Archivi Mensili: dicembre 2016

Buon Natale Santarcangelo

Jpeg

Presepe della Collegiata 2016

Buon Natale Santarcangelo! Buon Natale amici e amiche!
L’anno che stiamo per concludere per molti di noi non è stato semplice.
Ho sentito molte persone dire: speriamo che questo 2016 finisca…
E’ bello che alla fine dell’anno arrivi il Natale, perché,
al di là delle ricorrenze e delle abitudini,
ci porta sempre un messaggio di luce e di speranza: è come una luce che brilla nel buio.
Sento molto vicine a noi le parole del profeta Isaia che leggeremo nella notte di Natale:
1 Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse…
Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace. (Cfr Is 9,1-6)

Il Natale è l’intervento di Dio che viene a rischiarare le nostre tenebre
e viene portando una nuova vita.
Non viene a compiere un restauro, tanto meno un lifting,
ma a realizzare e portare a noi qualcosa di nuovo, qualcosa di inedito.
Quel bambino che nasce è la novità di Dio per noi.

Ma poi Natale passa, potrebbe dire qualcuno…

C’è un altro testo natalizio che mi sembra utile per noi,
per avere come un percorso per l’anno che inizia,
che tutti noi desideriamo come un tempo propizio e positivo.

E’ san Paolo che scrive all’amico e discepolo Tito:
11 È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini 12 e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà,… (Tt 2,11-12)

La grazia di Dio, che ci porta la salvezza, ci insegna anche come vivere in questo mondo…
con sobrietà: puntando all’essenziale e a ciò che conta veramente;
con giustizia: riconoscendo ciò che è bene e perseguendolo, senza avere la pretesa di determinarlo noi;
con pietà: con tutti i suoi sinonimi di misericordia, compassione, capacità di coinvolgersi e di farsi carico, come risposta personale al bene riconosciuto anche oltre il dovuto…

C’è una responsabilità che ci interpella e che possiamo assumerci perché la nostra vita sia corrispondente ai doni di grazia che Dio è pronto a farci.
Dio viene a visitarci perché non ha gettato la spugna con noi e vuole ancora darci speranza.
A noi la possibilità di far fruttificare questo dono per tutti i giorni dell’anno, perché quella luce che sorge nel Natale possa diffondersi in tutti i giorni dell’anno.

Buon Natale Santarcangelo! Buon Natale a tutti gli amici e le amiche che hanno accompagnato il mio cammino …

don Andrea

Benemerenze Santarcangiolesi

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Quadro di Pino Boschetti “Teatro in Piazza”

C’è un detto evangelico attribuito a Gesù ove si afferma che “nessun profeta è ben accetto in patria” (Cfr. Lc 4). Ebbene, questo a Santarcangelo non accade!

Questa mattina ho partecipato in Comune alla cerimonia degli auguri natalizi e alla attribuzione di attestazioni di benemerenza a vari cittadini: volontari, esponenti della cultura, artisti, sportivi, medici, studenti … davvero un bel bouquet di persone.
Alla fine l’assegnazione di due onorificenze (l’Arcangelo d’oro) a due bravissimi pittori: Pino Boschetti (mio vicino di casa) e a Davide Eron Servadei.

Era per me la prima volta ed è stata un’ ulteriore occasione per conoscere la realtà in cui da sei mesi vivo.
Due cose mi hanno colpito in questa mattinata:
– la capacità dei Santarcangiolesi di saper valorizzare tutto il bello della loro città, secondo ogni prospettiva;
– una frase del sindaco (all’interno di un bell’intervento, capace di spaziare dalla prospettiva globale a quella più locale): “qui nessuno viene dimenticato“.
E’ stata una frase ripetuta un paio di volte che mi ha molto colpito e messo in crisi: sono davvero capace di non dimenticare nessuno? sono capace di valorizzare tutto il bene che viene compiuto intorno a me anche semplicemente con un grazie?

Questa mattina un bello spaccato di Santarcangelo di cui ancora conosco troppo poco.

