Accoglienza e annuncio

Ho già scritto su questo tema, ma ci ritorno perché sento che è una questione che merita un approfondimento.
Mentre in un tempo non lontano l’annuncio del Vangelo richiedeva al/alla credente di partire per andare in altri paesi del mondo, nel nostro tempo, a causa dell’eccezionale movimento migratorio che vede migliaia di uomini, donne e bambini cercare rifugio in Europa, l’annuncio del Vangelo è strettamente legato alla disponibilità all’accoglienza di coloro che bussano alla nostra porta per domandare riparo da carestie, guerre, persecuzioni, condizioni di vita impossibili e disumane.

Per noi cristiani l’annuncio del Vangelo non è un processo di proselitismo o di colonizzazione; non è neppure il tentativo di convincere o imporre un modello di pensiero o di vita.
Per noi che abbiamo conosciuto l’esperienza del Regno di Dio e, come afferma la parabola (Mt 13,44-45), abbiamo trovato il tesoro nascosto nel campo per il quale vale la pena dare via ogni cosa, annunciare il Vangelo significa condividere ciò che abbiamo di più prezioso, ciò che abbiamo scoperto ci consente di essere uomini e donne che vivono la vita in pienezza, in libertà, in responsabilità, in fraternità … nonostante le fragilità che condividiamo con tutti gli esseri umani. Abbiamo scoperto che è vero quello che afferma il Concilio Vaticano II e che Giovanni Paolo II ripeteva continuamente: «Chiunque segue Gesù Cristo, uomo perfetto, diventa lui pure più uomo» (Gaudium et Spes 41).
Per noi accogliere non può significare soltanto condividere il cibo, la casa, le condizioni di salute o di libertà sociale e politica. Per noi cristiani, nel totale rispetto della liberà di ogni persona, accogliere significa anche condividere ciò che rappresenta la perla più preziosa della nostra vita, ciò che rende la nostra vita ancora più preziosa.

Annunciando il Vangelo noi non facciamo un torto a nessuno!
Tale annuncio privilegerà sempre la forma della testimonianza rispetto a quella dell’insegnamento, perché – come abbiamo imparato da tempo – “il mondo ascolta più volentieri i testimoni dei maestri” (Cfr. Paolo VI, Evangelii nuntiandi); ma non si sottrarrà alla responsabilità di rendere ragione della speranza e della fede che ci muove, perché la nostra testimonianza non si fonda su valori generici, ma sulla sequela di Colui che ci ha rivelato il vero volto dell’uomo e la sua altissima vocazione (Cfr. Gaudium et spes 22).

L’adesione personale a Cristo e al suo Vangelo, interpellerà la coscienza di ogni uomo e di ogni donna, la sua libertà, la sua responsabilità.
Tale adesione non è e non sarà mai la condizione previa per accogliere uomini e donne, bambine, bambini o giovani, che bussano alla porta delle nostre case e delle realtà educative (scuole associazioni, oratori, centri educativi) che rappresentano la comunità cristiana. Ma non sarebbe giusto, né rispettoso, censurarci sulla testimonianza della nostra fede in nome di una neutralità teorica che rende tutto astratto e asettico.

La nostra accoglienza, vissuta personalmente, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità o associazioni, diviene la sfida più grande a mettere in atto gli auspici del documento sulla Fraternità Umana firmato ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019 da papa Francesco e dal Grande Imam Ahamad al-Tayyib, una fraternità vissuta in nome di Dio, un Dio che per noi cristiani ha il volto concreto del Signore Gesù Cristo.
Sento questa difficile opportunità dell’accoglienza come una grande sfida su cui si gioca molto della nostra credibilità e della nostra missione di credenti in questo tempo, una missione che, come sempre è accaduto, deve fare i conti con opposizioni interne ed esterne alla comunità cristiana, e ci chiede di comprendere cosa significhi oggi “obbedire a Dio e non agli uomini” (Cfr. At 4,19).  

PS: ho scritto questo testo per motivare un mio intervento molto sintetico al Consiglio Generale 2021 dell’AGESCI, che ha provvidenzialmente approvato una mozione (05/2021) sull’accoglienza di ragazzi e ragazze di altre religioni nella nostra Associazione. Credo che non solo per i capi dell’AGESCI questa accoglienza rappresenti una sfida importante; per questo ho pensato di ampliare la mia riflessione anche al di fuori dell’Associazione.

Pubblicato da tecnodon

Prete cattolico. Formatore in seminario ed Assistente AGESCI

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