Archivi Mensili: marzo 2017

Alla ricerca del bene possibile

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Martedì 21 marzo 2017 abbiamo invitato Andrea Grillo in parrocchia per aiutarci in una lettura approfondita di Amoris Laetitia. Siamo partiti dal n. 325 di Amoris Laetitia, il numero conclusivo che ne rappresenta anche una sintesi.

325. Le parole del Maestro (cfr Mt 22,30) e quelle di san Paolo (cfr 1 Cor 7,29-31) sul matrimonio, sono inserite – non casualmente – nella dimensione ultima e definitiva della nostra esistenza, che abbiamo bisogno di recuperare. In tal modo gli sposi potranno riconoscere il senso del cammino che stanno percorrendo. Infatti, come abbiamo ricordato più volte in questa Esortazione, nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre, ma richiede un graduale sviluppo della propria capacità di amare. C’è una chiamata costante che proviene dalla comunione piena della Trinità, dall’unione stupenda tra Cristo e la sua Chiesa, da quella bella comunità che è la famiglia di Nazareth e dalla fraternità senza macchia che esiste tra i santi del cielo. E tuttavia, contemplare la pienezza che non abbiamo ancora raggiunto ci permette anche di relativizzare il cammino storico che stiamo facendo come famiglie, per smettere di pretendere dalle relazioni interpersonali una perfezione, una purezza di intenzioni e una coerenza che potremo trovare solo nel Regno definitivo. Inoltre ci impedisce di giudicare con durezza coloro che vivono in condizioni di grande fragilità. Tutti siamo chiamati a tenere viva la tensione verso qualcosa che va oltre noi stessi e i nostri limiti, e ogni famiglia deve vivere in questo stimolo costante. Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare! Quello che ci viene promesso è sempre di più. Non perdiamo la speranza a causa dei nostri limiti, ma neppure rinunciamo a cercare la pienezza di amore e di comunione che ci è stata promessa.

Questo paragrafo lo riporto come un invito a leggere e a studiare Amoris Laetitia per vivere quella responsabilità che il Papa ci affida: individuare percorsi per aiutare ognuno a non perdere la speranza a causa della fragilità che si manifesta nella varie situazioni e cogliere sempre nuovamente la chiamata a vivere la pienezza dell’amore e della comunione che è stata promessa e che vivremo nel Regno di Dio.

Dalla gratitudine alla gratuità

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A messa per dire si

scasione articolo qui si trova l’articolo in PDF per chi vuole leggerlo… Sul Ponte di questa settimana (19/03/2017).

Ostinazione

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L’ostinazione è un atteggiamento che – normalmente – viene apprezzato, perché è ritenuto un sinonimo di determinazione, segno di forza d’animo e di carattere.
Una persona ostinata è una persona che non molla, che è capace di perseguire i suoi obiettivi senza farsi spaventare ne’ fermare dagli ostacoli che si frappongono sul cammino.

Nel libro dell’Esodo, in uno dei passi più importanti di tutta la Scrittura, si trova questa espressione che mi ha fatto molto riflettere: 8Il Signore rese ostinato il cuore del faraone, re d’Egitto, il quale inseguì gli Israeliti mentre gli Israeliti uscivano a mano alzata… 
15Il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. 16Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto. 17Ecco, io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. 18Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri». (Es 14,8.15-18)

L’ostinazione del Faraone, che trascina dentro il mare tutto il suo esercito, perseguendo ad oltranza e contro ogni evidenza un progetto ingiusto e folle, è la causa di un disastro epocale per gli egiziani, e la manifestazione di una stupidità che poteva ampiamente essere evitata.
L’ostinazione, in questo caso, è l’incapacità di saper riconoscere i fatti che dimostrano l’ingiustizia e la follia di un determinato pensiero; è l’incapacità di saper riconoscere che occorre arrendersi all’evidenza che quello che voglio non è possibile o non è utile o non è saggio.
L’ostinazione è, in questo caso,  sinonimo di sordità, di cecità, di stupidità! Dio combatte il Faraone d’Egitto attraverso la sua presunzione: sarà questa presunzione a portarlo alla sconfitta.

E’ facile dare questo giudizio a posteriori quando le conseguenze si sono manifestate nella loro chiarezza. Ma come fare per evitare gli esiti nefasti di un’ostinazione ideologica e stupida?

Il confronto con altri dovrebbe aiutarci; ma dovrebbe essere un confronto sincero e onesto. Tra tutti i consiglieri del Faraone non c’è nessuno che lo consiglia di lasciar perdere, non c’è neanche uno che, con coraggio, interviene per prevenire il disastro; quando – finalmente – trovano il coraggio di dirlo, è troppo tardi: alla veglia del mattino il Signore, dalla colonna di fuoco e di nube, gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. 25 Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!». 26 Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri». (Es 14,24-26)
Quanti segnali c’erano stati che invitavano a cambiare rotta! Eppure, ostinatamente si è andati avanti, fino all’irreparabile.

