se diverse – e che sarebbe bello anche in quei casi trovare la medesima disponibilità e unanimità nel cercare di contrastare quella cultura dello scarto che, nel caso di Alfie Evans è emersa in modo così drammatico, ma che è la fonte di ispirazione di tante altre scelte giuridiche e politiche che caratterizzano il nostro tempo e il nostro mondo. 
Concludo con una citazione dell’ultima esortazione apostolica Gaudete et Exultate che ho incontrato proprio questa sera nel corso di un incontro in parrocchia su questo testo del Papa. Propongo questo testo come spunto di riflessione e non usandolo come un’arma contro qualcuno, tanto meno contro di te. 
101. Nocivo e ideologico è anche l’errore di quanti vivono diffidando dell’impegno sociale degli altri, considerandolo qualcosa di superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista. O lo relativizzano come se ci fossero altre cose più importanti o come se interessasse solo una determinata etica o una ragione che essi difendono. La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell’abbandono, nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto.Non possiamo proporci un ideale di santità che ignori l’ingiustizia di questo mondo, dove alcuni festeggiano, spendono allegramente e riducono la propria vita alle novità del consumo, mentre altri guardano solo da fuori e intanto la loro vita passa e finisce miseramente.
102. Spesso si sente dire che, di fronte al relativismo e ai limiti del mondo attuale, sarebbe un tema marginale, per esempio, la situazione dei migranti. Alcuni cattolici affermano che è un tema secondario rispetto ai temi “seri” della bioetica. Che dica cose simili un politico preoccupato per i suoi successi si può comprendere, ma non un cristiano, a cui si addice solo l’atteggiamento di mettersi nei panni di quel fratello che rischia la vita per dare un futuro ai suoi figli. Possiamo riconoscere che è precisamente quello che ci chiede Gesù quando ci dice che accogliamo Lui stesso in ogni forestiero (cfr Mt 25,35)?” (GE 101-102)
Io ti conosco da molto tempo e non penso in alcun modo tu sia quel tipo di politico.
Ti saluto con grande affetto e stima. 
don Andrea 

Le ideologie che mutilano il Vangelo

101. Nocivo e ideologico è anche l’errore di quanti vivono diffidando dell’impegno sociale degli altri, considerandolo qualcosa di superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista. O lo relativizzano come se ci fossero altre cose più importanti o come se interessasse solo una determinata etica o una ragione che essi difendono. La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell’abbandono, nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto.
Non possiamo proporci un ideale di santità che ignori l’ingiustizia di questo mondo, dove alcuni festeggiano, spendono allegramente e riducono la propria vita alle novità del consumo, mentre altri guardano solo da fuori e intanto la loro vita passa e finisce miseramente.

102. Spesso si sente dire che, di fronte al relativismo e ai limiti del mondo attuale, sarebbe un tema marginale, per esempio, la situazione dei migranti. Alcuni cattolici affermano che è un tema secondario rispetto ai temi “seri” della bioetica. Che dica cose simili un politico preoccupato per i suoi successi si può comprendere, ma non un cristiano, a cui si addice solo l’atteggiamento di mettersi nei panni di quel fratello che rischia la vita per dare un futuro ai suoi figli. Possiamo riconoscere che è precisamente quello che ci chiede Gesù quando ci dice che accogliamo Lui stesso in ogni forestiero (cfr Mt 25,35)?

Papa Francesco, Gaudete et Exultate

Carissimo ministro Alfano

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Lettera aperta al Ministro Alfano

Carissimo Ministro Alfano,
devo confessarLe che sono rimasto molto sorpreso nell’aver appreso la notizia che Lei, insieme al collega Minniti, vi siete prodigati – in tempi da record – per concedere la cittadinanza italiana al piccolo Alfie Evans, azione che gli consente di poter essere trasferito in Italia ed essere curato, aggirando la sentenza di morte che gravava su di lui.

Poiché per qualcuno potrebbe non essere scontato, affermo senza alcuna incertezza che plaudo a questa iniziativa, testimonianza dell’intraprendenza tutta italiana che, quando vuole, sa andare al punto della questione ed ottenere ottimi risultati.

