Archivi Mensili: febbraio 2017

Liberi di dire ‘No!’

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E’ dal 10 dicembre che medito questa riflessione. L’ho condivisa a spizzichi durante qualche riflessione o omelia.
In quel tempo, reduci dalla consultazione referendaria, non mi sembrava molto opportuna: già il titolo avrebbe potuto essere frainteso… ma ora i tempi sono maturi.

Parto da una considerazione: mi sembra che stiamo vivendo in un tempo caratterizzato da “ansia da negazione“. I ‘no’ non più sono ammessi, perché rischiano di creare un turbamento personale difficile da gestire.
Non riescono a dirli i genitori ai figli, perché poi si litiga; non riusciamo a dirli sul posto di lavoro, perché tutto quanto ci è richiesto non può essere discusso, pena il pericolo di essere licenziati; non riescono a dirli i docenti a scuola perché, in nome del pluralismo acritico e relativista, ogni pensiero deve godere di cittadinanza; non riusciamo a dirli agli amici, perché poi ci rimangono male… ma quello che è più grave è che non riusciamo più a dirli neanche a noi stessi, nella paura di creare in noi un vuoto e un disagio che non siamo disposti a sopportare.

Il problema è che l’incapacità di dire dei ‘no’ diviene -di conseguenza –  impossibilità di dire dei ‘sì’ onesti e sinceri.
Infatti, che valore possono avere i miei ‘sì’ se sono frutto di costrizione e conseguenza della mia incapacità di dire altri ‘no’? O che valore può avere il mio ‘sì’ di oggi se non comporta per me l’impegno di dire dei ‘no’ domani?
Qual è la mia affidabilità? Qual è la mia sincerità? Dov’è la mia libertà?

Mi sembra di poter dire che stiamo vivendo un’emergenza pedagogica sul ‘no’; che dobbiamo riscoprire il valore educativo di alcuni importanti e sensati ‘no’, per educare alla libertà.
Il ‘no’ è l’incontro con l’esperienza del limite, che mi aiuta a moderare la mia presunzione di onnipotenza e mi rende consapevole che ci sono dei confini che mi sono dati, con cui devo fare i conti.
Il ‘no’ è la possibilità di scoprire che, anche se tutto è lecito, non tutto mi e ci giova (Cfr 1Cor 10,23), non tutto edifica, non tutto serve.
Il ‘no’ è la possibilità di orientare il proprio cammino senza procedere a caso o reagendo di volta in volta agli stimoli che si ricevono; è la possibilità di edificare la propria vita con delle scelte importanti (dei ‘sì’) che comportano di conseguenza anche dei ‘no’.
Il ‘no’ è il test che mi è dato per poter misurare la mia perseveranza nelle scelte compiute, la mia affidabilità, la mia consistenza.

Occorre ricordare che non è sufficiente che una scelta sia possibile e accessibile perché sia anche lecita o giusta: questo criterio vale nelle grandi e nelle piccole scelte; nel campo della scienza, come nell’ambito della vita privata.
Se sono veramente libero e desidero custodire la mia libertà, devo essere in grado di pormi dei limiti (sembra un paradosso), nel rispetto dei valori in cui credo, delle scelte che ho già compiuto, della direzione che ho voluto dare alla mia vita.
Non sono molto libero – invece – se corrispondo a tutte le mie pulsioni, se do risposta irriflessa a tutti i miei bisogni o a tutte le mie voglie e alle mie paure, se non compio alcun discernimento sulle occasioni che mi si parano davanti nelle diverse circostanze della vita.

Per cogliere il valore o l’urgenza dei ‘no’ da pronunciare, posso cominciare dal ricordare i ‘sì’ che ho già detto, quelli che caratterizzano la mia vita e nei quali mi identifico. Se ne faccio memoria sarà più facile riconoscere i ‘no’ da dire, trovare le motivazioni e il sostegno per affrontare quel disagio e quel senso di privazione che ogni ‘no’ provoca dentro di noi.

La quaresima che fra poco cominceremo, può essere una buona occasione per compiere questa verifica personale sui ‘sì’ e sui ‘no’ della mia vita, per riconquistare la libertà che mi rende uomo (vale anche per le donne).