Per prevenire gli effetti nefasti di un’ostinazione ideologica, è necessaria anche un po’ di autocritica che ci libera da quel narcisismo che rende assolutamente autoreferenziali. La capacità di autoanalisi è molto importante, magari con l’aiuto di qualcuno che non ha timore di farci notare le incongruenze del nostro pensiero e dei nostri progetti.

Qualcuno è molto sorpreso che papa Francesco abbia scelto tra i suoi collaboratori più stretti anche persone che sono chiaramente in contrasto con il suo modo di vedere le cose e di compiere le scelte. Ma questa è una grande saggezza che ogni governante dovrebbe imparare. Il confronto con l’opposizione sul merito delle questioni, dovrebbe aiutarci a migliorare le nostre valutazioni, aiutandoci a compiere scelte ponderate che non siano il frutto di una negoziazione mercantile, ma dell’intelligenza ponderata di chi non si fida solo di se stesso o di un modo di vedere le cose, di chi non ha la frenesia di portare a casa un risultato, perché sa che la posta in gioco è più alta della sua personale autoaffermazione.

Quanti danni ha fatto la nostra ostinazione! Quanto sperpero di risorse, di tempo, di relazioni! Faraone è vivo e vegeto dentro di noi. Forse non avremo sterminato fisicamente delle persone, ma il prezzo, a ben guardare, è sempre molto alto.

La quaresima è una possibilità per convertire Faraone anche nella sua ostinazione. Non lasciamoci rubare questa possibilità.

Donne per la pace

La retorica scorre a fiumi in questa giornata dedicata alla donna.
Siamo così! Non riusciamo a fare di meglio!
E mentre qualcuno cerca di trasformare questa giornata nell’ennesimo carnevale a base di feste osé per sole donne, io – cercando di non scadere nella retorica – vorrei dire il mio grazie alle tante donne che hanno reso migliore il mondo e lo rendono migliore ogni giorno essendo pienamente donne, libere nella loro differenza e consapevoli della loro ricchezza.
Seguendo la scia del Presidente Mattarella, vorrei ringraziare e ricordare l’insostituibile contributo che le donne hanno dato e danno alla costruzione di un mondo che vuole la pace.

Se c’è un compito che storicamente è affidato alle donne, questo è proprio quello della pace.

Viviamo in tempi bui.
Quanto sta accadendo intorno a noi non promette bene.
Il ritorno di nazionalismi sempre più prepotenti, la voglia di mostrare i muscoli per affermare la propria potenza contro gli avversari, la crisi delle istituzioni mondiali e sovra-nazionali, l’indifferenza teorizzata e legalizzata nei confronti di moltitudini di persone che fuggono da scenari di guerra e di fame, la crisi della politica e della partecipazione alla cosa pubblica, la disoccupazione dilagante soprattutto per i giovani, le dipendenze che pervadono il sistema sociale … non so se sia un caso che pressoché tutti gli attuali protagonisti sulla scena siano maschi…

Di fronte a questa situazione penso che le donne – ancora – non abbiano fatto sentire con forza la loro voce personale e collettiva; penso che – ancora – non siano state messe in grado di suggerire e contribuire alla realizzazione di un modo nuovo di pensare e di affrontare la soluzione dei problemi che ci stanno intorno, nel mondo e anche in quella piccola parte di mondo che è la Chiesa (nonostante gli auspici di papa Francesco).

Questa giornata internazionale dei diritti della donna segna per noi una nuova possibilità.

Molta strada è stata compiuta da quando le donne erano totalmente discriminate. Le ricerche e gli studi affermano che ancora è ampio il margine per annullare ogni discriminazione… ma anche quando una parità effettiva (non ideologica) sarà raggiunta, ancora avremo molta strada da fare per far sì che ognuno (uomo o donna) possa esprimere il meglio di sé e cambiare il mondo portando il bene di cui è portatore a vantaggio per tutti.

Allora non avremo più bisogno di una “festa della donna” perché sarà “festa ogni giorno”.

Cosa ci dicono questi medici obiettori?

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In questi giorni infuria l’ennesima polemica che contrappone “cattolici” e “laici”.
Le virgolette sono d’obbligo perché rappresentano una delle tante semplificazioni del dibattito pubblico.
In seguito alla scelta dell’ospedale di Roma che ha provveduto all’assunzione di due medici non obiettori per provvedere alla richiesta delle interruzioni volontarie di gravidanza, la questione è saltata nuovamente alle cronache in stile perfettamente italiano, cioè da tifoseria e senza la possibilità di una riflessione e di un dibattito serio.