Le azioni nonviolente proposte dal “Discorso della montagna” (Mt 5)

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Nel suo messaggio per la Giornata mondiale per la pace 2017, papa Francesco, invitando ad assumere la nonviolenza attiva come stile di vita evangelico, cita più volte il capitolo 5 del vangelo secondo Matteo. In esso, soprattutto nelle beatitudini e nelle “antitesi”, ci sono alcuni verbi (azioni) che – mi sembra – abbiamo a che fare con la nonviolenza attiva di cui parla papa Francesco.

1. Le beatitudini (Mt 5,1-12)
Sappiamo che le beatitudini non rappresentano un codice etico, ma, piuttosto, disegnano l’identikit di Gesù e, di conseguenza, del discepolo. Il discepolo è sempre colui che segue il maestro; Gesù non invia nessuno là dove lui non è disponibile ad andare, né invita a vivere qualcosa che lui per primo non abbia scelto. Nelle beatitudini ci sono diversi aggettivi e atteggiamenti che rimandano alla pace e alla nonviolenza: beati i miti, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, … Dietro questi atteggiamenti o stili di vita, che il mondo giudica perdenti, c’è una promessa di beatitudine. In essi possiamo riconoscere il volto del Maestro: le beatitudini, infatti, rappresentano come uno specchio in cui si riconosce il volto di Gesù con il quale il discepolo può confrontarsi nella concretezza.

2. Una giustizia superiore
Gesù introduce il discorso delle “antitesi” richiamando all’esigenza di una giustizia superiore, diversa da quella degli scribi o dei farisei. Una giustizia che non mira ad evitare il male, ma che, come si dirà alla fine del capitolo cinque, si confronta con la perfezione del Padre che è nei cieli. Se siamo figli suoi dobbiamo riflettere nella nostra vita questa appartenenza a Dio e cercare il “modo di vivere di Dio”, il pensiero di Dio su ogni situazione.

3. Le azioni delle antitesi
Le antitesi presentano alcune situazioni concrete in cui la persona si trova in conflitto. La legge di Mosè propone alcune vie per risolvere questo conflitto, ma Gesù indica la via della giustizia superiore. Per ogni antitesi c’è una proposta che si concretizza in un’azione e non si limita ad un atteggiamento.

a. La riconciliazione, ovvero andare incontro all’altro.
Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai … Gesù parte con un comandamento che potremmo dire “indiscutibile”. Chi non riconosce il valore della legge che previene l’omicidio? Cosa c’è da dire a proposito? Gesù sposta l’attenzione sulla relazione conflittuale che si esprime a parole: stupido, pazzo … sono linguaggi violenti che uccidono l’altro o per lo meno annientano la relazione (pensiamo agli epiteti e alle ingiurie che circolano sui social). Qual è l’azione di contrasto che Gesù propone? Riconciliati con il tuo fratello anche quando è lui che ha fatto qualcosa contro di te. Mettiti d’accordo con lui, trova una mediazione … Il primo gesto potremmo definirlo con “l’andare incontro” a colui con il quale sei in conflitto o più semplicemente con il “fare il primo passo”.
A volte si creano situazioni di stallo. Si desidererebbe fare pace, ma non ci si decide a fare il primo passo … fallo! Dice Gesù.

b. Taglia ciò che ti impedisce; pota.
Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio … La tempo di Gesù l’adulterio era indiscutibile come l’omicidio. Per entrambi i peccati/reati era prevista la pena di morte (Cfr. Gv 8,1-11). Gesù sposta l’attenzione sullo sguardo malizioso, lì dove tutto parte, lì dove si rivelano le intenzioni della persona. L’invito di Gesù è netto: taglia ciò che ti potrebbe impedire di realizzare il tuo desiderio più vero. Non si tratta di una mutilazione punitiva, ma piuttosto di una potatura perché il frutto sia migliore e più abbondante (Cfr Gv 15,2). Sappiamo quanta saggezza c’è in questa indicazione dura di Gesù; con il senno di poi appare evidente che per custodire la pace occorre fare dei tagli che portano delle ferite, ma che sono per un bene più grande: la pace, ogni pace, ha un prezzo da pagare. Nella logica del “discorso della montagna” il discepolo è disponibile a mettersi in gioco e a pagare per primo. Può essere interessante la concretizzazione che fa san Paolo ai Corinzi a proposito della possibilità di cibarsi di carni immolate agli idoli (Cfr. 1Cor 8,13).

