Archivi Mensili: maggio 2016

Per una Pastorale Vocazionale efficace

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Ieri, durante l’assemblea del presbiterio, don Cristian Squadrani (nuovo direttore del CDV di Rimini) ha tracciato un breve e semplice elenco di attenzioni per un pastorale vocazionale efficace. La cosa significativa è che tali osservazioni derivano dall’esperienza dell’incontro vissuta con tante persone, soprattutto i seminaristi, durante questi anni di servizio vocazionale.

  1. La prima condizione è vivere una proposta significativa di vita cristiana all’interno di una comunità. Un giovane che si interroga sulla vocazione, normalmente, viene da un’esperienza di Chiesa che lo ha generato (o rigenerato) e formato. Non importa quale sia l’esperienza, ma ha la caratteristica di essere esplicita.
  2. In questo percorso di vita cristiana e comunitaria, il/la giovane inizia un percorso di accompagnamento spirituale personalizzato con una guida, perché ha avvertito l’esigenza (o le/gli è stata proposta l’opportunità) di tradurre nella sua vita concreta la proposta del Vangelo. E’ un cammino di confronto che accompagna le scelte.
  3. In questo itinerario di accompagnamento la guida o altre persone, gli/le hanno rivolto delle proposte concrete adatte al suo cammino di crescita, proposte mirate e pensate per il suo cammino personale di sequela di Gesù (nell’ambito caritativo, della testimonianza personale, dell’approfondimento della preghiera, …)  Questa proposta è molto importante perché consente al/alla giovane di vivere l’esperienza della chiamata come qualcosa che è rivolto a lui/lei personalmente, che è stato pensato proprio per lui/lei( e non solo perché c’è bisogno).

A queste tre osservazioni corrispondono tre domande:

  1. stiamo facendo proposte incisive di vita cristiana e comunitaria ai giovani?
  2. chi lo propone e quando si propone un cammino personalizzato? chi svolge il servizio dell’accompagnamento spirituale?
  3. siamo in grado di pensare e condividere proposte che facciano fare l’esperienza della chiamata? chi le propone? come si condividono?

Mi sembravano spunti che meritavano di essere condivisi …

Esci dalla tua terra e va’…

sacerdoti

Insieme a molti fratelli preti condivido anche io quest’anno una nuova partenza per un nuovo servizio pastorale. Mi piace pensarci insieme, come presbiterio chiamato al servizio delle comunità, uniti nelle varie partenze… per questo condivido il calendario degli ingressi di tutti nelle nuove parrocchie.

Vorrei ricordare anche tutte le comunità parrocchiali che saranno chiamate a vivere questo momento di saluti e di accoglienza: i sentimenti saranno molteplici (tristezza, gioia, timore, nostalgia, speranza, …), ma tutti possono essere accolti e valorizzati.

E’ un passaggio di Chiesa bello e, speriamo, fecondo.

CALENDARIO INGRESSI NUOVI PARROCI maggio-luglio 2016

MAGGIO
– martedì 24 maggio ore 21 don Lauro Bianchi a San Giovanni Battista
– mercoledì 25 maggio ore 21  don Lauro Bianchi a Cristo Re
– martedì 31 maggio ore 21 don Raffaele Masi a Regina Pacis

GIUGNO
– giovedì 2 giugno ore 18 don Sanzio Monaldini a Morciano
– venerdì 3 giugno ore 21 don Pier Giorgio Farina, don Vittorio Mancini, don Davide Pedrosi a Savignano – Castelvecchio
– lunedì 6 giugno ore 21 don Stefano Vendemini a San Martino dei Molini
– martedì 7 giugno ore 21 don Pier Giorgio Farina, don Vittorio Mancini, don Davide Pedrosi a Savignano – S.Lucia
– giovedì 9 giugno ore 21 don Paolo Lelli a Gesù Nostra Riconciliazione
– lunedì 13 giugno ore 21 don Renato Bartoli a S.Andrea dell’Ausa-Crocifisso
– martedì 14 giugno ore 21 don Massimo Zonzini, don Massimo Sarti a Montescudo
– mercoledì 15 giugno ore 21 don Andrea Turchini a San Michele Arcangelo (Santarcangelo)
– lunedì 20 giugno ore 21 don Roberto Battaglia a San Girolamo
– martedì 21 giugno ore 21 don Pier Giorgio Farina, don Vittorio Mancini, don Davide Pedrosi a Savignano – S.Giovanni in Compito
– mercoledì 23 giugno ore 21 don Giorgio Pesaresi a S.Giuseppe al Porto
– mercoledì 29 giugno ore 21 don Giampaolo Bernabini a S.Mauro

