Cieli nuovi e terra nuova

E’ tutto scritto nella Bibbia, ma è molto difficile per noi comprenderlo e assumerlo.
Nel tempo di Avvento invochiamo la venuta del regno di Dio, regno di giustizia e di pace – come abbiamo pregato nella seconda domenica di Avvento -, ma dentro di noi pensiamo che il Signore, con la sua venuta, venga a “perfezionare e correggere” quello che noi abbiamo realizzato, le nostre tante “torri di Babele”, testimonianza della nostra intraprendenza, della nostra genialità, della nostra capacità di organizzare il mondo. Questo è il regno che noi attendiamo: quello in cui Dio si viene a congratulare con noi assumendo quello che noi abbiamo realizzato.

Invece il Vangelo ci ha ammonito più volte, anche nelle ultime domeniche: “Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta” (Lc 21,6), e si stava parlando del tempio di Gerusalemme, la dimora stabilita da Dio tra gli uomini. Neppure quello si salverà.

Il regno di Dio ci viene annunciato dalla Bibbia non come una realtà umana migliorata e corretta dai difetti che, inevitabilmente, noi ci portiamo dietro, ma come una realtà completamente nuova, realizzata da Dio e donata a noi.
Il libro dell’Apocalisse su questo tema è molto chiaro: «E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: “Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate”. E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”» (Ap 21,1-5). 

Per questo motivo è importante accogliere l’invito di Giovanni il Battista e tornare nel deserto, in un luogo per noi non abitabile e non organizzabile, nel luogo dove solo Dio può dare la vita e può consentire all’uomo di vivere (come Israele ha sperimentato nel cammino dell’Esodo). Lì, dove l’uomo sperimenta tutta la sua impotenza, si manifesterà il regno di Dio come realtà nuova e gratuita che deve essere accolta come un dono. Allora l’uomo comprenderà cosa significano per il Signore la giustizia e la pace.

E tutte le nostre “robe”? Tutto quello che noi abbiamo edificato e costruito “per la gloria di Dio”? Sarà proprio tutto da buttare?
Il vangelo secondo Matteo (25,31-46) ci testimonia che di tutto quello che noi abbiamo realizzato rimarrà solo ciò che è testimonianza di amore e di bene, di accoglienza e di cura, di rispetto e di riconciliazione: questo sarà assunto dal regno di Dio perché noi, vivendolo, lo abbiamo anticipato.

Pubblicato da tecnodon

Prete cattolico. Formatore in seminario ed Assistente AGESCI

Una opinione su "Cieli nuovi e terra nuova"

  1. Io mi auguro che venga un cielo e terra nuova quando finalmente il mondo si accorgerà che conviene mettere in pratica tutto il Vangelo. Forse senza farlo apposta, la presidente Meloni ha detto che non si può continuare a tenere nella miseria tanta gente e poi lamentarsi se da queste arrivano malattie. Quando c’era il morbo di Ebola un giornalista disse: ” Noi mandiamo missili atomici ma questo popolo , nella sua estrema miseria ,ci manda i microbi di una malattia incurabile: Chi vince?”

I commenti sono chiusi.

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