Domande sull’Afghanistan

Il mondo intero si è ricordato dell’Afghanistan: tutti gli occhi del mondo, da quelli “rapaci” di Cina e Russia, a quelli un po’ ipocritamente contristati degli USA e dell’UE, sono puntanti su quel piccolo territorio, uno dei più poveri del pianeta, flagellato da quarant’anni di conflitti. Tutti noi in questi giorni leggiamo decine di articoli che ci raccontano la situazione disperata della gente a seguito della conquista della capitale e delle principali città del Paese da parte dei talebani.
Mentre l’Occidente si interroga su come gestire la frittata di cui almeno in parte è responsabile senza perdere troppo la faccia; mentre tutti sono preoccupati di difendersi dall’onere di sostenere un’eventuale ondata migratoria causata da un’evidente crisi umanitaria; mentre molti si domandano quale tipo di rapporto stabilire con il nuovo governo dell’Afghanistan; mentre molti si stracciano le vesti sul probabile destino dei più fragili (donne, bambini e giovani) in una situazione segnata dalla violenza e dall’intolleranza … io ho pensato di pormi tre domande semplici – forse anche un po’ ingenue – a cui non ho trovato risposta nella lettura dei vari testi che ho trovato in rete.

1. Chi ha armato i talebani?
Dopo venti anni di controllo del territorio da parte degli USA e della NATO, dopo venti anni in cui queste persone sono state ridotte in minoranza e – di fatto – esiliate in luoghi reconditi del loro stesso Paese o accolti in Pakistan, come hanno fatto nel giro di poco tempo a presentarsi armati fino ai denti? Da dove provengono i soldi che hanno permesso di acquistare una quantità così notevole di armi? E chi ha loro venduto queste armi? Chi aveva interesse che in Afghanistan si creasse questa situazione?

2. I talebani rappresentano la maggioranza in Afghanistan?
Abbiamo compreso da tempo che la realtà sociale dell’Afghanistan, come quella di altri paesi della medesima area, non si presenta unitaria, ma frammentata in diversi gruppi etnici e tribali. Se, come appare in questi giorni, ci sono moltissimi cittadini e cittadine molto preoccupati riguardo alla presa di potere dei talebani, perché non sono stati aiutati ad una mobilitazione popolare per respingere le truppe armate dei talebani? Perché l’esercito non è stato sostenuto dalla popolazione e si è dileguato o arreso? Perché non si è organizzata una resistenza popolare che manifestasse il volere della maggioranza dei cittadini? Si parla di una grande corruzione dei capi politici; si accusa il Presidente – fuggito negli Emirati Arabi – di aver trafugato milioni di dollari … ma dov’è l’Afghanistan reale alternativo ai talebani? Perché in questi venti anni, oltre che addestrare l’esercito e la polizia non si è lavorato per costruire una rete sociale di persone capaci di reagire ad una presa di potere violenta?

3. Perché in questi venti anni non si aiutato l’Afghanistan a valorizzare le materie prime che possiede nel suo sottosuolo?
Ho sentito oggi che la Cina ha già stipulato contratti per centinaia di milioni di euro per poter sfruttare le grandi risorse minerali presenti nelle miniere dell’Afghanistan: rame, litio, ferro, oro e pietre preziose. Sembra che la cosa fosse nota a tutti gli esperti.
Perché in questi venti anni, mentre si è cercato di aiutare quel Paese a costruire un sistema democratico, non lo si è aiutato a mettere in piedi le infrastrutture necessarie per valorizzare il patrimonio che possedeva? Perché non si è accompagnato il Paese verso un’autonomia economica?

Quando si avrà il coraggio di compiere una verifica seria su quanto è accaduto e sulle responsabilità di ognuno, credo che sia importante anche dare una risposta a queste domande, perché venti anni di impegno, migliaia di miliardi di dollari spesi, il sacrificio di centinaia di uomini e donne a cui è stato chiesto di impegnarsi in quello scenario fino a dare la vita … chiedono delle risposte a chi ha avuto la responsabilità di quanto è accaduto in questi anni.

Leggo questa mattina (20/08/2021) su Avvenire questo interessante articolo: Afghanistan. I patti di Doha e il giallo sul confine con l’Iran. Domande e dubbi

Pubblicato da tecnodon

Prete cattolico. Formatore in seminario ed Assistente AGESCI

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