c.  Un parlare netto e onesto, conforme alla verità. Non esiste la post-verità
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: «Non giurerai il falso… Essere responsabili di ciò che di afferma; essere responsabili della conformità alla verità in ciò che si dice. Non c’è bisogno di essere sottoposti a giuramento formale. La persona di parola sa bene che non può dire menzogne, neanche se questo è per un suo vantaggio. Oggi si parla di post-verità, di qualcosa che diventa vero perché gridato e diffuso. Non è questo il pensiero del Vangelo. Un parlare netto e senza frode, in cui il sì e il no siano affermazioni chiare. Anche in questo caso possiamo applicare questa responsabilità al mondo dei social network, dove con facilità di ingiuria, si polemizza, di condividono e diffondono notizie senza alcun controllo seminando confusione, rabbia… ognuno di noi è responsabile di quanto condivide, di quello che scrive e di come lo scrive.

d. Porgi l’altra guancia. Stupisci con “un di più di amore” (Benedetto XVI)
Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente… Sappiamo che questa norma era stata scritta per moderare le faide che dilagavano nei tempi antichi. La norma che modera la vendetta oggi ci sembra una barbarie, ma era una regola semplice e ben comprensibile. Gesù non si accontenta di moderare, ma propone un’alternativa alla vendetta: porgere l’altra guancia, esporsi al malvagio, fare volontariamente quello che ci viene imposto con la violenza … per rompere il cerchio della violenza e del male con una scelta di bene che investe la persona con la quale siamo in contrasto. Ovviamente questo è possibile solamente se la persona che ho davanti ha un valore e una dignità riconosciuta, se vale la pena per lei porgere l’altra guancia; in quel caso posso pagare il prezzo del dolore che è richiesto per stupirlo e rompere il cerchio della violenza.

e. Amare i nemici. Guardarli come li vede Dio
Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico … Anche questa sembra una regola semplice e difficilmente discutibile. Gesù invece ribalta l’ordine delle cose e propone di guardare la realtà a partire dal pensiero di Dio. Come si comporta il Padre? Come vede i malvagi e i buoni? Come figli, e fa piovere e splendere il sole su tutti perché – come Padre – li ama. Per questo il discepolo è chiamato a cambiare la prospettiva e, anche questa volta, a partire dai propri occhi; sono gli occhi che mi portano a vedere nell’altro un nemico da cui difendermi o da aggredire. Se il mio sguardo è purificato, se posso vedere oltre l’apparenza, allora posso amare e pregare per colui che mi è contrario.

4. Sale e luce del mondo
Quando il discepolo riesce imitare il Maestro allora diviene ciò che è chiamato ad essere: sale e luce del mondo. Chi vive il Vangelo è chiamato a confrontarsi e a vivere una differenza rispetto alla mentalità comune, quella che lo porta a riconoscere che c’è una possibilità diversa che si può scoprire proprio a partire da un confronto con Gesù.

L’esperienza della fede è chiamata a tradursi in gesti concreti, in azioni. Solo così si “sviluppa quella energia evangelica” che consente di essere significativi per il mondo. Non bastano i proclami e le buone intenzioni. Occorre passare alle azioni.

Avvento/Natale sfida per l’Accoglienza

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In ogni Avvento e Natale si rinnova la sfida per l’accoglienza. Il Signore ogni anno ci provoca e misura la capacità di apertura del nostro cuore, perché l’accoglienza è prima di tutto questione di cuore.

Certo l’accoglienza mette in crisi e in difficoltà. Occorre cambiare le cose, “scomodarsi” un pochino o molto, ma quando si fa con il cuore non c’è fatica che non si è disponibili ad affrontare.

Mi colpisce molto il segno del Presepe. In qualche famiglia, volendo fare un presepe grande e bello, si spostano i mobili, si cambia la disposizione degli ambienti … perché occorre fare spazio al presepe.
Non è la stessa cosa quando dobbiamo accogliere qualcuno o il Signore?

