Archivi Mensili: luglio 2019

Apocalisse: invito e promessa

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Abbiamo concluso ieri sera il ciclo dedicato alla lettura del libro dell’Apocalisse, percorso di sette incontri animato dagli adulti dell’AC presso la Pieve di Santarcangelo.
Alcune note di cronaca: la partecipazione è stata ampia e fedele; mediamente 40-45 persone, con punte di più di 80, conferma che, anche durante l’estate, ci possiamo permettere di proporre itinerari di formazione; la maggior parte dei partecipanti era della parrocchia; qualcuno da fuori che si è aggregato volentieri.

Il metodo è stato semplice, ma efficace, in grado di coinvolgere le persone senza farle rimanere degli spettatori muti: la lettura continua del testo con alcune semplici spiegazioni che potessero aiutare a comprendere il significato del testo proposto; un breve tempo di lavoro personale e una risonanza comune; infine una proposta di attualizzazione per leggere la storia del nostro tempo alla luce del testo biblico.

L’obiettivo dichiarato, anche quest’anno, era quello di far (ri)prendere in mano la Sacra Scrittura alla comunità cristiana – soprattutto agli adulti – per leggerla insieme e conoscerla meglio, senza troppi timori e paure. 

Cosa ho compreso e vissuto io in questo percorso?
Per prima cosa mi sembra giusto sottolineare che proporre e guidare un itinerario biblico mi ha costretto a studiare e a trovare il tempo per approfondire testi che conosco, ma su cui non mi posso considerare esperto. E’ una bella opportunità che mi sono regalato.

Dopo questo anno molto intenso e molto dedicato a riflettere sull’attualità, mi sembrava opportuno ricuperare un orizzonte ampio di lettura della storia, per superare la tentazione di appiattirsi sul quotidiano e le sue problematicità.
Il libro dell’Apocalisse con il suo sguardo radicato nella Pasqua di Gesù e nella vittoria dell’Agnello immolato, mi ha aiutato a ricuperare la giusta prospettiva, a ricentrarmi sull’essenziale e a ritrovare il giusto passo per essere fedele alla quotidianità abitata da Dio.

L’Apocalisse, con il suo linguaggio netto e tagliente, ci rinnova l’invito a prendere sul serio l’esigenza della fedeltà alla testimonianza di Gesù; ci ricorda che non è difficile lasciarsi sedurre dalle logiche mondane del potere nutrite dalla violenza e dalla menzogna, e che quelle logiche non sono innocue, ma che provocano dolore e morte nel mondo. Rimanere fedeli a Gesù e al suo Vangelo richiede il dono della perseveranza, perché tale adesione può essere osteggiata duramente da coloro che si oppongono all’avvento del Regno di Dio. Il male che agisce nel mondo è già stato sconfitto, ma ancora può trarre in inganno e sedurre con la sua forza di persuasione legata allo spirito del mondo.

Rileggere tutta la storia e quanto accade ogni giorno alla luce della Pasqua di Gesù e della vittoria del Cristo sul male e sulla morte, ci consente di tenere fermo un punto di riferimento e di poter giudicare quanto accade in base alla corrispondenza o meno con questa azione divina che opera nella storia, sebbene in modo meno plateale e stupefacente. Avere un punto di riferimento, pur non garantendoci nulla riguardo alla riuscita e al successo dei nostri “progetti” (anche quando pensiamo che siano quelli che Dio vuole da noi), ci consente di non essere in balia delle circostanze e di poter procedere, seppur con fatica, verso la giusta direzione, là dove – alla fine – potremo incontrare il Signore vittorioso.

L’ultima parola della Bibbia: è come se l’Apocalisse avesse la consapevolezza di essere l’ultimo dei testi rivelati. Sappiamo dall’insegnamento della Chiesa, in particolare dalla Dei Verbum, che l’obiettivo della Rivelazione, per Dio, è rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (Cfr. DV 2); in questo senso il libro biblico che porta il nome stesso di Rivelazione (Apocalisse), essendo l’ultimo, non può che dire una parola ultima e importante su quanto Dio desidera comunicarci e rivelarci.

L’ultima parola della Bibbia, quella che tutto riassume, io la trovo scritta proprio nel cap. 21 di Apocalisse:

Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte 
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». E soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e vere». E mi disse: «Ecco, sono compiute!
Io sono l’Alfa e l’Omèga, il Principio e la Fine.
A colui che ha sete io darò gratuitamente da bere alla fonte dell’acqua della vita.
Chi sarà vincitore erediterà questi beni; io sarò suo Dio ed egli sarà mio figlio.

Ap 21,3-7

E’ una parola preziosa da custodire come un punto di riferimento, una bussola che guida il cammino nella storia.