LUGLIO
– domenica 3 luglio ore 21 don Paolo Donati, don Marcello Zammarchi, don Cristian Squadrani a San Giuliano
– lunedì 4 luglio ore 21 don Paolo Donati, don Marcello Zammarchi, don Cristian Squadrani a S.Maria Maddalena – Celle
– martedì 6 luglio ore 21 don Gianluca Agostini a S. Giorgio – Montalbano
– mercoledì 7 luglio ore 21 don Simone Franchin a S. Aquilina per le parrocchie di S.Aquilina e Dogana – S.Pio X

Buona strada a tutti.

Andrea

Lettera del vescovo sul Seminario Diocesano

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A tutto il Popolo di Dio; Ai Membri del Presbiterio Diocesano;  Alla Comunità Diaconale; 
Alle Comunità di vita consacrata; 
 Alle Aggregazioni Ecclesiali.

Carissimi tutti, torniamo a parlare del nostro seminario diocesano, Don Oreste Benzi. Lo facciamo senza abbandonarci a svolazzi nostalgici o a sbavature retoriche: non scomodiamo nessuna “pupilla” del vescovo e neppure alcun “cuore” della diocesi. Ne parliamo tenendo conto di una situazione obiettivamente seria e molto complessa, come dimostrano i dati seguenti.

Dal 2014 a Rimini è rimasto solo il biennio di propedeutica, poiché dal settembre dello stesso anno i nostri seminaristi frequentano presso il Regionale di Bologna non solo l’ultimo quadriennio, ma anche il biennio iniziale. Negli ultimi tre anni, mentre continuiamo a godere di ben otto ordinazioni sacerdotali (di cui due nel prossimo settembre), non abbiamo avuto alcun ingresso in propedeutica. Pertanto la struttura “seminario” di Covignano risulta sovradimensionata rispetto ai prevedibili piccoli numeri di ingressi nei prossimi anni. Ovviamente speriamo e preghiamo il “Signore della mèsse” di smentirci e di mettercela tutta per sorprenderci…

Ci sono poi da mettere in conto anche le esigenze legate alla formazione pastorale dei seminaristi. Normalmente, secondo una tradizione consolidata, è ai seminari diocesani che viene richiesto di occuparsi della formazione pastorale dei seminaristi, i quali di solito vengono inviati a due a due in comunità pastorali o parrocchie in cui pensiamo si possa avere un buon confronto con i presbiteri presenti e ci auguriamo si possa attuare un inserimento significativo ed efficace, che tenga presenti i diversi aspetti della formazione al presbiterato.

Inoltre vanno attentamente considerate anche le esigenze legate alla formazione sacerdotale di persone adulte (over 35) orientate al ministero ordinato, per le quali non è prevista alcuna possibilità di accesso al Regionale, mentre qui a Rimini già dal 2008 abbiamo progettato un percorso formativo vissuto in una comunità pastorale, in modo da offrire a questi “giovani-adulti” un itinerario che risulti più aderente alle esigenze pastorali.

Da ultimo sono da tenere presenti le questioni connesse con l’esperienza degli stages pastorali, ossia di quei periodi in cui un seminarista, vivendo generalmente in una parrocchia, è impegnato in un programma di lavoro, studio, attività pastorali e accompagnamento educativo, pensato su misura per lui, allo scopo di verificare e rafforzare gli aspetti in cui deve maturare.

Ora ci chiediamo: l’attuale struttura del seminario corrisponde alle esigenze formative dei giovani che intraprendono il cammino propedeutico? Come valorizzare meglio la formazione pastorale dei nostri seminaristi senza lasciarla alla improvvisazione o delegarla alle comunità parrocchiali? Come offrire agli aspiranti “giovani-adulti” un cammino formativo adeguato alle loro esigenze e corrispondente alle loro potenzialità? Come proporre stages pastorali commisurati alle effettive necessità dei seminaristi ai quali viene proposta questa opportunità?

