Archivi Mensili: maggio 2018

Fede? No grazie!

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Riflessioni a margine delle verifiche dei gruppi giovani di questi giorni

Nella nostra parrocchia abbiamo ancora dei giovani e dei gruppi giovani: Azione Cattolica, Scout, Oratorio ANSPI,  gruppi non associati … realtà rimpicciolite rispetto al passato, a volte un po’ confuse, ma presenti… 
I giovani di questi gruppi (di tutti i gruppi) hanno una partecipazione discontinua: entusiasmo a mille per una iniziativa, poi la latitanza per settimane. Le cose più ordinarie devono essere negoziate: “voi non avete il diritto… voi non ci potete obbligare …”. Una iniziativa importante preparata con impegno per mesi viene disertata perché c’è il compleanno di un amico o di un’amica, evento irrinunciabile, scherzi?!

La domanda interessante che noi educatori ci poniamo in modo ricorrente è: “ma perché vengono?” A noi, secondo i nostri criteri, non sembra che a loro stia molto a cuore e che interessi quello che proponiamo… eppure vengono! Cosa cercano in realtà?
Cosa siamo in grado di proporre loro quando sembra che quasi tutto quello che li circonda non li interessi? E’ una domanda che merita un approfondimento che non propongo in questa riflessione.

La cosa che invece mi colpisce ancora di più è che alcuni dei ragazzi e delle ragazze che frequentano il gruppo, che si impegnano nel servizio educativo come animatori si definiscono atei e totalmente indisponibili a considerare come interessante il percorso fede: ci hanno messo già una bella pietra sopra! Altri, pur non arrivando ad una presa di posizione così definita, di fatto, non si interrogano sulla loro fede, non partecipano alla liturgia domenicale, non pregano e tutte queste questioni le considerano poco interessanti …Però continuano a venire al gruppo (almeno saltuariamente) e a fare gli animatori nelle iniziative parrocchiali con i più piccoli. Perché?

Questa domanda e questa provocazione – in verità – non riguardano i giovani, che hanno trovato un loro equilibrio pur se incoerente, ma ricadono su di me educatore e su di “me parrocchia o associazione” e sulla proposta che “io” faccio: come può essere che di fronte alla mia proposta educativa una giovane o un giovane che si dichiarano atei e/o disinteressati alla fede si trovino perfettamente a loro agio? Non starò sbagliando qualcosa? Che peso ha la proposta di fede nel mio itinerario educativo?

In effetti, dobbiamo ammettere, che spesso la dimensione della fede è molto marginale nei cammini dei gruppi giovanili delle nostre comunità. Il confronto con la fede è spesso rimandato e molto sfumato (quasi irriconoscibile); ci limitiamo alla proposta di grandi valori senza però radicarli nella dimensione della fede.
Educhiamo al valore dell’amicizia, della solidarietà, del rispetto, della tolleranza, del servizio, della democrazia, della nonviolenza, della pace, … ma considerando questi valori come assoluti e non come il risultato di un processo di conversione della persona che, confrontandosi con il Vangelo, scopre in esso una proposta capace di orientare la sua vita al bene, secondo la volontà di Dio Padre, seguendo Gesù, il Cristo, il crocifisso – risorto, sostenuta dallo Spirito Santo ed in un legame inscindibile con la Chiesa, “esercito di perdonati”, comunità di uomini e donne credenti.

Forse in un tempo passato era possibile arrivare alla proposta della fede attraverso la proposta di valori che riscontravano stima ed erano riconosciuti come costitutivi anche nel mondo laico; ma in una cultura secolarizzata come la nostra, dove dominano il relativismo e l’individualismo, dove ogni valore ha perso il suo statuto oggettivo e sistemico ed è riconosciuto solo se corrisponde al sentire della persona in una specifica fase della sua vita, … siamo proprio sicuri che sia opportuno proseguire per questa via?
Non sarà piuttosto il tempo in cui la comunità cristiana, pur essendo aperta a tutti e disponibile a camminare con tutti senza esclusivismi e settarismi, condividendo il bene e i valori in qualunque forma (anche parziale) si manifestino, cominci a fare una proposta più esplicita della fede come l’elemento fondamentale del nostro cammino educativo? Non sarà il caso che in modo più chiaro, sia con i ragazzi che con i genitori, la proposta di determinati valori sia esplicitamente fondata nell’esperienza evangelica facendo emergere con chiarezza quali siano le peculiarità di un percorso che ha Gesù come punto di riferimento? E conseguentemente, non sarà il caso che come educatori ci facciamo tutti un esame di coscienza e capiamo se e quanto siamo disponibili e pronti ad accompagnare i nostri giovani in questo percorso educativo che pone la dimensione della fede a fondamento di tutta la proposta?

