Tempo di verifica e di rilancio

 

Intervento introduttivo all’incontro dei consigli pastorali della Zona Pastorale con il Vescovo, nel contesto della visita pastorale 2018 alla Zona Pastorale.

1. Chi siamo
La realtà della nostra zona pastorale non Le è nuova, Eccellenza.
Viviamo in un territorio bello e apprezzabile. La gente viene volentieri a vivere qui perché trova possibilità di lavoro, un clima sociale accogliente, un contesto vivace dal punto di vista culturale e artistico.
Anche la vita cristiana, pur risentendo fortemente del processo di secolarizzazione, rappresenta ancora la trama fondamentale e il punto di riferimento di tante nostre famiglie e persone. La nostra zona pastorale è ricca di vita e di testimonianza evangelica:
– sei preti diocesani e due diaconi permanenti;
– due comunità religiose maschili (Cappuccini e Passionisti) e tre comunità femminili (Suore della Sacra Famiglia, Sorelle dell’Immacolata, Suore francescane dei Sacri Cuori)
– tre case della comunità papa Giovanni XXIII
– due scuole materne di ispirazione cattolica
– diverse associazioni cattoliche che radunano decine di laici giovani e adulti impegnati nell’educazione, nell’assistenza e nella promozione sociale… ma soprattutto una vita cristiana diffusa, testimonianza di quella “santità della porta accanto” (GE 6-9) su cui papa Francesco ci ha richiamato a porre la nostra attenzione nell’ultima Esortazione apostolica Gaudete et exultate.

2. Una storia cominciata da qualche anno
Anche in questo territorio, già da qualche anno, sono nate collaborazioni e convergenze tra le parrocchie, alcune causate da necessità cogenti, altre dal riconoscimento di un arricchimento e dei segni dei tempi.
Le associazioni cattoliche hanno preceduto le parrocchie in una collaborazione più strutturale: gli scout di Santarcangelo hanno preso in carico il gruppo di san Vito che soffriva per l’assenza di capi; l’Azione Cattolica di san Vito ha aiutato gli adulti di Santarcangelo che facevano fatica a radunarsi, mentre i giovani di AC delle due parrocchie stanno portando avanti alcune esperienze in comune.
La proposta dei Cenacoli del Vangelo ha visto alcuni giovani adulti delle parrocchie di san Vito e Santarcangelo unirsi per formarne uno a san Vito: l’esperienza è stata molto positiva.
Anche l’esperienza del Campo Lavoro, cresciuta molto su questo territorio negli ultimi anni tanto da diventare il terzo polo in Diocesi dopo Rimini e Riccione, è nata grazie alla collaborazione di alcuni adulti e giovani di Santarcangelo, di san Vito e di Poggio Berni.

3. Alcuni segni e frutti di questi ultimi tempi
In questi ultimi due anni, dopo la Sua precedente Visita Pastorale, possiamo dire che alcuni passi in avanti sono stati compiuti.

– Prima di tutto una maggiore frequenza degli incontri dei preti, soprattutto in questo ultimo anno. Ci vediamo quasi tutte le settimane per confrontarci insieme o anche solo per pranzare. Molto utile il sussidio CEI sulla formazione permanente, che Lei ci ha donato lo scorso anno, perché ci ha fornito il materiale per un confronto e una condivisione sul nostro cammino ministeriale e di vita. Anche alcune situazioni e problematiche pastorali vengono discusse nel contesto dell’incontro dei preti a cui di solito partecipano anche i superiori delle comunità religiose maschili.

– Molto importante per noi è stata la proposta della formazione di base per gli adulti con il sussidio che la Diocesi ha preparato. Da due anni si è costituita un’equipe di adulti che si è incontrata mensilmente ed insieme ha progettato l’itinerario articolato in quattro incontri e due ritiri. L’equipe vede la partecipazione delle tre parrocchie. Santa Giustina, per favorire la partecipazione della gente, preferisce proporre gli incontri in parrocchia, mentre san Vito e Santarcangelo condividono l’incontro mensile al Centro Parrocchiale. In questi appuntamenti abbiamo avuto la possibilità di ascoltare delle testimonianze di adulti delle nostre parrocchie che ci hanno fatto vedere come la vita cristiana abbia portato i suoi frutti in persone “normali” che hanno fatto della fede il punto di riferimento della loro vita. Anche i confronti in gruppo sono stati occasione di scambio e arricchimento reciproco. I ritiri sono stati proposti nei tempi forti, ma purtroppo non hanno visto una grande partecipazione, soprattutto della parrocchia di Santarcangelo che fa ancora molta fatica a scegliere di uscire dal “capoluogo” per vivere delle occasioni di incontro al di fuori.

