Archivi Mensili: ottobre 2018

Senza barriere: un desiderio e un cammino

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Mercoledì 17 ottobre 2018 abbiamo iniziato il nostro anno pastorale dedicato all’accoglienza della disabilità.
Come lo scorso anno ci siamo dedicati in particolare al tema della immigrazione e dei rifugiati, sostenuti dalla riflessione iniziata l’anno precedente e stimolata dai messaggi di Papa Francesco per la Giornata della Pace 2018 e la giornata del migrante e del rifugiato, così quest’anno, aiutati dal lavoro di quasi due anni della “commissione disabilità” del CPP, abbiamo deciso di camminare insieme su questo tema.

La nostra parrocchia è una parrocchia grande e articolata dove non è semplice camminare insieme. Sentiamo dunque l’esigenza di darci alcune attenzioni comuni che ognuno declina nel suo contesto specifico.

La nostra parrocchia non parte da zero, ma da una storia di accoglienza e di integrazione che, però, chiede di essere rinnovata e ripensata alla luce di quanto ci viene portato dalla storia delle persone e delle famiglie che incontriamo.

1- Una partenza comune: i fondamenti spirituali
Per partire insieme abbiamo pensato di ricuperare i fondamenti spirituali di una comunità chiamata ad accogliere la disabilità. Abbiamo invitato don Simone Franchin, parroco di Sant’Aquilina a Rimini e responsabile del settore catechesi e disabilità dell’Ufficio Catechistico della Diocesi.
Partire dai fondamenti spirituali ci consente di non disperderci nel pensiero che siano sufficienti pochi accorgimenti, ma che piuttosto, dietro a questa intuizione, ci sia per tutti noi un invito alla conversione: così accade ogni volta che ci poniamo di fronte all’esigenza evangelica di accogliere.
Di quanto proposto da don Simone, riporto solamente tre pensieri importanti che potranno essere sviluppati personalmente e nei vari gruppi (in fondo all’articolo la possibilità di ascoltare l’audio della serata).

a. L’incontro con la disabilità mi richiama a riconoscere che anche io sono un essere portatore di limiti, limiti che devono essere riconosciuti, accolti e integrati. La parrocchia è il luogo in cui impariamo ad abitare il nostro limite personale e comunitario.

b. L’accoglienza  parte da uno sguardo capace di vedere la bellezza dell’altro e di rifletterla su colui o colei che è destinatario del nostro sguardo. E’ lo sguardo dell’altro che mi rigenera nella convinzione di essere amato e di essere prezioso. La parrocchia è scuola di contemplazione del bello e dell’amabile che Dio vede in ogni persona.

c. Accogliere non significa prima di tutto fare qualcosa per l’altro, ma significa generare in una relazione che consente all’altro di lasciar maturare il dono che è. Accogliere significa accompagnare ogni persona a riconoscersi come figlio di Dio e protagonista di una storia di salvezza. La parrocchia è il luogo in cui queste storie di salvezza vengono celebrate e in cui ognuno scopre di poter celebrare con altri la sua storia del bene di cui è portatore a vantaggio di tutti.

Sono pensieri densi che devono essere sviluppati facendoli scendere con calma nel nostro cuore e nel nostro spirito.

2- Testimonianze e provocazioni nell’accoglienza della disabilità
Poiché non partiamo da zero in questa storia di accoglienza, abbiamo ascoltato tre interventi che ci hanno aiutato a comprendere come il Signore ci sta provocando.
Abbiamo ascoltato Filippo, Alice e Sara che ci hanno riportato quanto vissuto durante l’estate nella proposta di “Animainazione“, un gruppo di adolescenti che integra ragazzi e ragazze coetanei con disabilità allo scopo di animare qualche mattina del centro estivo dei più piccoli. E’ stato bello ascoltare il cambiamento di sguardo di Alice e Sara che si sono lasciate coinvolgere in questa avventura non senza preoccupazioni, ma che hanno riconosciuto la ricchezza di questa condivisione.

Abbiamo ascoltato Thomas e Raffaella, genitori di un ragazzo con disabilità motoria, che hanno condiviso l’avventura dell’essere genitori ed di fare i conti quotidianamente con gli ostacoli all’inclusione dei bambini e ragazzi con disabilità, una difficoltà che chiede di lottare e di far valere dei diritti spesso riconosciuti solo formalmente.

Infine abbiamo ascoltato Pamela Fussi, assessore del Comune di Santarcangelo, che ha presentato il progetto partecipato proposto durante i primi mesi di quest’anno per l’abbattimento delle barriere architettoniche; tale progetto – chiamato Citalbility, una città per tutte le abilità. che ha visto il coinvolgimento di tanti anche della nostra parrocchia, ha definito l’obiettivo di intervenire sulla dimensione dell’accoglienza, prima vera barriera da abbattere, e di innescare un processo virtuoso che si riproponga continuamente di abbattere le barriere che vengono riconosciute.

