Cosa ci dicono questi medici obiettori?

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In questi giorni infuria l’ennesima polemica che contrappone “cattolici” e “laici”.
Le virgolette sono d’obbligo perché rappresentano una delle tante semplificazioni del dibattito pubblico.
In seguito alla scelta dell’ospedale di Roma che ha provveduto all’assunzione di due medici non obiettori per provvedere alla richiesta delle interruzioni volontarie di gravidanza, la questione è saltata nuovamente alle cronache in stile perfettamente italiano, cioè da tifoseria e senza la possibilità di una riflessione e di un dibattito serio.

Nel 2018 la famosa legge 194 che legalizza l’aborto compirà quarant’anni, un tempo in cui il dibattito non è per nulla avanzato; un tempo che non è stato utilizzato per una riflessione pacata e civile su una questione che, oltre agli schieramenti ideologici e politici, ancora divide l’Italia. Cito ad esempio del clima, un brano di un articolo preso dal web semplicemente utilizzando un motore di ricerca… Dailybest.it

È anacronistico e assolutamente criminale che la lotta di secoli per un diritto civile venga vanificata da un’applicazione sregolata del diritto all’obiezione di coscienza  e che nel 2016, in caso di bisogno, un medico possa scegliere di non intervenire per andare incontro alla propria morale o alla propria religione. Gli ospedali hanno bisogno di medici, non di preti e di certo, una persona non può morire per il rifiuto di un medico.

Il testo si commenta da solo sia per l’ideologia che per l’inesattezza delle informazioni, ma questo è il clima in cui viviamo.

Non voglio accodarmi alla fila di coloro che ribadiscono l’orrore dell’aborto, né di coloro che affermano il diritto assoluto della donna (siamo ancora lì!!) a disporre del proprio corpo… sappiamo tutti, preti compresi, quale dramma personale e famigliare ci sia dietro una scelta come quella dell’interruzione della gravidanza, quando questa non è usata come metodo anti concezionale. Proprio non mi sento di salire sul quel ring; lo avverto come per nulla produttivo.

Da mesi rifletto invece su una frase che non c’entra nulla con l’argomento in questione; l’ha scritta papa Francesco nella Evangelii Gaudium (nn. 231-233) affermando che la realtà è più importante dell’idea.

Esiste anche una tensione bipolare tra l’idea e la realtà. La realtà semplicemente è, l’idea si elabora. Tra le due si deve instaurare un dialogo costante, evitando che l’idea finisca per separarsi dalla realtà. È pericoloso vivere nel regno della sola parola, dell’immagine, del sofisma. Da qui si desume che occorre postulare un terzo principio: la realtà è superiore all’idea. Questo implica di evitare diverse forme di occultamento della realtà: i purismi angelicati, i totalitarismi del relativo, i nominalismi dichiarazionisti, i progetti più formali che reali, i fondamentalismi antistorici, gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza saggezza. (EG 231)

Partendo da questo testo mi chiedo, di fronte a questa realtà, cosa ci stanno dicendo questi medici obiettori? Perché sono così tanti? Cosa li spinge a questa scelta che io penso essere scomoda?

Proprio in questi giorni abbiamo avuto uno specchio della sanità pubblica che non è proprio esaltante. Sappiamo che, per quanto numerosi, questi assenteisti non rappresentano i moltissimi che si impegnano quotidianamente per il bene e la salute della gente, facendo bene il loro mestiere, anche oltre il dovuto. Con tutto ciò faccio fatica ad identificarli nel ruolo dei paladini del bene assoluto…

Inoltre – penso si possa concordare – non viviamo in un tempo in cui le persone amano esporsi personalmente su una scelta; eppure in Italia, con ampie differenze di presenza sul territorio, abbiamo 8 ginecologi su 10 che si dichiarano obiettori.
Credo che sia difficile pensare che tutti questi medici siano ferventi cattolici (anche se mi piacerebbe molto crederlo): le statistiche ci smentirebbero immediatamente; tanto meno dei “preti” come sosteneva l’articolo citato…

Abbiamo dunque una realtà che ci interpella prima di ogni idea: Cosa hanno da dirci questi tanti medici e perché fanno questa scelta? Perché loro, che sono a contatto con la realtà dei fatti, si espongono pubblicamente per dire questo no di fronte a quello che per il cittadino è un diritto di legge? Cosa hanno da dirci su questa legge e sulla situazione delle donne e delle coppie che incontrano? Come potrebbero aiutarci a comprendere meglio i termini di questa questione oltre l’affermazione del diritto individuale all’obiezione di coscienza?

Io non ho delle risposte a queste domande, ma mi piacerebbe che qualcuno (non ideologico) ce le portasse.

Non mi interessa l’ennesima battaglia ideologica sui diritti civili. Non credo che serva neanche l’ennesima “crociata” da parte di un certo mondo cattolico che non vede l’ora di essere invitato ad una rissa… vorrei solamente capire perché ci troviamo in questa situazione paradossale.

La realtà è più importante dell’idea e forse, per una volta, partendo da qui, possiamo fare un passo avanti nella comprensione della situazione sulla quale lo Stato ha diritto di legiferare, cercando però il bene maggiore per tutte le persone coinvolte.

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