Vi propongo allora tre possibilità di accoglienza in questo Avvento-Natale:
– Accoglienza del Signore e della sua parola ricavando ogni giorno almeno 15 minuti alla lettura e alla riflessione sul Vangelo. In chiesa potete trovare vari sussidi. Per i più tecnologici stiamo curando da due mesi un piccolo spazio di riflessione sul sito parrocchiasantarcangelo.wordpress.com . È chiaro che è necessario organizzarsi, alzarsi un pochino prima, ricavare un momento nel dopo pranzo, spegnere la TV…

– Accoglienza dei tuoi vicini di casa. Stiamo piombando in una società dell’anonimato. Perché non proviamo a sorprendere i nostri vicini di casa invitandoli per un caffè, per una cena, per un momento da condividere? Quanto più bello sarebbe se sono persone con cui ancora non ci siamo incontrati! Come sommamente bello sarebbe se fossero persone con cui da tempo non parliamo perché abbiamo litigato!

– Accoglienza del più povero nei vari modi che la fantasia della carità ci suggerisce: partecipando alla colletta alimentare, autotassandosi per sostenere una famiglia in difficoltà (Caritas parrocchiale 0541/626109), accogliere a pranzo la domenica qualcuno dei ragazzi rifugiati presenti a Santarcangelo, aderire al progetto un rifugiato a casa mia (Caritas diocesana 0541/26040)… le occasioni non mancano.

Il Signore ci aiuti ad aprire il cuore. I problemi si risolvono sempre quando il cuore funziona bene. Buon Avvento e buon Natale!

PER UNA RICONCILIAZIONE ECCLESIALE E CIVILE

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MARTEDì 13 DICEMBRE 2016 ORE 21
TEATRINO DELLA COLLEGIATA

Ci incontriamo dopo le gravi tensioni causate dal dibattito politico nazionale e locale di questi giorni, perché non vogliamo rinunciare alla pace, perché vogliamo affermare che la differenza di opinioni non è un motivo sufficiente per vivere inimicizie e rancori.
Con questo gesto di riconciliazione vogliamo affermare insieme che ci impegniamo personalmente e comunitariamente:

– a riconoscere il conflitto che c’è in noi che crea inimicizia;
– a rimuoverlo scegliendo la via della pace e della riconciliazione;
– a creare le condizioni perché ogni dibattito e ogni confronto ecclesiale, politico e sociale sia vissuto nel pieno rispetto delle persone che pensano diversamente da noi.

Scegliere la via della pace …
– non significa rinunciare a combattere contro l’ingiustizia;
– non significa rinunciare a lottare per i valori in cui crediamo;
– non significa rinunciare a costruire una società più giusta e fraterna dove i problemi vengono chiamati per nome e si cercano insieme, con determinazione, anche pagando di persona, le soluzioni che fanno prevalere il bene comune sugli interessi particolari.

Crediamo, però, che questo impegno debba essere portato avanti con stile evangelico e con metodi non-violenti.

Invitiamo tutti coloro che abitano a Santarcangelo, che vogliono condividere questa riflessione, a partecipare all’incontro che vivremo insieme martedì 13 dicembre 2016 alle ore 21 presso il Teatrino della Collegiata.

Per arrivare all’incontro “disarmati” e disponibili alla conversione, consigliamo di vivere nella giornata un’esperienza di digiuno.

Chi volesse confrontarsi personalmente o avere chiarimenti può contattare don Andrea all’indirizzo andreaturchini@gmail.com

Convertirsi e riconciliarsi

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L’invito alla conversione che ci viene dal Vangelo di oggi (II domenica di Avvento) ci interpella sia  personalmente, che come comunità.
Ci sono dei fatti che stanno accadendo che ci richiamano fortemente alla conversione, che ci dicono che dobbiamo decisamente cambiare direzione.

Il clima di conflitto interpersonale che si è scatenato anche tra credenti in occasione del confronto sul referendum è andato molto oltre al dibattito politico – che prevede normalmente la necessità di confrontarsi tra posizioni diverse – creando divisioni, inimicizie, rancori…

Anche qui a Santarcangelo quanto sta accadendo a proposito del confronto sulla questione dell’Ospedale, sta trascendendo i limiti di un confronto politico e democratico, che non può dimenticare il rispetto delle persone, anche quando hanno idee diverse dalle mie.

