Fede? No grazie!

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Riflessioni a margine delle verifiche dei gruppi giovani di questi giorni

Nella nostra parrocchia abbiamo ancora dei giovani e dei gruppi giovani: Azione Cattolica, Scout, Oratorio ANSPI,  gruppi non associati … realtà rimpicciolite rispetto al passato, a volte un po’ confuse, ma presenti… 
I giovani di questi gruppi (di tutti i gruppi) hanno una partecipazione discontinua: entusiasmo a mille per una iniziativa, poi la latitanza per settimane. Le cose più ordinarie devono essere negoziate: “voi non avete il diritto… voi non ci potete obbligare …”. Una iniziativa importante preparata con impegno per mesi viene disertata perché c’è il compleanno di un amico o di un’amica, evento irrinunciabile, scherzi?!

La domanda interessante che noi educatori ci poniamo in modo ricorrente è: “ma perché vengono?” A noi, secondo i nostri criteri, non sembra che a loro stia molto a cuore e che interessi quello che proponiamo… eppure vengono! Cosa cercano in realtà?
Cosa siamo in grado di proporre loro quando sembra che quasi tutto quello che li circonda non li interessi? E’ una domanda che merita un approfondimento che non propongo in questa riflessione.

La cosa che invece mi colpisce ancora di più è che alcuni dei ragazzi e delle ragazze che frequentano il gruppo, che si impegnano nel servizio educativo come animatori si definiscono atei e totalmente indisponibili a considerare come interessante il percorso fede: ci hanno messo già una bella pietra sopra! Altri, pur non arrivando ad una presa di posizione così definita, di fatto, non si interrogano sulla loro fede, non partecipano alla liturgia domenicale, non pregano e tutte queste questioni le considerano poco interessanti …Però continuano a venire al gruppo (almeno saltuariamente) e a fare gli animatori nelle iniziative parrocchiali con i più piccoli. Perché?

Questa domanda e questa provocazione – in verità – non riguardano i giovani, che hanno trovato un loro equilibrio pur se incoerente, ma ricadono su di me educatore e su di “me parrocchia o associazione” e sulla proposta che “io” faccio: come può essere che di fronte alla mia proposta educativa una giovane o un giovane che si dichiarano atei e/o disinteressati alla fede si trovino perfettamente a loro agio? Non starò sbagliando qualcosa? Che peso ha la proposta di fede nel mio itinerario educativo?

In effetti, dobbiamo ammettere, che spesso la dimensione della fede è molto marginale nei cammini dei gruppi giovanili delle nostre comunità. Il confronto con la fede è spesso rimandato e molto sfumato (quasi irriconoscibile); ci limitiamo alla proposta di grandi valori senza però radicarli nella dimensione della fede.
Educhiamo al valore dell’amicizia, della solidarietà, del rispetto, della tolleranza, del servizio, della democrazia, della nonviolenza, della pace, … ma considerando questi valori come assoluti e non come il risultato di un processo di conversione della persona che, confrontandosi con il Vangelo, scopre in esso una proposta capace di orientare la sua vita al bene, secondo la volontà di Dio Padre, seguendo Gesù, il Cristo, il crocifisso – risorto, sostenuta dallo Spirito Santo ed in un legame inscindibile con la Chiesa, “esercito di perdonati”, comunità di uomini e donne credenti.

Forse in un tempo passato era possibile arrivare alla proposta della fede attraverso la proposta di valori che riscontravano stima ed erano riconosciuti come costitutivi anche nel mondo laico; ma in una cultura secolarizzata come la nostra, dove dominano il relativismo e l’individualismo, dove ogni valore ha perso il suo statuto oggettivo e sistemico ed è riconosciuto solo se corrisponde al sentire della persona in una specifica fase della sua vita, … siamo proprio sicuri che sia opportuno proseguire per questa via?
Non sarà piuttosto il tempo in cui la comunità cristiana, pur essendo aperta a tutti e disponibile a camminare con tutti senza esclusivismi e settarismi, condividendo il bene e i valori in qualunque forma (anche parziale) si manifestino, cominci a fare una proposta più esplicita della fede come l’elemento fondamentale del nostro cammino educativo? Non sarà il caso che in modo più chiaro, sia con i ragazzi che con i genitori, la proposta di determinati valori sia esplicitamente fondata nell’esperienza evangelica facendo emergere con chiarezza quali siano le peculiarità di un percorso che ha Gesù come punto di riferimento? E conseguentemente, non sarà il caso che come educatori ci facciamo tutti un esame di coscienza e capiamo se e quanto siamo disponibili e pronti ad accompagnare i nostri giovani in questo percorso educativo che pone la dimensione della fede a fondamento di tutta la proposta?