La mia sorpresa, però deriva dal fatto che proprio Lei e il suo partito, nella precedente legislatura, vi siete battuti con molta determinazione per evitare l’approvazione di quella legge (lo Ius culturae) che avrebbe consentito che altri bambini e bambine, nati e vissuti sempre in Italia, figli di genitori di origine straniera potessero ottenere lo stesso diritto che, giustamente, avete pensato di riconoscere ad Alfie Evans.

Perché questa differenza?

A me, che sono un uomo semplice, educato a riconoscere la dignità di ogni persona, indipendentemente dalla nazionalità, dalla cultura e dalla religione di appartenenza, è sembrata una grande discriminazione, soprattutto confrontando il grande impegno di opposto valore che Lei ha messo nei due casi.
Le chiedo se Lei, Signor Ministro, non nota questa contraddizione.

Con sensi di rispetto.

don Andrea Turchini

È allarme bullismo: aiuterebbe una punizione per gli adulti?

https://www.huffingtonpost.it/mila-spicola/e-allarme-bullismo-aiuterebbe-una-punizione-per-gli-adulti_a_23416179/

Tempo di verifica e di rilancio

 

Intervento introduttivo all’incontro dei consigli pastorali della Zona Pastorale con il Vescovo, nel contesto della visita pastorale 2018 alla Zona Pastorale.

1. Chi siamo
La realtà della nostra zona pastorale non Le è nuova, Eccellenza.
Viviamo in un territorio bello e apprezzabile. La gente viene volentieri a vivere qui perché trova possibilità di lavoro, un clima sociale accogliente, un contesto vivace dal punto di vista culturale e artistico.
Anche la vita cristiana, pur risentendo fortemente del processo di secolarizzazione, rappresenta ancora la trama fondamentale e il punto di riferimento di tante nostre famiglie e persone. La nostra zona pastorale è ricca di vita e di testimonianza evangelica:
– sei preti diocesani e due diaconi permanenti;
– due comunità religiose maschili (Cappuccini e Passionisti) e tre comunità femminili (Suore della Sacra Famiglia, Sorelle dell’Immacolata, Suore francescane dei Sacri Cuori)
– tre case della comunità papa Giovanni XXIII
– due scuole materne di ispirazione cattolica
– diverse associazioni cattoliche che radunano decine di laici giovani e adulti impegnati nell’educazione, nell’assistenza e nella promozione sociale… ma soprattutto una vita cristiana diffusa, testimonianza di quella “santità della porta accanto” (GE 6-9) su cui papa Francesco ci ha richiamato a porre la nostra attenzione nell’ultima Esortazione apostolica Gaudete et exultate.

2. Una storia cominciata da qualche anno
Anche in questo territorio, già da qualche anno, sono nate collaborazioni e convergenze tra le parrocchie, alcune causate da necessità cogenti, altre dal riconoscimento di un arricchimento e dei segni dei tempi.
Le associazioni cattoliche hanno preceduto le parrocchie in una collaborazione più strutturale: gli scout di Santarcangelo hanno preso in carico il gruppo di san Vito che soffriva per l’assenza di capi; l’Azione Cattolica di san Vito ha aiutato gli adulti di Santarcangelo che facevano fatica a radunarsi, mentre i giovani di AC delle due parrocchie stanno portando avanti alcune esperienze in comune.
La proposta dei Cenacoli del Vangelo ha visto alcuni giovani adulti delle parrocchie di san Vito e Santarcangelo unirsi per formarne uno a san Vito: l’esperienza è stata molto positiva.
Anche l’esperienza del Campo Lavoro, cresciuta molto su questo territorio negli ultimi anni tanto da diventare il terzo polo in Diocesi dopo Rimini e Riccione, è nata grazie alla collaborazione di alcuni adulti e giovani di Santarcangelo, di san Vito e di Poggio Berni.

3. Alcuni segni e frutti di questi ultimi tempi
In questi ultimi due anni, dopo la Sua precedente Visita Pastorale, possiamo dire che alcuni passi in avanti sono stati compiuti.