– Un’altra esperienza positiva, che ha visto la collaborazione delle parrocchie di san Vito e Santarcangelo, è stata quella della formazione dei catechisti all’inizio dell’anno in un percorso condiviso.

– Un’esperienza nata in questi ultimi anni è il servizio pastorale alla struttura residenziale gestita dalla coop. Akkanto, condotta in solido da tutti i presbiteri della zona pastorale, compresi i religiosi.

– La nascita del Masci è stata un’esperienza condivisa tra la parrocchia di Santarcangelo e quella di san Vito tanto che, attualmente, vede la presenza di tre AE nella comunità degli scout adulti.

Il cammino comune non è fatto solamente di cose vissute insieme.
In questi anni abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare alcune esperienze significative proprie o tipiche di ogni comunità parrocchiale o religiosa, che diventano un bene per tutti quando condiviso: solo per fare degli esempi, cito l’esperienza della visita alle famiglie fatta dai laici nella parrocchia di san Vito, partita come una necessità e divenuta una scelta; l’impegno costante nella formazione spirituale della parrocchia di santa Giustina; l’impegno nelle iniziative culturali della parrocchia di Santarcangelo; la disponibilità all’accoglienza per le celebrazioni dei Passionisti di Casale e dei Cappuccini di Santarcangelo, così come il corso sui “Dieci comandamenti” proposto da questi ultimi… la presenza viva ed efficace delle comunità religiose femminili, ognuna con le sue peculiarità; senza dimenticare la presenza delle associazioni di laici come la Papa Giovanni XXIII – per esempio – che in vario modo (con le case famiglia, i centri diurni, il percorso per giovani, …) segnano la realtà ecclesiale della nostra zona. L’incontrarsi, il condividere le esperienze, fa considerare quello che è proprio di qualcuno un bene di tutti ed una risorsa per tutti.

Riconosciamo che qui sta la sfida della pastorale integrata, una proposta che non punta prima di tutto sull’aggregazione, ma sull’integrazione dei doni che Dio ha concesso a varie persone e realtà ecclesiali e che la storia di ognuno e di ogni comunità ha fatto maturare in frutti di vita cristiana.

Ovviamente non mancano in noi e tra di noi le resistenze, i pregiudizi, le autoreferenzialità, i campanilismi, le ideologie, le pigrizie … (la lista dei nostri peccati sarebbe lunga) che rallentano il cammino, che ci fanno scoraggiare e sbuffare, che ci fanno indulgere nella tentazione di pensare che sia meglio che ognuno faccia per sé …, ma siamo ormai consapevoli – anche se in modo diverso – che tali atteggiamenti non corrispondono alla volontà di Dio e, pur con le nostre lentezze e incoerenze, confermiamo che desideriamo procedere sul cammino intrapreso.

4. Le prospettive che ci attendono
Sappiamo che il tempo che ci attende, per le nostre comunità e per ogni comunità della Diocesi, sarà caratterizzato da due elementi: la diminuzione del numero di coloro che frequentano le nostre comunità (e dei preti che le servono) e l’impegno per l’evangelizzazione in tutte le sue forme di primo e secondo annuncio.
Questi due elementi cambieranno molto il volto della comunità cristiana così come siamo stati abituati a considerarla.

La vita cristiana diventerà meno diffusa e sempre più il frutto di una scelta personale esplicita. Le comunità cristiane saranno una minoranza tra la popolazione residente e crescerà l’indifferenza religiosa. Rispetto a questo scenario che si prospetta nell’arco dei prossimi dieci anni, ci sono alcune scelte di fondo su cui la Diocesi ci sta interpellando da anni. E che ora sembra importante compiere.

A fronte di questa consapevolezza, ci troviamo a fare i conti con una certa fatica di noi preti e diaconi, e dei membri delle nostre comunità ad intraprendere con decisione la via della riforma ecclesiale e dell’impegno missionario. Molte delle nostre energie ancora vengono assorbite in una pastorale di conservazione con la segreta (ma illusoria) speranza che, se continuiamo a fare come abbiamo sempre fatto, le cose andranno bene.