Rimane vero quanto afferma il documento in preparazione al Sinodo: “Rispetto al passato, dobbiamo abituarci a percorsi di avvicinamento alla fede sempre meno standardizzati e più attenti alle caratteristiche personali di ciascuno…
Senza dubbio emerge l’esigenza di personalizzare la proposta e di un accompagnamento individuale per far propri i contenuti della fede e l’esperienza della vita cristiana in tutte le sue dimensioni, ma dentro una realtà in cui la proposta di fede è chiara e definita e soprattutto testimoniata dagli educatori.
Senza questa proposta esplicita della fede noi rischiamo di tradire il nostro mandato di educatori ecclesiali e di tradire anche i giovani che partecipano ai nostri gruppi. Per evitare di metterli in tensione, noi li esoneriamo dalla necessità di compiere una scelta, anche la scelta di poter affermare con serenità che la comunità cristiana non è il luogo in cui si sentono a loro agio a continuare il loro cammino; ma che questo avvenga non a causa della noia, ma perché in quella comunità è ben chiaro quali siano i punti di riferimento nelle scelte e nelle proposte che vengono rivolte a tutti e che sono aperte a tutti.

Mi sovviene quel testo dell’Apocalisse che ci riporta l’ultima delle lettere dello Spirito alle sette chiese dell’Asia minore:

14 All’angelo della Chiesa che è a Laodicèa scrivi: «Così parla l’Amen, il Testimone degno di fede e veritiero, il Principio della creazione di Dio. 15 Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! 16 Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. (…) 19 Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo. Sii dunque zelante e convèrtiti. 20 Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me…» (Ap 3)

Non sono mai stato e non voglio essere un fondamentalista, ne’ un settario.
Non voglio assolutamente che quel/la giovane che fieramente si dichiara ateo/a si senta per forza a disagio partecipando al gruppo parrocchiale, ma solo che quello/a stesso/a giovane che si trova bene con noi, possa decidere di rimanere (non si senta costretto ad andarsene) avendo la consapevolezza che quel gruppo è una piccola comunità cristiana che sta camminando secondo il Vangelo perché lo ha scoperto come una proposta capace di cambiare la vita e di renderla pienamente umana.
Se questo gli/le sembra interessante, se trova interessanti e “simpatiche” queste persone che vivono il Vangelo e sceglie di condividere alcuni tratti del cammino con loro, … sarà sempre il/la benvenuto/a.
Potrebbe dire: “Fede? No grazie!… ma conosco qualcuno, che stimo, a cui interessa molto!”

Forse ti può essere utile leggere anche: La necessaria fatica di scegliere e Abitare la tensione. Accogliere la complessità. … vedi tu.

Una Risposta

  1. caro andrea,
    come sai regna il “vedi e gusta”, mentre il salmista dice “gustate e (poi) vedete quanto è buono il Signore”: certo che siamo per l’amicizia, la fratellanza, il rispetto, ecc., ma bisogna vedere che “gusto” hanno queste parole. E il gusto vero lo si trova nella prospettiva nuova di Gesù.
    Sono gli occhi nuovi, ciò che ci vuole.
    Spiego.
    Arrivare a dire: “cerco di essere misericordioso/simpatico/buono, ma non perché sono bravo io, ma perché qualcun altro me l’ha insegnato” è un qualcosa che non si apprende da “fuori”, ma educando “dal di dentro (della Chiesa)”.
    A quale amicizia credi(amo)? A quale misericordia? A quale uomo?
    Prova, e vedi.
    Come chi dice “io non credo in Dio”: se lo dici da fuori la Comunità, tocca che mi spieghi, citando il titolo di un libro di Lewis, “Scusi, qual è il suo Dio?”.

    Scusa dei miei pensieri sparsi, grazie dei tuoi belli ordinati.
    federico.

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