Rimane vero quanto afferma il documento in preparazione al Sinodo: “Rispetto al passato, dobbiamo abituarci a percorsi di avvicinamento alla fede sempre meno standardizzati e più attenti alle caratteristiche personali di ciascuno…
Senza dubbio emerge l’esigenza di personalizzare la proposta e di un accompagnamento individuale per far propri i contenuti della fede e l’esperienza della vita cristiana in tutte le sue dimensioni, ma dentro una realtà in cui la proposta di fede è chiara e definita e soprattutto testimoniata dagli educatori.
Senza questa proposta esplicita della fede noi rischiamo di tradire il nostro mandato di educatori ecclesiali e di tradire anche i giovani che partecipano ai nostri gruppi. Per evitare di metterli in tensione, noi li esoneriamo dalla necessità di compiere una scelta, anche la scelta di poter affermare con serenità che la comunità cristiana non è il luogo in cui si sentono a loro agio a continuare il loro cammino; ma che questo avvenga non a causa della noia, ma perché in quella comunità è ben chiaro quali siano i punti di riferimento nelle scelte e nelle proposte che vengono rivolte a tutti e che sono aperte a tutti.

Mi sovviene quel testo dell’Apocalisse che ci riporta l’ultima delle lettere dello Spirito alle sette chiese dell’Asia minore:

14 All’angelo della Chiesa che è a Laodicèa scrivi: «Così parla l’Amen, il Testimone degno di fede e veritiero, il Principio della creazione di Dio. 15 Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! 16 Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. (…) 19 Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo. Sii dunque zelante e convèrtiti. 20 Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me…» (Ap 3)

Non sono mai stato e non voglio essere un fondamentalista, ne’ un settario.
Non voglio assolutamente che quel/la giovane che fieramente si dichiara ateo/a si senta per forza a disagio partecipando al gruppo parrocchiale, ma solo che quello/a stesso/a giovane che si trova bene con noi, possa decidere di rimanere (non si senta costretto ad andarsene) avendo la consapevolezza che quel gruppo è una piccola comunità cristiana che sta camminando secondo il Vangelo perché lo ha scoperto come una proposta capace di cambiare la vita e di renderla pienamente umana.
Se questo gli/le sembra interessante, se trova interessanti e “simpatiche” queste persone che vivono il Vangelo e sceglie di condividere alcuni tratti del cammino con loro, … sarà sempre il/la benvenuto/a.
Potrebbe dire: “Fede? No grazie!… ma conosco qualcuno, che stimo, a cui interessa molto!”

Forse ti può essere utile leggere anche: La necessaria fatica di scegliere e Abitare la tensione. Accogliere la complessità. … vedi tu.

Lectio biblica estiva sui Salmi

Lectio sui salmi - pannello

PARROCCHIA SAN MICHELE ARCANGELO

LECTIO BIBLICA ALLA PIEVE 

Il libro dei Salmipreghiera di Israele, preghiera di Cristo e della Chiesa

dal 13 giugno al 25 luglio ogni mercoledì alle ore 21

Calendario:
13 giugno Salmo 1 – Quale sarà la mia via?
20 giugno Salmo 130 – Presso di te è il perdono
27 giugno Salmo 6 – Non ne posso più: aiutami!
4 luglio Salmo 8 – Mio Dio quanto sei grande!
11 luglio Salmo 72 – La crisi della fede
18 luglio Salmo 23 – Tu sei con me
25 luglio Salmo 150 – Lodate Dio

L’incontro prevede la lettura del salmo, una breve spiegazione, un tempo di silenzio per il lavoro personale su una traccia e un tempo finale di preghiera e condivisione. E’ bene portare la propria Bibbia.

 Informazioni presso segreteria parrocchiale 0541-626109 – smcollegiata@gmail.com

Ambiguità

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Il vangelo di questa giornata Mc 10,32-45 ci mostra un paio di situazioni di ambiguità: i discepoli seguono il Signore che, con decisione, li precede nel cammino, ma il loro cuore è pieno di paura, mentre due di loro – Giacomo e Giovanni – sono tutti presi da progetti ambiziosi (sedere alla destra e alla sinistra del Signore nel suo Regno).

Questa ambiguità potrebbe scandalizzarci.
La tentazione sarebbe quella di dire: che rinuncino a seguire Gesù; troppo grande è la distanza che li separa dal Maestro! Se sono così distonici con lui è meglio che vadano per la loro strada!
Questo scandalo, oltre che dalla giusta esigenza di coerenza, è dato anche da un certo idealismo che vorrebbe misurarsi con situazioni nette e pure: se stai con Gesù non ci possono essere ambiguità, o bianco a nero… l’ambiguità deve essere sempre risolta!

Non è di questo parere Gesù che con questi discepoli rilancia continuamente, riportando al motivo principale della sequela: avere il Signore Gesù come punto di riferimento, per lasciarsi plasmare e convertire da lui.
In effetti nel cammino di sequela l’invito alla conversione non appartiene solamente alla fase iniziale, ma è un processo continuo che tiene proprio presenti le continue ambiguità che caratterizzano il nostro cammino.