Con questi interrogativi ci siamo misurati in sede di Consiglio presbiterale e siamo giunti alla conclusione che inserire la formazione all’interno di un determinato contesto pastorale – possibilità espressamente prevista dalla Ratio per la “Formazione dei presbiteri nella Chiesa italiana” (n. 47) – potrebbe offrire molti vantaggi, soprattutto oggi che la spiritualità di comunione e la capacità di collaborazione diventano criteri determinanti e imprescindibili per il discernimento vocazionale e la formazione ministeriale. Pertanto il Consiglio presbiterale si è orientato all’unanimità per un trasferimento della propedeutica in una parrocchia e, meglio ancora, in una comunità o unità pastorale. Quindi, avuto il parere positivo del Consiglio episcopale, il Vescovo ha determinato che tale comunità pastorale sia quella di san Giuliano Borgo e di santa Maria Maddalena alle Celle.

Il nuovo Rettore sarà don Paolo Donati, coadiuvato da don Cristian Squadrani come padre spirituale e da don Marcello Zammarchi come vicerettore. Questi confratelli saranno anche parroci in solido dell’unità pastorale suddetta.

Colgo l’occasione per un sincero e sentito grazie a don Andrea Turchini per il suo servizio decennale nel discernimento e nella formazione dei nostri seminaristi, un servizio fedele, appassionato, generoso, sempre infaticabile e assai fecondo. Nutro fondata fiducia che altrettanto farà don Paolo Donati, coadiuvato da don Cristian e don Marcello, e li accompagno con la più cordiale benedizione e la più fraterna vicinanza.

Resta ora una domanda: cosa implica per il nostro presbiterio una scelta come questa, attentamente ponderata e tanto rilevante? Ne parleremo al presbiterio del 20 maggio p.v. Ma intanto lasciamoci sfidare tutti – pastori, persone consacrate, ministri e operatori pastorali, comunità parrocchiali, membri di associazioni e movimenti – dalla grinta di papa Francesco:

“In molti luoghi scarseggiano le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Spesso questo è dovuto all’assenza nelle comunità di un fervore apostolico contagioso, per cui esse non entusiasmano e non suscitano attrattiva. Dove c’è vita, fervore, voglia di portare Cristo agli altri, sorgono vocazioni genuine. Persino in parrocchie dove i sacerdoti non sono molto impegnati e gioiosi, è la vita fraterna e fervorosa della comunità che risveglia il desiderio di consacrarsi interamente a Dio e all’evangelizzazione, soprattutto se tale vivace comunità prega insistentemente per le vocazioni e ha il coraggio di proporre ai suoi giovani un cammino di speciale consacrazione. D’altra parte, nonostante la scarsità di vocazioni, oggi abbiamo una più chiara coscienza della necessità di una migliore selezione dei candidati al sacerdozio. Non si possono riempire i seminari sulla base di qualunque tipo di motivazione, tanto meno se queste sono legate ad insicurezza affettiva, a ricerca di forme di potere, gloria umana o benessere economico” (EG, n. 107).

                   Vi saluto con grande affetto

Rimini, 3 maggio 2016

+ Francesco Lambiasi

In cammino verso Santarcangelo

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In questi giorni mi trovo a prendere i primi contatti con la nuova parrocchia. Martedì 10 maggio ho vissuto un incontro con i preti (don Giancarlo e don Ugo) per cominciare a definire alcuni passaggi in vista dell’ingresso in parrocchia, che sarà – a Dio piacendo – il prossimo 15 giugno alle ore 21,00.

Abbiamo cominciato da noi, dallo stile di vita e di condivisione che desidereremmo avere e portare avanti nella comunità dei preti. Qualche nota sui campi estivi e la nostra partecipazione. Abbiamo deciso di fare un primo Consiglio pastorale il 13 giugno e di dedicare il 20-21 giugno alla verifica/programmazione con i responsabili delle varie realtà parrocchiali.

