Quando Gesù diventa un fantasma?

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Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. (Lc 24)

I discepoli sono riuniti a Gerusalemme e stanno ascoltando i due tornati di corsa da Emmaus mentre raccontano dell’incontro con Gesù risorto, e proprio in quel mentre Gesù sta in mezzo a loro… qual è la loro reazione? “Sono sconvolti e pieni di paura perché credono di vedere un fantasma…
Ogni volta che leggo questo testo mi sembra molto strano che la prima idea che viene ai discepoli (peraltro già informati sulla risurrezione dalle donne e da quelli di Emmaus) quando vedono Gesù risorto è che sia un fantasma.
Poiché non credo che quei discepoli fossero più stupidi di me (erano stupiti, sconvolti, impauriti, ma non stupidi) mi sono chiesto se a me è mai capitato di pensare a Gesù come ad un fantasma… e come potrebbe accadere a noi che Gesù diventi un fantasma?
E’ possibile anche per noi ridurlo ad un fantasma?
Mi lascio provocare allora da questo brano di Vangelo…

Gesù diventa un fantasma quando io mi tengo legato alla mia idea di Gesù e non mi lascio provocare dalla testimonianza di altri che lo hanno incontrato.
I discepoli a Gerusalemme avevano già ascoltato le donne e gli altri, ma non si erano lasciati coinvolgere, non avevano dato credito a quelle parole che comunicavano un’esperienza vissuta.
Se Gesù rimane una mia idea (o ideologia), un sistema di valori, un personaggio illustre, e non diventa una persona incontrabile e viva oggi, io lo riduco ad un fantasma.

Gesù diventa un fantasma quando io non voglio guardare e toccare la sua carne e le sue ossa, le sue mani e i suoi piedi.
La sua carne e le sue ossa sono la realtà della Chiesa, con i suoi doni e i suoi limiti; sono i sacramenti della Chiesa mediante i quali il Signore mi accarezza, mi nutre e mi consola; sono i poveri che il Signore mette sul mio cammino, coloro che mi provocano e mi chiedono non un’elemosina frettolosa, ma uno sguardo che riconosce la loro dignità e braccia aperte per accogliere la loro umanità ferita.
Le sue mani e i suoi piedi sono le persone concrete in cui lui si rende presente, quelle che operano nel suo nome e che “di lui sono testimoni” e annunciatori.
Quando io mi accontento di una fede a modo mio, di vivere la fede come mi pare, saltando ogni mediazione concreta, io riduco Gesù ad un fantasma.

Gesù diventa un fantasma quando non condivido con lui il mio quotidiano.
Gesù si vuole sedere a tavola con me, gustare il mio cibo, quello che avevo preparato con il mio lavoro. Vuole essere accanto a me nella mia vita ordinaria, nella mia ferialità, e riempire di luce la mia vita concreta.
Quando vivo in parallelo la mia vita e la mia fede; quando non ci sono raccordi tra quello che scelgo quotidianamente e il mio rapporto con Gesù, quando affermo di credere, ma non compio la sua volontà e non mi impegno concretamente per trasformare la mia vita, io riduco Gesù ad un fantasma.

Gesù diventa un fantasma quando non lascio che la mia mente si apra all’intelligenza delle Scritture per comprendere e ricordare quanto il Signore ha detto ed ha insegnato.
Quando mi accontento di una fede superficiale, quando non accolgo seriamente le domande e i dubbi che mi nascono nel cuore, quando non mi preoccupo che la mia fede diventi adulta, io riduco Gesù ad un fantasma.

Ma se invece mi lascio provocare dalla testimonianza di chi lo ha incontrato, se guardo le sue mani e i suoi piedi, se tocco la sua carne e le sue ossa, se mi siedo a tavola con lui e lascio che lui sieda alla mia tavola, se mi metto in ascolto umile attento della sua parole lasciandomi formare ed istruire, … allora anche io, come quei discepoli, posso diventare un testimone della risurrezione.

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