Il cammino della vita cristiana è un cammino di sequela che rimane aperto alla conversione e che accoglie tutte le nostre ambiguità, le nostre incoerenze, la nostra mediocrità, le nostre paure, … per porle sotto la luce del Vangelo e lasciare che proprio in questa fragilità il Signore ci venga incontro, si fermi con noi per istruirci e plasmarci, come ha fatto con i discepoli.
Accogliere queste fragilità del discepolo non significa giustificare l’incoerenza o la mediocrità, ma prendere atto con realismo della nostra esigenza di continua conversione al Vangelo – la persona viva di Gesù – che rimane sempre la “regola” su cui misurare la nostra vita. E’ proprio su queste ambiguità, a volte portate con sofferenza anche dal discepolo, che il Signore ripete anche a noi, come a Paolo: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». E come Paolo anche noi potremo dire di fronte al Signore: «Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo» (Cfr 2 Cor 12,9).

Qualcuno bussa alla nostra porta

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Federico è un giovane della nostra parrocchia, laureato in scienze diplomatiche internazionali e impegnato con l’Operazione Colomba nei progetti di pace con i profughi siriani in Libano.
Dopo due esperienze Federico è tornato a casa con una proposta che coinvolge le nostra comunità: accogliere a Santarcangelo un giovane-adulto che lui ha conosciuto in Libano e che potrebbe essere pronto per usufruire dei corridoi umanitari organizzati da Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche e la CEI.

Mi sono sentito come se un figlio, tornato da un’esperienza all’estero ci avesse detto: ho conosciuto un amico, lo possiamo invitare a casa nostra? Come puoi dire di no?
Ci saranno dei problemi? In ogni accoglienza ce ne sono, anche in quella più naturale dei figli che nascono senza chiedere il nostro permesso e che vengono al mondo così come sono… I problemi, ci insegnano le famiglie, si affrontano man mano.

Qualcuno bussa alla nostra porta e noi abbiamo deciso di aprire ad una persona che ha un nome e un cognome, ad un amico di un nostro giovane…
Prepariamo il posto e il cuore… e rimbocchiamoci le maniche per lasciarci coinvolgere e provocare.

Rimini for Syria

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Sono appena tornato dalla prima serata organizzata dal comitato Rimini for Syria. Prima di andare a riposare ho bisogno di depositare i pensieri e le emozioni di questa serata, emozioni forti e pensieri turbolenti.
Non mi ritengo una persona superficiale; sono mediamente informato: sulla Siria e sulla guerra ho letto molte cose; ho ascoltato le testimonianze dei giovani che ci riportavano i racconti delle esperienze vissute nei campi profughi del Libano … eppure questa sera è stato diverso.

La serata prevedeva un aperitivo (occasione bella per incontrare vecchi amici) semplice e ambientato, ma soprattutto la visione del film belga “InSyriated” che ci ha lasciato veramente sconvolti.
Con un linguaggio cinematografico rispettoso e mai sopra le righe, ci ha fatto calare in una giornata vissuta da una famiglia siriana reclusa nel proprio appartamento mentre al di fuori succede di tutto e la violenza e la morte, con la loro logica assurda e ripugnante, sembrano voler inghiottire quel piccolo spazio di vita che la madre si ostina nel difendere nell’ordine, nella pulizia e nella normalità.
L’angoscia per questa violenza diffusa, per la completa mancanza di riferimenti, per il senso di totale impotenza di fronte agli avvenimenti che travolgono la vita di persone normali, … ci si sente smarriti e lo stomaco si stringe.

I sentimenti sono immediati e irriflessi, travolgenti, ma possono essere consumati velocemente, sostituiti da altri sentimenti o preoccupazioni.
Allora sono importanti i pensieri, quelli che derivano da una riflessione che mette in fila le cose e porta a guardare la realtà con capacità critica e con responsabilità.

– Pensiero n. 1: Nonostante la mia attenzione e informazione, la mia preoccupazione e la mia preghiera, ho tenuto lontana da me questa guerra e non vi sono entrato in contatto; forse mi andava bene così, ma questa scelta è ingiusta e borghese.

– Pensiero n. 2: La situazione che ci è stata posta dinanzi è tanto grande che chiunque si sente impotente, ma mentre tornavo a casa mi tornava in mente la frase finale del film “Shindler list” attribuita al Talmud: “Chi salva una vita, salva il mondo intero”. A me non è chiesto di salvare il mondo o di risolvere tutti i problemi, ma solo di coinvolgermi e salvare una vita.

– Pensiero n. 3: questa sera ho incontrato alcuni giovani che si sono messi in gioco e sono partiti per toccare con mano quell’esperienza di sofferenza, testimoni di nonviolenza e di condivisione. Loro non sono rimasti a guardare. Non hanno atteso che altri facessero un passo. Io cosa posso fare concretamente per non rimanere a guardare e non delegare il tutto a qualcun altro?

Il percorso continua con altri due appuntamenti (vedi locandina sotto).
Saranno ulteriori passaggi per continuare questa riflessione. Spero che il Signore continui a non lasciarmi in pace per sentire la provocazione di questa situazione.
Intanto grazie a tutti coloro che ci hanno aiutato a non rimanere indifferenti.

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La rosa è senza perché: fiorisce perché fiorisce, a se stessa non bada, non chiede d’esser veduta. (A. Silesio)

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Da Homs a Santarcangelo, progetto di accoglienza attraverso i Corridoi Umanitari

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