Rimane un invito da accogliere e di cui farsi portavoce:

Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta, ripeta: «Vieni!». Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda gratuitamente l’acqua della vita… Colui che attesta queste cose dice: «Sì, vengo presto!». Amen. Vieni, Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù sia con tutti.

Ap. 22, 17.20-21

Contenuti e contenitori

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Pensieri sparsi del tempo estivo che condivido con i miei parrocchiani e, in particolare, con i cosiddetti “operatori pastorali” …

E’ un mesetto che ci sto pensando (dal Corpus Domini) e sto facendo un po’ di autocritica: mi accorgo che dedico poca attenzione ai contenitori, concentrandomi prevalentemente sui contenuti. Non ho sempre fatto così. E’ un elemento che ricavo dalla verifica personale e pastorale di questo anno. Non va bene! C’è uno squilibrio!
Certamente il contenuto è importante, senza di esso il contenitore risulta una scatola vuota; ma il contenitore dà forma al contenuto, lo valorizza, gli impedisce di disperdersi e gli consente, molte volte, di essere condiviso; senza un contenitore adeguato qualsiasi contenuto è destinato a perdersi.

Entrambi gli elementi devono avere un’adeguata attenzione, altrimenti:
– il rischio di dedicare eccessiva attenzione al contenitore ci potrebbe far deviare nel formalismo e nell’estetismo;
– il rischio di dedicare attenzione solo al contenuto ci potrebbe far deviare nell’idealismo astratto. Solo in un equilibrio accurato i due elementi si valorizzano a vicenda.

Anche Dio ha avuto l’esigenza di farsi carne per comunicarsi.
La Parola preesistente al mondo, la Parola per mezzo della quale il mondo è stato creato, per comunicarsi ha avuto bisogno di “contenitori”: la storia del popolo d’Israele, la sacra Scrittura, la carne di Gesù, la “carne” della Chiesa. Nulla di improvvisato. Tutto ben preparato Senza questi “contenitori” Dio sarebbe rimasto sconosciuto e il suo disegno di salvezza anche.

Se Dio ha scelto dei “contenitori” per comunicare sé stesso e il suo desiderio di salvezza per l’uomo e per il mondo, anche noi non possiamo farne a meno, soprattutto in una cultura in cui il messaggio, spesso, coincide con il medium.

Data questa consapevolezza teorica, occorre tradurre in pratica questa idea.
– Occorre che dedichiamo del tempo a dare forma alle tante belle idee che condividiamo; occorre dedicare tempo alla realizzazione, senza pensare che questa accada da sola e sia la conseguenza naturale della bella idea che abbiamo partorito; questo vale per qualsiasi iniziativa che mettiamo in programma: una conferenza, un percorso di catechesi, la festa parrocchiale, il giornalino, il campeggio … senza una forma adeguata il contenuto non si comunica e si disperde.
– Il contenitore di un’idea è dato dalla possibilità di rispondere concretamente ad alcune semplici domande: quando? dove? come? chi? per chi? (il perché non è scontato, ma viene prima). Finché non abbiamo risposto concretamente a queste domande qualsiasi proposta è a rischio di fallimento.
– Alcuni tra noi, per formazione e per sensibilità, sono più capaci di concretizzare; altri sono più bravi ad elaborare. Il volto di una comunità si rivela anche in questa sinergia dove ognuno fa la sua parte perché ciò che è stato elaborato venga realizzato.
– Abbiamo il problema del tempo. Ogni realizzazione richiede del tempo. Valutiamo il tempo che possiamo dedicare (partiamo da noi, non solo dall’idea) e proviamo a verificare se abbiamo le forze per realizzare quello che abbiamo pensato o se dobbiamo adeguarlo alla nostra reale capacità.
Vale sempre il principio evangelico: Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: «Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro». (Lc 14,28-30)
– Ogni realizzazione deve essere sottoposta ad una verifica che riguarda sia il contenuto che il contenitore; occorre valutare l’equilibrio che abbiamo saputo mettere in atto e se abbiamo comunicato adeguatamente il contenuto che avevamo in mente; se non è avvenuto, perché non è avvenuto.

Queste riflessioni di carattere metodologico, oltre che un esercizio di autocritica, vogliono essere un contributo per richiamarci tutti a fare le cose bene, anche quelle che facciamo da tempo, quelle che si ripetono annualmente, … occorre dare loro una forma adeguata alle nostre possibilità e alle esigenze de contenuto. In questo tempo estivo, tempo di progettazioni e di programmazioni, non accontentiamoci di elaborare delle belle idee, ma proviamo a dar loro una forma concreta e realizzabile.
Aiutatemi. Aiutiamoci.

SantaXColombia

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