Nessuno ha il diritto di interpretare questo invito come uno schieramento o il sostegno di una parte rispetto ad un’altra. Piuttosto anche in questo caso vale il detto di Gesù: chi è senza peccato scagli la prima pietra!

Abbiamo bisogno di incontrarci per cercare di comprendere come convertirci, come cambiare rotta, come ritornare a parlare, a dialogare e a confrontarci senza necessariamente entrare in conflitto. Il cambiamento comincia da noi stessi!

Questo Avvento e i richiami che ci vengono dalla Parola di Dio sono degli appelli che riguardano il nostro oggi: e il nostro oggi è così!
Il nostro oggi ha bisogno di convertirsi su questo!
Non possiamo fare finta di nulla!

Nella prossima settimana convocheremo un incontro a cui può partecipare chiunque desideri accogliere un invito alla conversione, a cambiare modi di fare e di parlare, a cercare uno stile nel confronto che comprenda il rispetto per l’altro.
Intanto proviamo a pensare, a riflettere e ad ascoltare quanto il Signore ha da dirci… allora il nostro Avvento sarà fruttuoso!

don Andrea

Questo testo sarà letto al termine delle messe di domani nella parrocchia di Santarcangelo.

La fedeltà passa dal cuore …

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La fedeltà è molto più che l’assenza di tradimento.
La fedeltà è molto più di un atto di resistenza attiva.
La fedeltà è l’accoglienza dell’altro/a nel più intimo di me stesso/a tanto da farlo/a diventare parte di me e non poter pensare di esistere senza di lei/lui.

Perché ci sono persone che non sopporto o che faccio fatica ad accogliere con libertà? Magari sono generoso/a con loro e faccio quello che mi domandano, mi spendo molto, … ma non le faccio entrare nel mio cuore, non mi comprometto con loro.

Cosa permette ad un genitore di amare fedelmente il figlio/la figlia che si è comportata male nei suoi confronti e l’ha fatto soffrire rendendolo vittima di ingiustizia?
Cosa permette ad un figlio di farsi carico di un genitore demente quando ogni possibilità di relazione è preclusa dalla malattia?
Cosa permette ad un genitore di rimanere accanto al figlio gravemente disabile o pesantemente deviante quando all’evidenza di tutti “non si può fare nulla”?

Non ci sono problemi insormontabili quando la persona è legata a livello di cuore. Non ci sono situazioni inaccettabili quando il legame con l’altro è inscindibile e non viene messo in discussione.
Quale genitore può pensare che il figlio non sia più tale perché si è comportato molto male?
O quale figlio può pensare che il genitore non sia più tale perché non è più in grado di essere autonomo o chiede assistenza?
Quando la relazione è ben definita, i problemi vengono affrontati nella quotidianità e non si mette in discussione la responsabilità di sostenerli; sono “solo” dei problemi da risolvere: la persona non c’entra, non è in discussione.

In questa prospettiva mi veniva da rileggere un brano famosissimo del Vangelo: l’incontro tra Pietro e Gesù dopo la risurrezione quando per tre volte il Signore domanda a Pietro se lo ama e Pietro risponde: ti voglio bene (Gv 21, 15-19).

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Sappiamo che Pietro era reduce da un grave tradimento del Signore. Il dialogo che Gesù cerca potrebbe essere letto proprio nella prospettiva di cui sopra: Simone, figlio di Giovanni, mi ami? Per quanto mi riguarda non c’è nulla che possa spezzare il legame che ci lega, ma tu sei disposto a rimanere fedele? Sei disposto a pensare alla tua vita come definitivamente legata a me? Sei disposto a comprometterti a tal punto con me, da essere disposto a morire per me come io sono morto per te?

Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. (Gv 21,19)

La fedeltà è la vera misura della relazione. Senza fedeltà, senza essersi compromessi totalmente, non si può parlare di una relazione significativa…
Ci potrà essere disponibilità, generosità, aiuto, … ma l’altro non sarà mai inscindibilmente legato a me, perché la fedeltà passa dal cuore.

rigantur mentes

La rosa è senza perché: fiorisce perché fiorisce, a se stessa non bada, non chiede d’esser veduta. (A. Silesio)

Mio fratello Aiman

Da Homs a Santarcangelo, progetto di accoglienza attraverso i Corridoi Umanitari

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