Accompagnamento: atteggiamenti, attenzioni e mete

ritaglio 

Schema della riflessione proposta al CDV di Rimini il 13 febbraio 2017

Le persone che mi hanno preceduto in questo percorso hanno ben tracciato le questioni fondamentali che possono essere acquisite come punti di riferimento nel servizio di accompagnamento.
Io vorrei invece percorrere alcune esperienze, da cui possiamo dedurre atteggiamenti, attenzioni e mete dell’accompagnamento. Ho scelto di prendere alcune vicende bibliche per lasciarci guidare dalla grande tradizione; ovviamente lo stesso percorso può essere fatto attraverso grandi testimoni della storia della Chiesa.
Occorre ri-precisare che noi ci rivolgiamo a dei giovani, la cui caratteristica è quella di doversi confrontare con un’esperienza di vita in costruzione; i giovani sono soggetti particolari perché devono lavorare sui fondamentali e sulle scelte fondamentali. L’accompagnamento spirituale di un/una giovane è dunque particolarmente attento a questa dimensione fondamentale e fondativa, senza dimenticare che “spirituale” non significa una dimensione ideale e astratta, ma coinvolge tutta la persona facendo leva su ciò che meglio la caratterizza (l’uomo è un essere spirituale). Ci possono essere situazioni di accompagnamento che riguardano altre situazioni, dove a volte è interessato un aspetto particolare dell’esperienza di vita.

  1. Mosè: dalla schiavitù alla libertà nella terra promessa

La vicenda di Mosè è molto complessa e articolata. S. Stefano la riassume in tre grandi periodi di quaranta anni (Cfr At 7). A noi interessa solamente il suo percorso dopo la chiamata. Ci sono alcuni atteggiamenti di Mosè e alcune attenzioni che ci possono ispirare in riferimento al servizio di accompagnamento:

  • La lotta per il popolo contro Faraone (la perseveranza nella prova)
  • La fede nell’impossibile di Dio (Mosé di fronte al Mar Rosso)
  • L’esperienza dell’alleanza e dell’impegno (Cfr. Es 19-24)
  • La prova della infedeltà: Mosé dalla parte del popolo “contro” Dio (Cfr. Es 32)
  • La meta della terra promessa – Saper affidare il popolo ad un altro (Dt 34)

La vicenda di Mosè è caratterizzata dall’essere guida di un soggetto collettivo che non ha una richiesta esplicita di libertà. Ha un forte disagio, ma deve essere condotto per mano a riconoscere il percorso di liberazione. Mosè si trova a dover essere mediatore tra Dio – il popolo – il Faraone. L’unica cosa chiara è la meta del cammino che sarà raggiunta con molta fatica e molti inciampi.

 

  1. Samuele e gli altri profeti: aiutare a riconoscere la volontà di Dio

La vicenda di Samuele è segnata fin dalla nascita dal riferimento alla volontà di Dio.

Samuele è riconosciuto come il primo dei profeti e il suo compito è quello di accompagnare sia il popolo che i primi due re d’Israele e riconoscere la volontà di Dio come il punto di riferimento della storia personale e collettiva.

  • Monarchia sì o no? (1Sam 8)
  • La scelta di Saul e vicenda di Saul (Saul è rigettato come Re) à (1Sam 15)
  • La scelta di Davide e la vicenda di Davide (1Sam 16…)
  • Il profeta Natan e il peccato di Davide (2Sam 11-12)
  • Davide stesso diviene profeta (2Sam 16)

Samuele fu un uomo straordinario chiamato ad accompagnare il popolo di Dio in un passaggio molto delicato della sua storia. Samuele fu anche l’educatore di due re chiamati a dover fare i conti con un modo particolare di essere re… Da lui tutti i profeti vivono questo dramma di dover mettere le persone di fronte a quello che Dio domanda e suscitare la libertà per sceglierlo.

 

  1. Maria e Giuseppe: mission impossible … accompagnare in un contesto

C’è una frase del Vangelo che mi incuriosisce molto e che ritorna due volte nel cap. 2 del vangelo di Luca: 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui…
51Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. 52E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.” (Lc 2)

Maria e Giuseppe non sono stati solamente coloro che hanno provveduto materialmente alla crescita di Gesù, ma sono stati veri genitori. In queste frasi del Vangelo è descritto in modo sintetico tutto il loro compito. Se Gesù cresceva in età, sapienza e grazia, questo accadeva perché nella sua famiglia ha trovato un contesto favorevole, un contesto in cui Dio poteva operare ed era favorito.

Cosa ci dice il Vangelo di questi due adulti? Che erano persone di fede vera; di Giuseppe che era un uomo giusto; che erano pronti ad accogliere gli appelli di Dio ed erano obbedienti a ciò che il signore indicava loro come necessario… (Cfr Mt 1-2; Lc 1-2)

Non conosciamo i discorsi che sono stati fatti in quella casa, ma senza dubbio il contesto era favorevole. Ebbene: si accompagna non solo attraverso il dialogo diretto, ma anche creando un contesto favorevole in cui la persona può trovare gli stimoli e i contributi necessari per compiere il suo cammino vocazionale. Questo è senza dubbio il compito della famiglia e della comunità ecclesiale nel suo insieme.