– Prima di tutto una maggiore frequenza degli incontri dei preti, soprattutto in questo ultimo anno. Ci vediamo quasi tutte le settimane per confrontarci insieme o anche solo per pranzare. Molto utile il sussidio CEI sulla formazione permanente, che Lei ci ha donato lo scorso anno, perché ci ha fornito il materiale per un confronto e una condivisione sul nostro cammino ministeriale e di vita. Anche alcune situazioni e problematiche pastorali vengono discusse nel contesto dell’incontro dei preti a cui di solito partecipano anche i superiori delle comunità religiose maschili.

– Molto importante per noi è stata la proposta della formazione di base per gli adulti con il sussidio che la Diocesi ha preparato. Da due anni si è costituita un’equipe di adulti che si è incontrata mensilmente ed insieme ha progettato l’itinerario articolato in quattro incontri e due ritiri. L’equipe vede la partecipazione delle tre parrocchie. Santa Giustina, per favorire la partecipazione della gente, preferisce proporre gli incontri in parrocchia, mentre san Vito e Santarcangelo condividono l’incontro mensile al Centro Parrocchiale. In questi appuntamenti abbiamo avuto la possibilità di ascoltare delle testimonianze di adulti delle nostre parrocchie che ci hanno fatto vedere come la vita cristiana abbia portato i suoi frutti in persone “normali” che hanno fatto della fede il punto di riferimento della loro vita. Anche i confronti in gruppo sono stati occasione di scambio e arricchimento reciproco. I ritiri sono stati proposti nei tempi forti, ma purtroppo non hanno visto una grande partecipazione, soprattutto della parrocchia di Santarcangelo che fa ancora molta fatica a scegliere di uscire dal “capoluogo” per vivere delle occasioni di incontro al di fuori.

– Un’altra esperienza positiva, che ha visto la collaborazione delle parrocchie di san Vito e Santarcangelo, è stata quella della formazione dei catechisti all’inizio dell’anno in un percorso condiviso.

– Un’esperienza nata in questi ultimi anni è il servizio pastorale alla struttura residenziale gestita dalla coop. Akkanto, condotta in solido da tutti i presbiteri della zona pastorale, compresi i religiosi.

– La nascita del Masci è stata un’esperienza condivisa tra la parrocchia di Santarcangelo e quella di san Vito tanto che, attualmente, vede la presenza di tre AE nella comunità degli scout adulti.

Il cammino comune non è fatto solamente di cose vissute insieme.
In questi anni abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare alcune esperienze significative proprie o tipiche di ogni comunità parrocchiale o religiosa, che diventano un bene per tutti quando condiviso: solo per fare degli esempi, cito l’esperienza della visita alle famiglie fatta dai laici nella parrocchia di san Vito, partita come una necessità e divenuta una scelta; l’impegno costante nella formazione spirituale della parrocchia di santa Giustina; l’impegno nelle iniziative culturali della parrocchia di Santarcangelo; la disponibilità all’accoglienza per le celebrazioni dei Passionisti di Casale e dei Cappuccini di Santarcangelo, così come il corso sui “Dieci comandamenti” proposto da questi ultimi… la presenza viva ed efficace delle comunità religiose femminili, ognuna con le sue peculiarità; senza dimenticare la presenza delle associazioni di laici come la Papa Giovanni XXIII – per esempio – che in vario modo (con le case famiglia, i centri diurni, il percorso per giovani, …) segnano la realtà ecclesiale della nostra zona. L’incontrarsi, il condividere le esperienze, fa considerare quello che è proprio di qualcuno un bene di tutti ed una risorsa per tutti.

Riconosciamo che qui sta la sfida della pastorale integrata, una proposta che non punta prima di tutto sull’aggregazione, ma sull’integrazione dei doni che Dio ha concesso a varie persone e realtà ecclesiali e che la storia di ognuno e di ogni comunità ha fatto maturare in frutti di vita cristiana.

Ovviamente non mancano in noi e tra di noi le resistenze, i pregiudizi, le autoreferenzialità, i campanilismi, le ideologie, le pigrizie … (la lista dei nostri peccati sarebbe lunga) che rallentano il cammino, che ci fanno scoraggiare e sbuffare, che ci fanno indulgere nella tentazione di pensare che sia meglio che ognuno faccia per sé …, ma siamo ormai consapevoli – anche se in modo diverso – che tali atteggiamenti non corrispondono alla volontà di Dio e, pur con le nostre lentezze e incoerenze, confermiamo che desideriamo procedere sul cammino intrapreso.