Nel 2018 la famosa legge 194 che legalizza l’aborto compirà quarant’anni, un tempo in cui il dibattito non è per nulla avanzato; un tempo che non è stato utilizzato per una riflessione pacata e civile su una questione che, oltre agli schieramenti ideologici e politici, ancora divide l’Italia. Cito ad esempio del clima, un brano di un articolo preso dal web semplicemente utilizzando un motore di ricerca… Dailybest.it

È anacronistico e assolutamente criminale che la lotta di secoli per un diritto civile venga vanificata da un’applicazione sregolata del diritto all’obiezione di coscienza  e che nel 2016, in caso di bisogno, un medico possa scegliere di non intervenire per andare incontro alla propria morale o alla propria religione. Gli ospedali hanno bisogno di medici, non di preti e di certo, una persona non può morire per il rifiuto di un medico.

Il testo si commenta da solo sia per l’ideologia che per l’inesattezza delle informazioni, ma questo è il clima in cui viviamo.

Non voglio accodarmi alla fila di coloro che ribadiscono l’orrore dell’aborto, né di coloro che affermano il diritto assoluto della donna (siamo ancora lì!!) a disporre del proprio corpo… sappiamo tutti, preti compresi, quale dramma personale e famigliare ci sia dietro una scelta come quella dell’interruzione della gravidanza, quando questa non è usata come metodo anti concezionale. Proprio non mi sento di salire sul quel ring; lo avverto come per nulla produttivo.

Da mesi rifletto invece su una frase che non c’entra nulla con l’argomento in questione; l’ha scritta papa Francesco nella Evangelii Gaudium (nn. 231-233) affermando che la realtà è più importante dell’idea.

Esiste anche una tensione bipolare tra l’idea e la realtà. La realtà semplicemente è, l’idea si elabora. Tra le due si deve instaurare un dialogo costante, evitando che l’idea finisca per separarsi dalla realtà. È pericoloso vivere nel regno della sola parola, dell’immagine, del sofisma. Da qui si desume che occorre postulare un terzo principio: la realtà è superiore all’idea. Questo implica di evitare diverse forme di occultamento della realtà: i purismi angelicati, i totalitarismi del relativo, i nominalismi dichiarazionisti, i progetti più formali che reali, i fondamentalismi antistorici, gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza saggezza. (EG 231)

Partendo da questo testo mi chiedo, di fronte a questa realtà, cosa ci stanno dicendo questi medici obiettori? Perché sono così tanti? Cosa li spinge a questa scelta che io penso essere scomoda?

Proprio in questi giorni abbiamo avuto uno specchio della sanità pubblica che non è proprio esaltante. Sappiamo che, per quanto numerosi, questi assenteisti non rappresentano i moltissimi che si impegnano quotidianamente per il bene e la salute della gente, facendo bene il loro mestiere, anche oltre il dovuto. Con tutto ciò faccio fatica ad identificarli nel ruolo dei paladini del bene assoluto…

Inoltre – penso si possa concordare – non viviamo in un tempo in cui le persone amano esporsi personalmente su una scelta; eppure in Italia, con ampie differenze di presenza sul territorio, abbiamo 8 ginecologi su 10 che si dichiarano obiettori.
Credo che sia difficile pensare che tutti questi medici siano ferventi cattolici (anche se mi piacerebbe molto crederlo): le statistiche ci smentirebbero immediatamente; tanto meno dei “preti” come sosteneva l’articolo citato…

Abbiamo dunque una realtà che ci interpella prima di ogni idea: Cosa hanno da dirci questi tanti medici e perché fanno questa scelta? Perché loro, che sono a contatto con la realtà dei fatti, si espongono pubblicamente per dire questo no di fronte a quello che per il cittadino è un diritto di legge? Cosa hanno da dirci su questa legge e sulla situazione delle donne e delle coppie che incontrano? Come potrebbero aiutarci a comprendere meglio i termini di questa questione oltre l’affermazione del diritto individuale all’obiezione di coscienza?

Io non ho delle risposte a queste domande, ma mi piacerebbe che qualcuno (non ideologico) ce le portasse.

Non mi interessa l’ennesima battaglia ideologica sui diritti civili. Non credo che serva neanche l’ennesima “crociata” da parte di un certo mondo cattolico che non vede l’ora di essere invitato ad una rissa… vorrei solamente capire perché ci troviamo in questa situazione paradossale.

La realtà è più importante dell’idea e forse, per una volta, partendo da qui, possiamo fare un passo avanti nella comprensione della situazione sulla quale lo Stato ha diritto di legiferare, cercando però il bene maggiore per tutte le persone coinvolte.

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