 

  1. Gesù e i suoi discepoli

Per questo capitolo vi rimando a un testo molto bello: C. M. MARTINI, L’itinerario spirituale dei dodici nel vangelo di Marco, Ed. Borla (http://www.atma-o-jibon.org/italiano6/martini_i_dodici1.htm ) che ormai è un classico.

L’accompagnamento di Gesù è stato multimediale e multilivello: condivisione di vita quotidiana, insegnamenti e miracoli, partecipazione alla missione, brevi esperienze di tirocinio … annunci e profezie…

Nel suo ministero Gesù si è molto occupato della formazione e dell’accompagnamento dei suoi, sia come gruppo che in situazioni particolari:

  • Il discorso della Montagna (Mt 5-7)
  • Le esperienze straordinarie per il gruppo dei tre (Cfr. Mc 5; Mc 9; Mc 14)
  • I richiami personali (Mc 10; Mc 8; …)
  • I discepoli di Emmaus come modello di ogni accompagnamento (vita – parola – sacramento – missione) (Cfr Lc 24)

Che dire di Gesù? Ogni episodio potrebbe essere occasione per un riflessione a sé. Scegliendo di non essere originale indicherei il Vangelo di Marco come una traccia molto bella per comprendere lo stile di accompagnamento di Gesù, chiamato a fare i conti anche con la ribellione dei discepoli e la loro durezza di cuore.

 

  1. Filippo e l’Eunuco etiope (At 8,26-49)

Si tratta di un racconto molto strano, ma molto interessante; ci rivela uno stile che, personalmente, trovo molto adatto al contesto post-moderno in cui ci troviamo.

Quali sono le caratteristiche di questo breve accompagnamento?

  • L’estemporaneità: non c’è alcun progetto a lungo termine. Si potrebbe dire un incontro casuale (provvidenziale).
  • Filippo parte da un ascolto silenzioso di ciò che interessa l’Eunuco e pone semplicemente una domanda …
  • Condivide il viaggio dell’Eunuco con libertà, scegliendo di “montare sul carro” dell’altro, non pone delle condizioni e non parte da sé.
  • Annuncia Gesù: è un’espressione sintetica che però va al cuore della questione; Gesù è colui che noi dobbiamo annunciare è lui che le persone devono incontrare e seguire.
  • È l’Eunuco che propone il battesimo e Filippo gli riconosce la bontà della proposta: principio dell’autoeducazione che sostiene l’idea di accompagnamento (vs direzione) spirituale.
  • Filippo scompare; quello che per noi potrebbe essere solo l’inizio di un cammino è anche la sua conclusione. Non è chiesto a Filippo di continuare. Non sappiamo come la storia sia proseguita, ma è curioso che Luca l’abbia voluta narrare. È un po’ anche il metodo di Paolo che fonda delle comunità e le affida ad altri continuando ad accompagnarle a distanza… è una bella provocazione.

 

Ho voluto proporre alcune esperienze molto diverse di accompagnamento che possiamo trarre dall’esperienza della Bibbia. Ognuno può confrontarsi con esse e trovare qualche spunto per il suo servizio educativo.
Basterebbe questo, ma per la finalità didattica che ha questo percorso, mi sembra si possano sintetizzare alcuni elementi per una visione più unitaria:

  • L’accompagnamento spirituale riguarda tutta la persona e non solo un suo aspetto; è uno sguardo globale sulla persona.
  • Il valore di un contesto (ecclesiale e famigliare) in cui avviene l’accompagnamento; il face to face è insufficiente.
  • Non sempre la domanda di accompagnamento è esplicita; siamo noi che dobbiamo suscitarla con pazienza; ogni persona ha diritto ad un accompagnamento spirituale.
  • L’accompagnamento richiede sia una presa in carico, che una disponibilità alla lotta…
  • La méta non siamo noi; essa ci supera sempre e non è detto che noi l’abbiamo raggiunta o la raggiungeremo; essa si misura con l’impossibile di Dio che non è mai alla nostra portata.
  • L’accompagnamento prevede un cammino discontinuo che fa i conti con la contraddizione e il peccato
  • Grande è il valore dell’ascolto di Dio, della storia e della Chiesa…
  • Non è importante la lunghezza del tratto di strada; è un servizio che vale sempre la pena…

Corso in preparazione al Matrimonio febbraio 2017

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Con le coppie che si stanno preparando al Matrimonio in questo anno.
Ciola Corniale 3-5 febbraio 2017

rigantur mentes

La rosa è senza perché: fiorisce perché fiorisce, a se stessa non bada, non chiede d’esser veduta. (A. Silesio)

Mio fratello Aiman

Da Homs a Santarcangelo, progetto di accoglienza attraverso i Corridoi Umanitari

Una (P)parola condivisa

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