3- La traccia di un cammino
Dalla serata del 17 ottobre parte un cammino che ci coinvolge tutti e che chiede a tutti di valutare su come vivere l’accoglienza nei confronti della disabilità. Ci sono alcuni momenti privilegiati su cui siamo chiamati a convergere in modo particolare:

Il tempo dell’Avvento, tempo per preparare la strada al Signore che viene, abbattendo colli, raddrizzando strade e colmando le valli.
— La veglia di Natale, come momento per lanciare un messaggio di accoglienza
Lunedì 4 febbraio – Spettacolo teatrale al Supercinema “Mio fratello rincorre i dinosauri” con Christian Di Domenico. Evento culturale offerto alla città e al territorio.
Il tempo di quaresima, tempo di conversione da ogni durezza di cuore
– La via crucis del venerdì santo, come momento dedicato alla condivisione di alcune croci trasformate in esperienza di amore.

Altre iniziative dei gruppi potranno essere condivise e aggiunte a questa traccia comune. L’importante è cominciare a camminare insieme.

qui – per chi desidera – l’audio integrale della serata

Purché sia fango – di Giovanni Tonelli

Sono giorni che medito su un pezzo che avrei voluto scrivere su questo Blog riguardo a alla vicenda che ha infiammato i quotidiani locali e nazionali la scorsa settimana.
Oggi ho letto su “Il Ponte” questo bel testo di don Giovanni Tonelli e lo condivido perché racchiude molte delle cose che anche io avrei voluto scrivere.
Poiché lui lo ha già fatto bene, rilancio il suo editoriale e lo ringrazio pubblicamente.

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EDITORIALE de “IL PONTE” DEL 7 OTTOBRE 2018

Purché sia fango di Giovanni Tonelli
Non conoscevo personalmente Maurizio Zanfanti, ai più noto col nome di battaglia di “Zanza”. Di certo conosco don Raffaele e come me lo conoscono migliaia di riminesi, che potrebbero giurare che, se certo ha sbagliato nel valutare il clamore mediatico che proprio voleva evitare, mai si sarebbe sognato, per il suo carattere, per le sue scelte, anche per il modo di essere prete, di rifiutare il funerale a Maurizio per la sua “condotta morale”, come arbitrariamente certi media hanno fatto dire a lui e, di rimbalzo, a tutta la Chiesa, annunciando con titoli, poi ripresi con la solita faciloneria da tutti i media italiani, che “la Chiesa riminese rifiutava il funerale a Zanza”. Ogni prete sa, quando accompagna qualcuno nel suo ultimo viaggio, che Dio è più grande di noi, dei nostri ragionamenti, delle nostre valutazioni, Lui è la Misericordia.

Tante volte don Raffaele ha raccontato ai suoi ragazzi del padre misericordioso che accoglie il figlio che ha sciupato tutto della sua vita, lo abbraccia e fa festa con lui.

Poi in questi giorni molti hanno testimoniato, al di là del “personaggio” quanto Maurizio fosse dolce e generoso con le persone. Don Raffaele avrebbe saputo benissimo raccogliere quel bene, non per una esaltazione fuori luogo, ma per affermare come verrà fatto per ciascuno di noi quel giorno, che per tanti errori abbiamo commesso, tanti “bicchieri d’acqua” abbiamo distribuito, senza attenderci l’applauso di nessuno.
E il Signore forse guarda più a quelli che a tanto altro.

Se don Raffaele ha sbagliato nelle sue valutazioni certamente non merita quella montagna di fango e rifiuti che gli è stata riversata addosso. Certi media, forti del desiderio di infangare la Chiesa, dimenticano spesso che anche i preti sono persone e che non è giusto, come ha anche scritto Sofia, la nipote di Maurizio, su FB: “Ho capito che ce l’avete con lui… ce l’avevo anch’io poi si è spiegato e ho capito… lasciatelo stare che lui comunque è sempre una persona”.

Il giorno in cui è stato sepolto Maurizio è morta all’ospedale Rosanna Semprini Cesari, moglie di Walter Bollini, fra i fondatori del Centro Zavatta a Rimini. Era stata travolta qualche giorno prima da un’auto mentre attraversava la strada. Rosanna, 86 anni, per tanto tempo è stata accanto al marito, animatrice di tante iniziative sociali e fino all’ultimo impegnata nel volontariato attraverso i corsi di alfabetizzazione degli stranieri. Dopo il messaggio del Sindaco di Rimini per la morte di Maurizio, sarebbe stato lecito attendersi qualche riga (anche su FB) pure su di lei. Ma forse lei non era un “pezzo di Rimini”.

rigantur mentes

La rosa è senza perché: fiorisce perché fiorisce, a se stessa non bada, non chiede d’esser veduta. (A. Silesio)

Mio fratello Aiman

Da Homs a Santarcangelo, progetto di accoglienza attraverso i Corridoi Umanitari

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