Archivi Mensili: dicembre 2017

Pace è festa, accoglienza e danza

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Domani, primo giorno dell’anno, è la Giornata mondiale per la pace.

Alzi la mano chi non vuole la pace! Non credo che vedrei mani alzate se proponessi questa provocazione in chiesa come in una piazza.

Ma che cos’è la pace? Ce l’abbiamo? Come si ottiene?

La pace è festa.
Non basta l’assenza di conflitto per essere in pace.
La pace c’è quando c’è la festa, una festa vera dove le persone si guardano in volto e si sorridono.
Per questo la pace è anche accoglienza.
Ce lo dice bene il Papa nel messaggio inviato a tutti gli uomini e le donne di buona volontà; senza accoglienza e disponibilità a farsi carico del desiderio di pace di tutti, soprattutto di chi fugge dalla violenza, non c’è pace per nessuno e non ci può essere neppure festa.
La pace è anche musica e danza, come si addice ad una vera festa; una musica che solleva e non aliena, una danza che unisce e non divide. Ecco la pace: festa, accoglienza, danza…

Ce l’abbiamo? Non ancora, ma possiamo invocarla e possiamo costruirla.
Abbiamo un desiderio autentico di pace nel cuore?
La domandiamo come qualcosa di essenziale per noi e per tutti?
La costruiamo nelle relazioni di ogni giorno, in famiglia, sul lavoro, nel quartiere?
Il fatto che non abbiamo pace non significa che non ci possa essere.
La storia ci insegna – tra tanti errori e orrori – che ci sono stati uomini e donne che hanno fatto la differenza perché avevano nel cuore un desiderio forte di pace e di giustizia.

Come si ottiene la pace? Cominciando da oggi a cambiare il mio modo di fare, di parlare, di guardare … ripudiando la guerra e la violenza come modo per risolvere i conflitti, anche quelli che mi coinvolgono nel mio piccolo. La pace è un bene che contagia e che cresce con il passamano.
La pace passa dagli occhi; passa dalla bocca; ma soprattutto dalle mani.
Il Signore ci conceda occhi, bocca e mani pacifiche e pacificanti.

Questo è il mio augurio di buon anno nuovo per tutti gli amici e le amiche, per le persone che conosco e anche per quelle che, ancora, non conosco.
Se il 2018 sarà un anno in cui sapremo costruire la pace, anche solo un po’ di più dell’anno passato, sarà sicuramente un ottimo anno, qualunque cosa accada.

Buon anno di pace, festa, accoglienza e danza

Andrea

11 Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno.
12 Verità germoglierà dalla terra e giustizia si affaccerà dal cielo. (Sal 85)

Famiglia necessaria… alla fede

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La famiglia è una realtà che precede il Vangelo e l’incarnazione del Verbo.
La Bibbia la pone come realtà primordiale appartenente all’ordine della creazione.

Gesù nasce in una famiglia che non è necessaria solamente sul piano strettamente funzionale, ma anche per la sua educazione alla fede. 

Anche per noi la famiglia è necessaria per il nostro cammino di fede.
Ci sono due cose essenziali che, normalmente, si imparano fin da piccoli nella famiglia: l’obbedienza e la fraternità.

In famiglia si impara l’obbedienza fiduciale verso i genitori: obbedisco ai miei genitori perché so che mi amano e mi chiedono ciò che è bene per me. Imparare questa obbedienza è fondamentale, anche con le sue fatiche e lotte adolescenziali.
Si tratta della stessa obbedienza nella fede che sono chiamato a vivere verso Dio, quel Dio che – ascoltando il Vangelo – scopro come un Padre che mi ama e mi invita a vivere la sua volontà, un cammino di piena e gioiosa realizzazione della mia vita, importante presidio contro l’autoreferenzialità e il narcisismo, atteggiamenti tipici dell’empio.

In famiglia impariamo anche la fraternità che, a differenza dell’amicizia elettiva, mi chiede di relazionarmi e di amare persone che non mi sono scelto, ma che, provvidenzialmente, mi sono state poste accanto.
Imparare la fraternità in famiglia è una grande opportunità per poter vivere relazioni fraterne con altri uomini e donne che il Signore mi pone accanto sul cammino della mia vita.

Obbedienza e fraternità: anche Gesù le ha imparate in famiglia e le ha fatte diventare i pilastri del suo Vangelo.