4. Le prospettive che ci attendono
Sappiamo che il tempo che ci attende, per le nostre comunità e per ogni comunità della Diocesi, sarà caratterizzato da due elementi: la diminuzione del numero di coloro che frequentano le nostre comunità (e dei preti che le servono) e l’impegno per l’evangelizzazione in tutte le sue forme di primo e secondo annuncio.
Questi due elementi cambieranno molto il volto della comunità cristiana così come siamo stati abituati a considerarla.

La vita cristiana diventerà meno diffusa e sempre più il frutto di una scelta personale esplicita. Le comunità cristiane saranno una minoranza tra la popolazione residente e crescerà l’indifferenza religiosa. Rispetto a questo scenario che si prospetta nell’arco dei prossimi dieci anni, ci sono alcune scelte di fondo su cui la Diocesi ci sta interpellando da anni. E che ora sembra importante compiere.

A fronte di questa consapevolezza, ci troviamo a fare i conti con una certa fatica di noi preti e diaconi, e dei membri delle nostre comunità ad intraprendere con decisione la via della riforma ecclesiale e dell’impegno missionario. Molte delle nostre energie ancora vengono assorbite in una pastorale di conservazione con la segreta (ma illusoria) speranza che, se continuiamo a fare come abbiamo sempre fatto, le cose andranno bene.

Questo processo di conversione non è semplice: dobbiamo fare i conti con la paura dell’ignoto che ci blocca, con la mancanza di formazione di tanti nostri fedeli laici, con la complessità di una realtà che ci chiede di scegliere con determinazione la méta e di avere la pazienza dei piccoli passi e dell’incontro di una persona per volta.

La prospettiva di questo cambiamento contestuale ci porta a cogliere come prioritario quanto dal Santo Padre e dal nostro Vescovo ci viene richiamato da tempo:
– la conversione della nostra pastorale in una presenza nella realtà con chiara intenzionalità missionaria; ogni progetto, ogni iniziativa delle singole parrocchie, delle associazioni o della zona pastorale nel suo complesso, deve essere verificato secondo tale prospettiva missionaria; occorre ribaltare la logica del nostro impegno pastorale che solitamente mette in primo piano gli aspetti specifici e relega la dimensione missionaria ad un’appendice facoltativa; dobbiamo ricordare invece che “missionario” è il sostantivo di ogni soggetto o azione pastorale, tutto il resto è “solo” un attributo.

– un impegno costante a far crescere la consapevolezza della comune chiamata alla santità per tutti coloro che hanno accolto l’invito di Gesù a seguirlo assumendo il Vangelo come regola di vita nelle varie condizioni e vocazioni (famiglia, vita consacrata, ministero ordinato, impegno professionale o educativo, impegno politico, …). Solo se ci saranno cristiani con una vita che parla del Vangelo i nostri territori non soffriranno il fatto che i cristiani saranno meno numerosi e potremo essere ancora sale della terra e luce del mondo come ci chiede Gesù;

– l’impegno sistematico per la promozione vocazionale dei ministeri ordinati (presbiterato e diaconato), istituiti (accoliti e lettori) e di fatto (tutti gli altri) e per la loro formazione; se un tempo era sufficiente la buona volontà e la generosità, oggi è sempre più necessaria una formazione approfondita per dare gli strumenti necessari che la complessità del contesto presenta;

– proseguire nel cammino di integrazione delle varie espressioni ecclesiali (territoriali, vocazionali o carismatiche) presenti sul nostro territorio verificando continuamente come questo processo di integrazione si sviluppa o regredisce; verificare la effettiva capillarità della presenza ecclesiale sul nostro territorio e verso quali prospettive tale presenza può essere garantita o aumentata.

5. Possibili scelte della Zona Pastorale a breve e medio termine
Scendendo più nel concreto e guardando al tempo che ci attende, dopo esserci confrontati tra presbiteri e con i membri del nostri CPP, riteniamo di porre all’attenzione del Vescovo e delle nostre comunità queste possibili scelte da verificare e concretizzare a breve e medio termine (1-3 anni):

– Rafforzare e rendere sempre più significativo l’incontro settimanale dei preti della ZP. Su questo avvertiamo l’esigenza che il presbiterio caratterizzi e diversifichi i vari momenti di incontro tra preti: ZP, vicariato, assemblea di presbiterio, esperienze residenziali.

