Liberi di dire ‘No!’

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E’ dal 10 dicembre che medito questa riflessione. L’ho condivisa a spizzichi durante qualche riflessione o omelia.
In quel tempo, reduci dalla consultazione referendaria, non mi sembrava molto opportuna: già il titolo avrebbe potuto essere frainteso… ma ora i tempi sono maturi.

Parto da una considerazione: mi sembra che stiamo vivendo in un tempo caratterizzato da “ansia da negazione“. I ‘no’ non più sono ammessi, perché rischiano di creare un turbamento personale difficile da gestire.
Non riescono a dirli i genitori ai figli, perché poi si litiga; non riusciamo a dirli sul posto di lavoro, perché tutto quanto ci è richiesto non può essere discusso, pena il pericolo di essere licenziati; non riescono a dirli i docenti a scuola perché, in nome del pluralismo acritico e relativista, ogni pensiero deve godere di cittadinanza; non riusciamo a dirli agli amici, perché poi ci rimangono male… ma quello che è più grave è che non riusciamo più a dirli neanche a noi stessi, nella paura di creare in noi un vuoto e un disagio che non siamo disposti a sopportare.

Il problema è che l’incapacità di dire dei ‘no’ diviene -di conseguenza –  impossibilità di dire dei ‘sì’ onesti e sinceri.
Infatti, che valore possono avere i miei ‘sì’ se sono frutto di costrizione e conseguenza della mia incapacità di dire altri ‘no’? O che valore può avere il mio ‘sì’ di oggi se non comporta per me l’impegno di dire dei ‘no’ domani?
Qual è la mia affidabilità? Qual è la mia sincerità? Dov’è la mia libertà?

Mi sembra di poter dire che stiamo vivendo un’emergenza pedagogica sul ‘no’; che dobbiamo riscoprire il valore educativo di alcuni importanti e sensati ‘no’, per educare alla libertà.
Il ‘no’ è l’incontro con l’esperienza del limite, che mi aiuta a moderare la mia presunzione di onnipotenza e mi rende consapevole che ci sono dei confini che mi sono dati, con cui devo fare i conti.
Il ‘no’ è la possibilità di scoprire che, anche se tutto è lecito, non tutto mi e ci giova (Cfr 1Cor 10,23), non tutto edifica, non tutto serve.
Il ‘no’ è la possibilità di orientare il proprio cammino senza procedere a caso o reagendo di volta in volta agli stimoli che si ricevono; è la possibilità di edificare la propria vita con delle scelte importanti (dei ‘sì’) che comportano di conseguenza anche dei ‘no’.
Il ‘no’ è il test che mi è dato per poter misurare la mia perseveranza nelle scelte compiute, la mia affidabilità, la mia consistenza.

Occorre ricordare che non è sufficiente che una scelta sia possibile e accessibile perché sia anche lecita o giusta: questo criterio vale nelle grandi e nelle piccole scelte; nel campo della scienza, come nell’ambito della vita privata.
Se sono veramente libero e desidero custodire la mia libertà, devo essere in grado di pormi dei limiti (sembra un paradosso), nel rispetto dei valori in cui credo, delle scelte che ho già compiuto, della direzione che ho voluto dare alla mia vita.
Non sono molto libero – invece – se corrispondo a tutte le mie pulsioni, se do risposta irriflessa a tutti i miei bisogni o a tutte le mie voglie e alle mie paure, se non compio alcun discernimento sulle occasioni che mi si parano davanti nelle diverse circostanze della vita.

Per cogliere il valore o l’urgenza dei ‘no’ da pronunciare, posso cominciare dal ricordare i ‘sì’ che ho già detto, quelli che caratterizzano la mia vita e nei quali mi identifico. Se ne faccio memoria sarà più facile riconoscere i ‘no’ da dire, trovare le motivazioni e il sostegno per affrontare quel disagio e quel senso di privazione che ogni ‘no’ provoca dentro di noi.

La quaresima che fra poco cominceremo, può essere una buona occasione per compiere questa verifica personale sui ‘sì’ e sui ‘no’ della mia vita, per riconquistare la libertà che mi rende uomo (vale anche per le donne).

Pubblicato da tecnodon

Prete cattolico ed educatore Parroco a Santarcangelo e Assistente AGESCI

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