BUON NATALE. Nel nome di Giuseppe

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Natività di Botticelli

Di questo dipinto di Botticelli, mi è piaciuto molto questo Giuseppe che si gratta la testa. E’ un modo molto umano di vivere il Natale e ci richiama ad uscire da quel romanticismo un po’ lezioso che circonda queste feste.
Mi sono chiesto cosa avrebbe da dirci san Giuseppe, che ha vissuto da protagonista la nascita del Figlio di Dio, su come vivere il Natale.

La prima cosa che il Vangelo ci dice di Giuseppe è che era un uomo giusto (Cfr Mt 1, 19). E’ giusto non colui che non fa nulla di male, ma chi ama la giustizia, che cerca il massimo bene possibile in ogni situazione. Giuseppe ci direbbe che per vivere il Natale dobbiamo essere uomini e donne che amano e cercano la giustizia.

Poi il Vangelo ci presenta Giuseppe come un uomo obbediente a Dio, capace di vivere un’obbedienza pronta e fiduciosa, non servile (Cfr. Mt 1,24; 2,13.20). Giuseppe conosce bene Dio ed è pronto ad obbedire a quanto Dio gli dice perché si fida di Lui. Giuseppe ci direbbe di non aver paura di obbedire a Dio quando ci manifesta la sua volontà.

Ci potrebbero essere altre cose che Giuseppe ci insegna, ma queste due mi sembrano sufficienti per poter vivere il Natale in questo anno.
Mi domando dunque cosa significhi per me in questo 2017, quasi 2018, amare la giustizia, cercare il massimo bene possibile nelle situazioni che vivo.
Mi viene in mente la fatica di creare ponti con le persone che si trovano in dissonanza con me; mi viene in mente la difficoltà che viviamo a cercare e costruire insieme il bene comune; alla prevaricazione che prevale spesso sulla collaborazione. Mi chiedo se sto facendo del mio meglio per rendere il mondo un po’ migliore di come l’ho trovato; se mi faccio davvero carico delle persone e del loro bisogno di crescere nella fede. Mi chiedo come mi coglie e mi riguarda questa frase tagliente che il Papa ha affidato ai suoi collaboratori proprio in questi giorni: “Che questo Natale ci apra gli occhi per abbandonare il superfluo, il falso, il malizioso e il finto, e per vedere l’essenziale, il vero, il buono e l’autentico”…

Solo se amo la giustizia vivrò questo Natale. Questo mi ricorda Giuseppe.

Mi domando ancora come questo Natale mi coinvolge nella fiducia in Dio che si traduce in obbedienza. L’obbedienza sembra una cosa da preti, frati, suore… non sono loro che fanno i voti?
Mi metto però nei panni di quei due genitori (Giuseppe e Maria) che devono far nascere il loro figlio in mezzo alle bestie.
Cerco – con discrezione e rispetto – di mettermi nei panni delle tante persone che sto incontrando in questi giorni, che con disponibilità e fatica reggono situazioni molto difficili nelle loro famiglie a causa delle malattie, della precarietà del lavoro e delle risorse economiche, delle problematiche poste da comportamenti devianti di persone amate, dei tradimenti dei coniugi …
Cosa significa continuare a fidarsi di Dio nel “buio” di  queste circostanze? Si può?
Ma poi scopro che è proprio in quel “buio” che il Signore nasce, è proprio lì, accanto a chi fa più fatica, che il Signore manifesta la sua presenza.
In quelle persone che, vivono un’obbedienza alla vita senza ribellarsi a Dio, vedo rinnovarsi la figura di Giuseppe che si gratta la testa, ma rimane lì, accanto a quella mangiatoia, in una postura poco mistica e poco solenne, ma così vera che ha molto da insegnarci.

Giuseppe sii tu la nostra guida nel Natale di questo anno. Aiutaci ad amare la giustizia e a continuare a fidarci di quel Dio che non ci abbandona, soprattutto quando ci chiama a seguirlo su strade impervie e difficili.

A tutti i miei parrocchiani auguro un sereno Natale: il Signore entri in ogni casa di Santarcangelo e faccia sentire la sua presenza benefica e consolatrice.

A tutte le persone che mi hanno considerato amico in questi ormai molti anni della mia vita auguro un buon Natale del Signore: l’intercessione di Giuseppe possa aiutare tutti voi a vivere l’obbedienza fiduciosa verso il Signore che viene, e l’amore per la Giustizia.

Buon Natale

rigantur mentes

La rosa è senza perché: fiorisce perché fiorisce, a se stessa non bada, non chiede d’esser veduta. (A. Silesio)

Mio fratello Aiman

Da Homs a Santarcangelo, progetto di accoglienza attraverso i Corridoi Umanitari

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