Questo processo di conversione non è semplice: dobbiamo fare i conti con la paura dell’ignoto che ci blocca, con la mancanza di formazione di tanti nostri fedeli laici, con la complessità di una realtà che ci chiede di scegliere con determinazione la méta e di avere la pazienza dei piccoli passi e dell’incontro di una persona per volta.

La prospettiva di questo cambiamento contestuale ci porta a cogliere come prioritario quanto dal Santo Padre e dal nostro Vescovo ci viene richiamato da tempo:
– la conversione della nostra pastorale in una presenza nella realtà con chiara intenzionalità missionaria; ogni progetto, ogni iniziativa delle singole parrocchie, delle associazioni o della zona pastorale nel suo complesso, deve essere verificato secondo tale prospettiva missionaria; occorre ribaltare la logica del nostro impegno pastorale che solitamente mette in primo piano gli aspetti specifici e relega la dimensione missionaria ad un’appendice facoltativa; dobbiamo ricordare invece che “missionario” è il sostantivo di ogni soggetto o azione pastorale, tutto il resto è “solo” un attributo.

– un impegno costante a far crescere la consapevolezza della comune chiamata alla santità per tutti coloro che hanno accolto l’invito di Gesù a seguirlo assumendo il Vangelo come regola di vita nelle varie condizioni e vocazioni (famiglia, vita consacrata, ministero ordinato, impegno professionale o educativo, impegno politico, …). Solo se ci saranno cristiani con una vita che parla del Vangelo i nostri territori non soffriranno il fatto che i cristiani saranno meno numerosi e potremo essere ancora sale della terra e luce del mondo come ci chiede Gesù;

– l’impegno sistematico per la promozione vocazionale dei ministeri ordinati (presbiterato e diaconato), istituiti (accoliti e lettori) e di fatto (tutti gli altri) e per la loro formazione; se un tempo era sufficiente la buona volontà e la generosità, oggi è sempre più necessaria una formazione approfondita per dare gli strumenti necessari che la complessità del contesto presenta;

– proseguire nel cammino di integrazione delle varie espressioni ecclesiali (territoriali, vocazionali o carismatiche) presenti sul nostro territorio verificando continuamente come questo processo di integrazione si sviluppa o regredisce; verificare la effettiva capillarità della presenza ecclesiale sul nostro territorio e verso quali prospettive tale presenza può essere garantita o aumentata.

5. Possibili scelte della Zona Pastorale a breve e medio termine
Scendendo più nel concreto e guardando al tempo che ci attende, dopo esserci confrontati tra presbiteri e con i membri del nostri CPP, riteniamo di porre all’attenzione del Vescovo e delle nostre comunità queste possibili scelte da verificare e concretizzare a breve e medio termine (1-3 anni):

– Rafforzare e rendere sempre più significativo l’incontro settimanale dei preti della ZP. Su questo avvertiamo l’esigenza che il presbiterio caratterizzi e diversifichi i vari momenti di incontro tra preti: ZP, vicariato, assemblea di presbiterio, esperienze residenziali.

– Istituire un’assemblea dei CPP della ZP all’inizio dell’anno pastorale per condividere alcune scelte comuni e una alla fine dell’anno pastorale per una verifica dell’anno e del processo di integrazione.

– Iniziare il percorso per una collaborazione strutturale tra le Caritas parrocchiali di san Vito e di Santarcangelo; verificare la possibilità di coinvolgere anche la parrocchia di santa Giustina (e di Canonica).

– Dedicare alcuni appuntamenti nel prossimo anno pastorale per la promozione vocazionale del diaconato permanente nella nostra ZP.

– Sostenere e motivare la partecipazione degli adulti e dei giovani ad alcuni momenti importanti di formazione e di preghiera della ZP.

– Allargare alla ZP la collaborazione e la programmazione dei momenti di riflessione culturale su tematiche di attualità che interpellano il nostro discernimento (come quest’anno è stato per l’immigrazione, il fine vita e la mafia).

– Valorizzare e diffondere la conoscenza di alcune iniziative tipiche di alcune parrocchie che possono essere di interesse anche per le altre.

Don Andrea Turchini

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