Lettera del vescovo sul Seminario Diocesano

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A tutto il Popolo di Dio; Ai Membri del Presbiterio Diocesano;  Alla Comunità Diaconale; 
Alle Comunità di vita consacrata; 
 Alle Aggregazioni Ecclesiali.

Carissimi tutti, torniamo a parlare del nostro seminario diocesano, Don Oreste Benzi. Lo facciamo senza abbandonarci a svolazzi nostalgici o a sbavature retoriche: non scomodiamo nessuna “pupilla” del vescovo e neppure alcun “cuore” della diocesi. Ne parliamo tenendo conto di una situazione obiettivamente seria e molto complessa, come dimostrano i dati seguenti.

Dal 2014 a Rimini è rimasto solo il biennio di propedeutica, poiché dal settembre dello stesso anno i nostri seminaristi frequentano presso il Regionale di Bologna non solo l’ultimo quadriennio, ma anche il biennio iniziale. Negli ultimi tre anni, mentre continuiamo a godere di ben otto ordinazioni sacerdotali (di cui due nel prossimo settembre), non abbiamo avuto alcun ingresso in propedeutica. Pertanto la struttura “seminario” di Covignano risulta sovradimensionata rispetto ai prevedibili piccoli numeri di ingressi nei prossimi anni. Ovviamente speriamo e preghiamo il “Signore della mèsse” di smentirci e di mettercela tutta per sorprenderci…

Ci sono poi da mettere in conto anche le esigenze legate alla formazione pastorale dei seminaristi. Normalmente, secondo una tradizione consolidata, è ai seminari diocesani che viene richiesto di occuparsi della formazione pastorale dei seminaristi, i quali di solito vengono inviati a due a due in comunità pastorali o parrocchie in cui pensiamo si possa avere un buon confronto con i presbiteri presenti e ci auguriamo si possa attuare un inserimento significativo ed efficace, che tenga presenti i diversi aspetti della formazione al presbiterato.

Inoltre vanno attentamente considerate anche le esigenze legate alla formazione sacerdotale di persone adulte (over 35) orientate al ministero ordinato, per le quali non è prevista alcuna possibilità di accesso al Regionale, mentre qui a Rimini già dal 2008 abbiamo progettato un percorso formativo vissuto in una comunità pastorale, in modo da offrire a questi “giovani-adulti” un itinerario che risulti più aderente alle esigenze pastorali.

Da ultimo sono da tenere presenti le questioni connesse con l’esperienza degli stages pastorali, ossia di quei periodi in cui un seminarista, vivendo generalmente in una parrocchia, è impegnato in un programma di lavoro, studio, attività pastorali e accompagnamento educativo, pensato su misura per lui, allo scopo di verificare e rafforzare gli aspetti in cui deve maturare.

Ora ci chiediamo: l’attuale struttura del seminario corrisponde alle esigenze formative dei giovani che intraprendono il cammino propedeutico? Come valorizzare meglio la formazione pastorale dei nostri seminaristi senza lasciarla alla improvvisazione o delegarla alle comunità parrocchiali? Come offrire agli aspiranti “giovani-adulti” un cammino formativo adeguato alle loro esigenze e corrispondente alle loro potenzialità? Come proporre stages pastorali commisurati alle effettive necessità dei seminaristi ai quali viene proposta questa opportunità?

Con questi interrogativi ci siamo misurati in sede di Consiglio presbiterale e siamo giunti alla conclusione che inserire la formazione all’interno di un determinato contesto pastorale – possibilità espressamente prevista dalla Ratio per la “Formazione dei presbiteri nella Chiesa italiana” (n. 47) – potrebbe offrire molti vantaggi, soprattutto oggi che la spiritualità di comunione e la capacità di collaborazione diventano criteri determinanti e imprescindibili per il discernimento vocazionale e la formazione ministeriale. Pertanto il Consiglio presbiterale si è orientato all’unanimità per un trasferimento della propedeutica in una parrocchia e, meglio ancora, in una comunità o unità pastorale. Quindi, avuto il parere positivo del Consiglio episcopale, il Vescovo ha determinato che tale comunità pastorale sia quella di san Giuliano Borgo e di santa Maria Maddalena alle Celle.

Il nuovo Rettore sarà don Paolo Donati, coadiuvato da don Cristian Squadrani come padre spirituale e da don Marcello Zammarchi come vicerettore. Questi confratelli saranno anche parroci in solido dell’unità pastorale suddetta.

Colgo l’occasione per un sincero e sentito grazie a don Andrea Turchini per il suo servizio decennale nel discernimento e nella formazione dei nostri seminaristi, un servizio fedele, appassionato, generoso, sempre infaticabile e assai fecondo. Nutro fondata fiducia che altrettanto farà don Paolo Donati, coadiuvato da don Cristian e don Marcello, e li accompagno con la più cordiale benedizione e la più fraterna vicinanza.

Resta ora una domanda: cosa implica per il nostro presbiterio una scelta come questa, attentamente ponderata e tanto rilevante? Ne parleremo al presbiterio del 20 maggio p.v. Ma intanto lasciamoci sfidare tutti – pastori, persone consacrate, ministri e operatori pastorali, comunità parrocchiali, membri di associazioni e movimenti – dalla grinta di papa Francesco:

“In molti luoghi scarseggiano le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Spesso questo è dovuto all’assenza nelle comunità di un fervore apostolico contagioso, per cui esse non entusiasmano e non suscitano attrattiva. Dove c’è vita, fervore, voglia di portare Cristo agli altri, sorgono vocazioni genuine. Persino in parrocchie dove i sacerdoti non sono molto impegnati e gioiosi, è la vita fraterna e fervorosa della comunità che risveglia il desiderio di consacrarsi interamente a Dio e all’evangelizzazione, soprattutto se tale vivace comunità prega insistentemente per le vocazioni e ha il coraggio di proporre ai suoi giovani un cammino di speciale consacrazione. D’altra parte, nonostante la scarsità di vocazioni, oggi abbiamo una più chiara coscienza della necessità di una migliore selezione dei candidati al sacerdozio. Non si possono riempire i seminari sulla base di qualunque tipo di motivazione, tanto meno se queste sono legate ad insicurezza affettiva, a ricerca di forme di potere, gloria umana o benessere economico” (EG, n. 107).

                   Vi saluto con grande affetto

Rimini, 3 maggio 2016

+ Francesco Lambiasi

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