Ho avuto l’occasione di visitare gli ambienti della Collegiata e il nuovo Centro Parrocchiale. Ho incontrato alcune persone della parrocchia per un breve saluto.

Un piccolo inizio per cominciare a tessere le relazioni e prendere contatto…

Continua

Sono tornati i Gruccioni

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Chi, in questi giorni, percorre la strada che da via Covignano conduce al parcheggio posteriore del Seminario può facilmente fare l’incontro con numerosi uccelli coloratissimi, chiamati Gruccioni.

Da quattro anni il seminario ospita periodicamente uno stormo di questi uccelli in migrazione dall’Africa che vengono qui per nidificare. Solitamente appaiono all’inizio di maggio e se ne vanno in estate inoltrata.

Hanno scelto il seminario perché sono soliti fare il nido nella sabbia e, sul colle di Covignano trovano un habitat ideale a causa della conformazione sabbiosa del terreno. La loro presenza rallegra noi, che abitiamo qui  e coloro che frequentano il seminario che, si trovano accolti ad uno spettacolo variopinto.

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Qualcuno sostiene che questo uccello è infestante perché si ciba di api e “insetti buoni”.  A me sembrano dei “migranti belli” e mi provocano sul fatto che, se sapessimo accogliere con più semplicità coloro che vengono da noi per cercare rifugio, forse anche la nostra vita sarebbe più festosa e colorata…

Bentornati Gruccioni!!!

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Da WIKIPEDIA:

I gruccioni sono socievoli, fanno il nido in colonie in banchi di sabbia, preferibilmente lungo le rive dei fiumi, di solito all’inizio di maggio. Scavano un cunicolo lungo anche 3-5 metri in fondo al quale depongono 5-8 uova sferiche. Una sola covata all’anno all’inizio di giugno. Sia il maschio che la femmina si prendono cura delle uova che vengono covate per circa 20 giorni. In Italia le colonie di nidificazione sono numerose, concentrate quasi esclusivamente in pianura e collina. La specie è molto numerosa nella pianura Padana, lungo la costaadriatica, in Toscana, Umbria, Lazio e nelle isole, negli ultimi anni sono stati fatti numerosi avvistamenti in tutta la Sicilia e in Puglia. Arriva tra la fine di aprile e maggio per ripartire ad agosto inoltrato.

Cari Santarcangiolesi … mi presento

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Cari Santarcangiolesi, mi presento … sono (sarò presto) il nuovo parroco.

Mi chiamo don Andrea, ho 50 anni e sono prete da 25 anni.

Sono figlio grato di Pier Paolo e  Milvia che hanno educato nella fede e nella vita della Chiesa me ed i miei fratelli Luca e Filippo fin da piccoli, partecipando attivamente alla vita della parrocchia di san Gaudenzo a Rimini.

Sono entrato in seminario a 14 anni, dopo la terza media, perché avevo compreso che essere prete avrebbe potuto essere una bella cosa per me; non l’ho capito avendo una visione, ma perché ho avuto la fortuna di incontrare dei preti in gamba (don Pippo e don Giorgio), molto felici di essere preti.

Sono stato ordinato prete a 25 anni ed in questo tempo mi è stato richiesto soprattutto di essere un prete educatore (con i ragazzi e i giovani del Seminario, nell’ACR, con gli Scout, nella Pastorale Giovanile e Vocazionale diocesana, nel Centro Universitario Diocesano …). anche di questo sono grato.

9 dicembre 1990

9 dicembre 1990: la mia prima messa con don Guido, che è anche mio cugino

A 33 anni sono stato nominato parroco alla Colonnella di Rimini, per sostituire don Fausto, morto improvvisamente. E’ stata un’esperienza che mi ha segnato moltissimo, perché ho imparato molto dalla gente insieme alla quale ho camminato per 8 anni: con loro sono diventato un cristiano adulto e ho imparato cosa significhi essere prete in una comunità di adulti. Il condividere la vita di quelle persone e di quelle famiglie è stato per me come entrare in una nuova grande famiglia; belle relazioni sono nate e quelle più vere non sono state indebolite ne’ dal tempo, ne’ dalla distanza. Non tutto è stato facile, ma adesso ricordo solo ciò che è stato bello. Potremmo dire che la Colonnella è stato come “il primo amore”… forte, appassionato, travolgente, …

Poi, nel 2006, il vescovo Mariano mi ha chiesto di nuovo di tornare a svolgere il mio servizio in Seminario, come rettore e responsabile della pastorale vocazionale.