– Istituire un’assemblea dei CPP della ZP all’inizio dell’anno pastorale per condividere alcune scelte comuni e una alla fine dell’anno pastorale per una verifica dell’anno e del processo di integrazione.

– Iniziare il percorso per una collaborazione strutturale tra le Caritas parrocchiali di san Vito e di Santarcangelo; verificare la possibilità di coinvolgere anche la parrocchia di santa Giustina (e di Canonica).

– Dedicare alcuni appuntamenti nel prossimo anno pastorale per la promozione vocazionale del diaconato permanente nella nostra ZP.

– Sostenere e motivare la partecipazione degli adulti e dei giovani ad alcuni momenti importanti di formazione e di preghiera della ZP.

– Allargare alla ZP la collaborazione e la programmazione dei momenti di riflessione culturale su tematiche di attualità che interpellano il nostro discernimento (come quest’anno è stato per l’immigrazione, il fine vita e la mafia).

– Valorizzare e diffondere la conoscenza di alcune iniziative tipiche di alcune parrocchie che possono essere di interesse anche per le altre.

Don Andrea Turchini

Quando Gesù diventa un fantasma?

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Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. (Lc 24)

I discepoli sono riuniti a Gerusalemme e stanno ascoltando i due tornati di corsa da Emmaus mentre raccontano dell’incontro con Gesù risorto, e proprio in quel mentre Gesù sta in mezzo a loro… qual è la loro reazione? “Sono sconvolti e pieni di paura perché credono di vedere un fantasma…
Ogni volta che leggo questo testo mi sembra molto strano che la prima idea che viene ai discepoli (peraltro già informati sulla risurrezione dalle donne e da quelli di Emmaus) quando vedono Gesù risorto è che sia un fantasma.
Poiché non credo che quei discepoli fossero più stupidi di me (erano stupiti, sconvolti, impauriti, ma non stupidi) mi sono chiesto se a me è mai capitato di pensare a Gesù come ad un fantasma… e come potrebbe accadere a noi che Gesù diventi un fantasma?
E’ possibile anche per noi ridurlo ad un fantasma?
Mi lascio provocare allora da questo brano di Vangelo…

Gesù diventa un fantasma quando io mi tengo legato alla mia idea di Gesù e non mi lascio provocare dalla testimonianza di altri che lo hanno incontrato.
I discepoli a Gerusalemme avevano già ascoltato le donne e gli altri, ma non si erano lasciati coinvolgere, non avevano dato credito a quelle parole che comunicavano un’esperienza vissuta.
Se Gesù rimane una mia idea (o ideologia), un sistema di valori, un personaggio illustre, e non diventa una persona incontrabile e viva oggi, io lo riduco ad un fantasma.

Gesù diventa un fantasma quando io non voglio guardare e toccare la sua carne e le sue ossa, le sue mani e i suoi piedi.
La sua carne e le sue ossa sono la realtà della Chiesa, con i suoi doni e i suoi limiti; sono i sacramenti della Chiesa mediante i quali il Signore mi accarezza, mi nutre e mi consola; sono i poveri che il Signore mette sul mio cammino, coloro che mi provocano e mi chiedono non un’elemosina frettolosa, ma uno sguardo che riconosce la loro dignità e braccia aperte per accogliere la loro umanità ferita.
Le sue mani e i suoi piedi sono le persone concrete in cui lui si rende presente, quelle che operano nel suo nome e che “di lui sono testimoni” e annunciatori.
Quando io mi accontento di una fede a modo mio, di vivere la fede come mi pare, saltando ogni mediazione concreta, io riduco Gesù ad un fantasma.

Gesù diventa un fantasma quando non condivido con lui il mio quotidiano.
Gesù si vuole sedere a tavola con me, gustare il mio cibo, quello che avevo preparato con il mio lavoro. Vuole essere accanto a me nella mia vita ordinaria, nella mia ferialità, e riempire di luce la mia vita concreta.
Quando vivo in parallelo la mia vita e la mia fede; quando non ci sono raccordi tra quello che scelgo quotidianamente e il mio rapporto con Gesù, quando affermo di credere, ma non compio la sua volontà e non mi impegno concretamente per trasformare la mia vita, io riduco Gesù ad un fantasma.

