Cittadini

Questa mattina ho ricevuto la prima dose di vaccino. L’ho ricevuto a Morciano perché mi era comodo farlo lì. Mi sono recato alla fiera pensando di fare in fretta – così mi avevano assicurato – e invece, tra tutti i passaggi necessari, ho impiegato due ore, tempo che mi sono goduto osservando la gente che era intorno a me, che come me otteneva gratuitamente questo presidio contro una malattia che ha mietuto nel mondo quasi otto milioni di vittime e causato tanti danni dal punto di vista sociale ed economico.
Alcuni pensieri da questa esperienza.

La prima cosa che mi ha colpito è stata la gratuità: nessun cittadino è chiamato a pagare nulla per ricevere questo vaccino. So che in Italia questo lo diamo per scontato e sono convinto che sia giusto che sia così, ma non credo affatto che sia scontato, conoscendo quanto i governi del mondo stanno sborsando per acquistare questi vaccini e quanto le case farmaceutiche stanno guadagnando dalla loro vendita.
A me e a tutti coloro che erano con me questa mattina, è stato dato gratuitamente. Vorrei dire semplicemente grazie. E’ bella la nostra democrazia che riconosce la salute delle persone un valore e non un elemento su cui speculare.

La seconda cosa che mi ha colpito è che questa vaccinazione di massa, oltre che un grande valore sanitario e sociale, ritengo abbia anche un valore simbolico.
Molte persone convergono insieme per compiere un gesto importante per la loro salute e per la salute degli altri. Quella fila vissuta per tappe insieme a quelle persone, per me è stata l’occasione per riconoscerci uniti da uno stesso destino e desiderosi di compiere un gesto collettivo che segnasse la fine di una sofferenza. Mi sono tornate alla mente le immagini del presidente Mattarella e del presidente Draghi che si sono recati, come comuni cittadini, al centro vaccinale di Roma nella loro fascia di età. Lì per lì avevo pensato che fosse una sciocchezza; che fosse più giusto che loro avessero una corsia preferenziale; ma oggi ho compreso meglio il valore della condivisione di un gesto collettivo e di quanto sia stato importante per i rappresentati del popolo condividere la fila con tutti, perché in quella fila c’è il senso del procedere insieme, di un lottare insieme, di un condividere insieme una speranza.

La terza e l’ultima cosa che mi ha colpito è stata quella delle fasce di età.
Tutti quelli che dovevano fare la prima dose (come me) più o meno avevano la medesima età e sono stati molti coloro che si sono riconosciuti e, in quel lungo tempo in cui erano “costretti” ad attendere, si sono scambiati ricordi e notizie sul presente della loro vita. Mi ha molto divertito vedere e ascoltare queste/i cinquantenni ritrovarsi gioiosamente, trasformando un adempimento in un’occasione di ritrovo, ancora più bella dopo tanti mesi di distanziamento sociale.

Mi è piaciuto oggi sentirmi un cittadino insieme ad altri cittadini, condividere con tutti un impegno e una speranza. Io non ho perso la pazienza in quell’attesa, ma l’ho trasformata in un’occasione per riconoscere che qualcosa di prezioso stava accadendo proprio sotto i miei occhi. Sono molto grato per questa particolare esperienza vissuta che tra circa un mese si ripeterà per la seconda dose.

PS: una gradita sorpresa è stata scoprire che il medico che mi ha fatto il triage era un bimbo che ho accompagnato per la prima comunione alla Colonnella; è lui che mi ha riconosciuto e che ha voluto conoscere i passaggi che avevo vissuto in questi anni. E’ stato un altro elemento simpatico di questa giornata, anche se ha certificato ufficialmente il fatto che sono anziano 🙂 Deo gratias!

Pubblicato da tecnodon

Prete cattolico. Formatore in seminario ed Assistente AGESCI

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