All’inizio è stata durissima lasciare la parrocchia: mi sembrava che mi avessero strappato qualcosa di me, ma giorno dopo giorno, vivendo con i seminaristi, ho capito che anche questa richiesta era un atto di misericordia che il Signore mi faceva. I dieci anni vissuti in seminario da rettore, sono stati – per me – un nuovo tempo di formazione, che si è realizzata soprattutto attraverso la relazione con i giovani con cui condividevo la mia vita: i seminaristi sono giovani tosti, che vogliono fare sul serio, che non si accontentano di poco, perché vogliono servire il Signore e donare la vita per i fratelli. Questi giovani mi hanno messo alla prova ogni giorno, perché volevano vedere da me se era vero quello che proponevo loro per la loro formazione. Mi chiedevano di essere un testimone.

In Seminario, poi, ho trovato dei fratelli preti: don Vittorio, don Cristian e don Marcello, con i quali abbiamo provato a costruire una fraternità vera, che fosse il primo segno della verità del Vangelo per i giovani che ci incontravano o che vivevano con noi. Grazie a Dio, limando le nostre asperità, ascoltandoci e correggendoci a vicenda, condividendo in profondità le gioie e le fatiche della vita e del ministero, siamo riusciti a vivere da fratelli e siamo diventati anche amici.

amigos

Ora è il tempo di una nuova partenza e la destinazione è Santarcangelo di Romagna. Sono molto emozionato a pensare a questa nuova esperienza che il Signore ha pensato per me, con voi. So che Lui vuole ancora farmi crescere e plasmare la mia vita sulla parola del Vangelo e nella relazione con i fratelli; e che lo farà attraverso di voi!!!

Certo che siete veramente tanti!!!! e questo mi spaventa un pochino.

So, però, che non sarò da solo! So che don Giancarlo, don Ugo e don Pietro mi aiuteranno a comprendere cosa il Signore domanda alla nostra comunità; so che tra voi ci sono adulti e giovani che hanno entusiasmo e sono cristiani veri; so che ci sono persone che mettono ogni creatività nell’impegno educativo e nella testimonianza del Vangelo; so che ci sono religiosi e religiose che si spendono con generosità… So alcune cose di voi, ma la maggior parte le ho sentite dire da altri.

Attendo il momento in cui ci incontreremo e, guardandoci negli occhi, impareremo, giorno dopo giorno, a riconoscerci per camminare insieme sulla strada che il Signore disegna davanti a noi.

Cari Santarcangiolesi, mi sono voluto presentare con semplicità, così come sono, perché busso alla porta della vostra comunità e della vostra città, nel nome del Signore, mandato dal vescovo Francesco, con la speranza di essere accolto come fratello e, con il tempo, di diventare vostro amico.

A presto.

don Andrea

5 imperativi: una traccia di vita

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Giacomo e Valentina (foto di Silvia Sanchini)

Dt 6, 4-10 e Lc 24,13-35 (Sal 33)

Ieri pomeriggio si sono sposati Giacomo e Valentina, due amici che ho accompagnato per qualche tempo e con i quali ho condiviso questo ultimo tratto di strada che li ha portati alla celebrazione delle loro nozze. Per il loro matrimonio hanno scelto due testi cardine per la spiritualità del cristiano. Ho proposto loro questa riflessione che riporto qui per far loro dono di ciò che ho condiviso “a braccio”.