Gesù diventa un fantasma quando non lascio che la mia mente si apra all’intelligenza delle Scritture per comprendere e ricordare quanto il Signore ha detto ed ha insegnato.
Quando mi accontento di una fede superficiale, quando non accolgo seriamente le domande e i dubbi che mi nascono nel cuore, quando non mi preoccupo che la mia fede diventi adulta, io riduco Gesù ad un fantasma.

Ma se invece mi lascio provocare dalla testimonianza di chi lo ha incontrato, se guardo le sue mani e i suoi piedi, se tocco la sua carne e le sue ossa, se mi siedo a tavola con lui e lascio che lui sieda alla mia tavola, se mi metto in ascolto umile attento della sua parole lasciandomi formare ed istruire, … allora anche io, come quei discepoli, posso diventare un testimone della risurrezione.

Guerra avventura senza ritorno

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L’espressione è diventata famosa ed è in una bella preghiera di papa Giovanni Paolo II. La facciamo nostra in questo giorno che vede l’intensificarsi delle scelte di guerra su quelle del dialogo e del confronto.

La guerra, avventura senza ritorno.

Dio dei nostri Padri, grande e misericordioso,
Signore della pace e della vita, Padre di tutti.
Tu hai progetti di pace, e non di afflizione,
condanni le guerre e abbatti l’orgoglio dei violenti.

Tu hai inviato il Tuo Figlio Gesù
ad annunziare la pace ai vicini e ai lontani,
a riunire gli uomini di ogni razza e di ogni stirpe
in una sola famiglia.

Ascolta il grido unanime dei Tuoi figli,
supplica accorata di tutta l’umanità:
mai più la guerra, avventura senza ritorno,
mai più la guerra, spirale di lutto e di violenza;
minaccia per le tue creature
in cielo, in terra ed in mare.

In comunione con Maria, la Madre di Gesù,
ancora Ti supplichiamo:
parla ai cuori dei responsabili delle sorti dei popoli,
ferma la logica della ritorsione e della vendetta,
suggerisci con il Tuo Spirito soluzioni nuove,
gesti di dialogo e di paziente attesa
più fecondi delle affrettate scadenze della guerra.

Concedi al nostro tempo giorni di pace.
Mai più la guerra!!!

Giovanni Paolo II

Accendiamo una luce

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Dal vangelo di Giovanni.
«Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio». (Gv 3)

Mentre i “grandi della terra” ancora una volta stanno preparando le armi più potenti a loro disposizione per intensificare la guerra in Siria, noi – semplicemente donne e uomini – non vogliamo rimanere passivi di fronte al diffondersi delle tenebre e della violenza; vogliamo invece accendere una luce per testimoniare in modo nonviolento il nostro desiderio ed il nostro impegno per la pace.
Ti invitiamo venerdì 13 aprile alle ore 20.15 a venire in piazza Ganganelli a Santarcangelo per un flash mob che manifesti il tuo desiderio di pace.
Porta con te una candela o una lampada per accendere una luce sulle tenebre del mondo.
Se non puoi venire in piazza a Santarcangelo, puoi accendere un luce fuori dalla finestra della tua casa.
Fai girare l’invito.

DAT – Fine vita… e dopo la legge?

fin de vie whatsapp

DAT (disposizioni anticipate di trattamento) è una sigla che è entrata nel nostro vocabolario ed evoca situazioni dolorose e riflessioni importanti, quelle che molti di noi vorrebbero semplicemente evitare… pensieri di vita e di morte, non quella di una persona qualsiasi, ma pensieri sulla nostra morte e delle persone a noi care.

Abbiamo assistito ad un grande dibattito precedente alla legge, ma ora, che una legge è stata approvata, quali sono le responsabilità che ci interpellano? Ognuno per sé? C’è la possibilità di una riflessione condivisa che riporti la riflessione – anche dopo la legge – sulla responsabilità personale? E per una comunità (o collettività) c’è la possibilità di riflettere pacatamente su un tema delicato senza innalzare barricate pregiudiziali ed invece aiutando le persone a comprendere quali siano le questioni in gioco e, in definitiva, le nostre responsabilità?

