Archivi Mensili: settembre 2019

Scuola

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L’estate è finita!
Non lo dice il calendario astronomico, ma lo dice il calendario scolastico!
Questa mattina, finalmente, la piazza della nostra città si è rianimata dei volti gioiosi dei bambini e delle bambine che attendevano di entrare a scuola per iniziare il nuovo anno.
Contenti loro di ritrovarsi, contenti i genitori che vedono crescere i loro figli e le loro figlie, contenti tutti di ritornare a quel ritmo più “normale” oltre che intenso, che l’impegno scolastico consente alle nostre famiglie.

Un pensiero particolare a tutti gli insegnanti e le insegnanti, nelle cui mani oggi rimettiamo buona parte della formazione dei nostri piccoli, dei nostri ragazzi e dei nostri giovani. Prima di tutto un ringraziamento per tutto l’impegno, la passione e la cura che avete nello svolgere il vostro lavoro. Poi una esplicita dichiarazione di sostegno perché sempre più spesso venite sminuiti e ignorati nel vostro importante ruolo sociale, quando non addirittura aggrediti. Infine un auspicio: che possiate dedicare la maggior parte delle vostre preziose energie a stare accanto ai bambini, ai ragazzi e ai giovani dei quali siete maestri e insegnanti, più che alle scartoffie che la bulimia burocratica vi chiede di compilare.

Un pensiero grato oggi lo rivolgo a tutti i miei insegnanti per quello che mi hanno dato, perché mi hanno insegnato a studiare, a cercare il significato delle cose, a stare nella realtà con intelligenza. Penso che tutti abbiano fatto del loro meglio per contribuire alla mia formazione: grazie a tutti voi – nessuno escluso – sono diventato un adulto consapevole e riconoscente di ciò che mi è dato di vivere in questo tempo della storia, e responsabile per ciò che mi è chiesto di dare per lasciare il mondo un po’ migliore di come l’ho trovato.

Buon anno scolastico a tutti. Si riparte!

Non basta l’organizzazione!

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Anche questa domenica il Vangelo ci ha lasciato una provocazione molto forte. In quello scambio di sguardi tra Gesù e la gente presente nella casa del capo dei farisei, che aveva invitato Gesù, il Messia concede di vedere quale sia il cuore di Dio e come organizzerebbe lui un pranzo.

«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». (Lc 14)

Ieri, durante la messa, mi veniva un po’ da sorridere pensando che abbiamo risolto parecchi problemi grazie all’organizzazione.
Come per la prima parabola, abbiamo risolto il problema dell’accaparramento dei posti alla festa di nozze con la rigida e attenta composizione dei tavoli (questione che affatica non poco gli sposi), così abbiamo risolto il secondo invito di Gesù con l’organizzazione delle mense dei poveri (frati, caritas, …): l’organizzazione ci difende dal vivere il Vangelo!?

Mi ricordo bene, perché ero presente, quando don Oreste Benzi, in una riunione dei preti di Rimini, ci disse che la mensa della Caritas era la nostra vergogna, perché quei poveri che trovavano lì una risposta alle loro esigenze avrebbero avuto il diritto – secondo il Vangelo – di bussare alle nostre porte e di sedere a tavola nelle nostre case. 

Ma perché Gesù ci chiede una cosa così difficile? Non va bene la mensa? Non basta dare le offerte alla Caritas per vivere il Vangelo? Gesù ci direbbe di no!
Perché quanto ci propone non è la risposta ad un problema che dobbiamo risolvere, ma l’invito a mettere in atto un’accoglienza che diviene, qui sulla terra, segno del modo di agire di Dio. Dio non risolve dei problemi, ma in ogni circostanza, prima di tutto ci dice che ci vuole bene, che siamo amati: ci accoglie come suoi figli.
La Chiesa, comunità dei discepoli di Gesù, è chiamata ad essere sulla terra sacramento di Gesù Cristo, suo corpo. Per questo dovrebbe agire in tutto e per tutto come agisce lui, per testimoniare nella realtà quotidiana che il regno di Dio è presente qui in mezzo a noi.

Una mensa la può organizzare qualsiasi associazione di volontariato.
Accogliere qualcuno alla propria tavola lo può fare soprattutto chi ha compreso di essere un figlio amato da Dio e di essere chiamato a portare nel mondo “il modo d’agire di Dio“, perché ogni uomo, soprattutto chi è più ferito dalla vita, possa sentirsi altrettanto amato.

L’organizzazione gestisce o risolve dei problemi, ma non basta per vivere il Vangelo.

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