Premetto che il testo è politicamente scorretto perché si basa su cinque imperativi e, come sappiamo, gli imperativi da molti anni sono caduti in disuso. Vuoi perché nel nostro DNA ci sia un’avversione ad ogni autoritarismo, vuoi per una esasperata “sensibilità democratica”… sta di fatto che nessuno più usa gli imperativi, ne’ i genitori, ne’ gli insegnanti, … forse gli allenatori sportivi…

Eppure l’imperativo ha un suo fascino relazionale perché, escluso ogni autoritarismo che si accredita solo con la violenza, l’imperativo chiede, a chi lo propone, di esporsi, di metterci la faccia, di giocarsi in un’autorevolezza che chiede di compromettersi in modo forte nella relazione. Il Signore, mentre ci propone questi imperativi, si mette in gioco relazionalmente, con la sua autorevolezza di Padre, di Maestro, di Amico.

Il primo imperativo è ASCOLTA. Il testo del Deuteronomio rappresenta un testo fondamentale per la spiritualità dell’uomo biblico; recitato tre volte al giorno dagli Ebrei devoti, lo ritroviamo anche in uno dei passaggi più importanti del Vangelo. Un dottore della Legge si reca da Gesù (Mc 12,28-29) e gli domanda quale sia il primo e il più grande dei comandamenti; e Gesù risponde: “”Il primo è: Ascolta Israele…” L’ascolto è un atteggiamento di vita tipico di chi non si pensa già sufficiente a se stesso, di chi non si vergogna di mettersi ai piedi di un maestro per imparare da lui. Dalla capacità e dalla disponibilità ad ascoltare dipende veramente molto nella vita. Ecco perché il Signore non ha paura di consegnarcelo come il primo imperativo.

Il secondo è AMA. Risulta sempre strano per la nostra cultura e il nostro modo di pensare, che Dio abbia potuto fare dell’amore un comandamento, perché per noi l’amore è legato a ciò che di più spontaneo e libero una persona può vivere. Come si può comandare di amare? Eppure Gesù ci chiede di amare non in un modo qualsiasi, ma come lui ha amato noi! Questo modo di amare, questa misura dell’amore, non è riducibile al sentimento, ma chiede la scelta di donare all’altro/a la propria vita.

Il terzo imperativo è RICORDA. Non lo si ricava immediatamente dal testo del Vangelo, ma occorre contestualizzare il racconto di Emmaus dentro tutto il capitolo 24 di Luca. Il ricordare è il presidio alla tristezza che ci prende lungo il cammino e che ci rende stolti e lenti a credere. Il ricordare non è un moto nostalgico, ma  l’impegno a ritornare alla fonte di ciò che mi ha generato, di ciò che sono, di ciò che ho ascoltato e visto, di ciò che ho scelto, per ricomprendere il senso del mio camminare, quando la meta si offusca e, per la fatica, cammino guardandomi la punta dei piedi.

Il quarto imperativo è ACCOGLI. Nel racconto evangelico dei discepoli di Emmaus c’è un passaggio fondamentale che determina una svolta nell’incontro con lo sconosciuto viandante: è il momento in cui decidono di invitarlo a mensa con loro, di accoglierlo nella loro vita, di non lasciarlo andare per la sua strada. Gesù “fa come se dovesse andare più lontano” (Lc 24,28), ma essi insistono per accoglierlo: non erano obbligati; è un atto di libertà che consentirà loro di riconoscere il Signore. Così accade anche per noi. Attraverso l’accoglienza possiamo davvero riconoscere la presenza del Signore vivo accanto a noi. Non c’è una legge che mi può obbligare all’accoglienza, ma Gesù si gioca in un imperativo (sottinteso) perché conosce il bene che deriva a noi dall’accogliere l’altro, nei vari modi in cui mi si presenta e bussa alla mia porta.

L’ultimo imperativo è RACCONTA (ANNUNCIA). I discepoli tornano correndo a Gerusalemme per raccontare agli altri il loro incontro con il Signore. Anche per noi esiste un’urgenza di annuncio e narrazione di ciò che il Signore ci ha fatto sperimentare e vivere. Non possiamo tenercelo per noi. E’ una responsabilità che il Signore ci affida.

Cinque imperativi, come una traccia per la vostra vita.

Andrea Turchini

rigantur mentes

La rosa è senza perché: fiorisce perché fiorisce, a se stessa non bada, non chiede d’esser veduta. (A. Silesio)

Mio fratello Aiman

Da Homs a Santarcangelo, progetto di accoglienza attraverso i Corridoi Umanitari

Una (P)parola condivisa

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