Il titolo che abbiamo dato a questo incontro di Lunedì 9 aprile 2018 alle ore 21.00 presso la Biblioteca Comunale “A. Baldini” è preso da un interessantissimo articolo del prof. Carlo Casalone apparso nel mese di febbraio su “Aggiornamenti sociali“.

Per aiutarci nella riflessione abbiamo invitato don Massimiliano Cucchi, attualmente presbitero della zona pastorale di Morciano, insegnante di religione e insegnante di Bioetica presso l’ ISSR “A. Marvelli” di Rimini e San Marino – Montefeltro. Don Massimiliano, è laureato in medicina ed unisce le sue competenze teologiche a quelle di medico.
Abbiamo chiesto anche al dott. Antonio Polselli, medico oncologo e studioso di  questioni bioetiche, di aiutarci in questa riflessione che ha risvolti molto delicati, che impattano duramente sulla vita delle persone e delle famiglie.
Un’occasione di riflessione che vogliamo offrire alla nostra parrocchia, alla nostra Città e alla nostra Diocesi.

Appuntamento a lunedì 9 aprile 2018 alle ore 21 presso la Biblioteca comunale di Santarcangelo.

Esco da Facebook

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Ho deciso di cancellare il mio account personale di Facebook!
Non trovo più motivi per rimanere connesso a questa piattaforma social.
Scrivo queste due righe per motivare (a chi interessa?!) e per congedarmi salutando, come si fa quando si lascia un luogo dove ci sono anche altre persone.

Questa mia scelta non ha nulla a che fare con la polemica (scandalo?) che ha investito FB sulla cessione dei dati. Il fatto è grave perché è stato compiuto con malizia, ma si è sempre saputo che i vari test della personalità, che periodicamente appaiono sulla pagina home, servono a fini commerciali per tracciare i profili personali. Ero anche ben consapevole del fatto che quanto postavo o condividevo avrebbe potuto fornire informazioni su di me a chiunque: per questo ho cercato di essere responsabile; quando ho sbagliato me ne sono reso conto subito, ma sempre troppo tardi, purtroppo.

Esco dalla piattaforma FB semplicemente perché non la trovo più così interessante e perché sento che mi fa perdere tempo prezioso.
Ero entrato in FB quando era una piattaforma seguita dai giovani, per cercare di comprendere quello che interessava a loro e rimanere in contatto con loro.
I giovani, pur conservando un profilo, non usano quasi più FB; questo spazio è stato occupato dagli adulti e loro sono migrati su altri social più dinamici.

Non ho più la pretesa di inseguire i giovani nei loro mondi digitali; mi accontento di ascoltarli personalmente nelle occasioni liete o tristi che si creano di volta in volta.
Per me FB era ormai solo un modo per condividere con gli “amici” le cose che mi interessavano, scelte tra le mie letture; oppure per diffondere i post del mio blog

Per un po’ di tempo proverò a rimanere su Twitter e a condividere lì alcune delle mie letture; lo sento meno invasivo e più gestibile. Poi si vedrà.
Chi invece fosse interessato a seguire i miei post su questo blog può eventualmente iscriversi e ricevere le notifiche via email.
La Parrocchia, poi, ha la sua pagina ufficiale dove possono essere diffuse le notizie riguardanti la nostra esperienza ecclesiale e le nostre iniziative.

Chiedo scusa a tutti coloro di cui non ricorderò più il compleanno; se non vi arrivano i miei auguri è perché “il signor FB” non mi ricorderà più il giorno del vostro genetliaco; ma se siete “amici veri” sappiate che avete un posto vero nel mio cuore tutti giorni.

A tutti auguro di poterci incontrare nel mondo reale e, bevendoci un caffè o una birra, di confrontarci su tutto quello che ci appassiona salutandoci con un abbraccio.

rigantur mentes

La rosa è senza perché: fiorisce perché fiorisce, a se stessa non bada, non chiede d’esser veduta. (A. Silesio)

Mio fratello Aiman

Da Homs a Santarcangelo, progetto di accoglienza attraverso i Corridoi Umanitari

Una (P)parola condivisa

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ilbiancospino

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