Risonanze

Nel pomeriggio del 27 aprile, sono stato invitato a moderare un incontro presso la Biblioteca Baldini di Santarcangelo sulla relazione di amicizia tra da don Giovanni Montali e Rino Molari (qui il video integrale dell’incontro).
Vorrei semplicemente lasciare sul mio taccuino digitale alcune risonanze e riflessioni scaturite dall’incontro di ieri in cui Piergiorgio Grassi, Maurizio Casadei e don Gabriele Gozzi ci hanno dato moltissimi spunti.

L’impegno dei cattolici nella Resistenza non armata, nasce dall’esigenza di difendere la dignità dell’uomo. E’ un’affermazione che avevo già letto in diverse pubblicazioni, ma che ieri è ritornata con forza, pochi giorni dopo che nel Mare Mediterraneo sono affogate 130 persone nell’indifferenza di molti.
Pur vivendo in un sistema democratico da molti anni, non sono pochi gli ambiti in cui la dignità dell’uomo oggi è minacciata; le crisi che sono esplose in modo fragoroso negli ultimi mesi (sanitaria, economica, sociale, demografica, climatica, migratoria, politica, …) portano come denominatore comune, o come effetto collaterale, un atteggiamento di difesa di interessi di alcuni a scapito di molti e, sostanzialmente, di indifferenza di fronte alla dignità dell’uomo. Qual è la Resistenza a cui noi siamo chiamati oggi?

Nei racconti che ieri sono stati sviluppati, sono state citate una serie di persone che io ho conosciuto, ma che mai avevo pensato potessero avere avuto un ruolo così importante nella storia del nostro territorio: don Carlo Savoretti, don Antonio Bartolucci, don Michele Bertozzi … solo per citarne alcuni. Li ho conosciuti che erano già anziani, dei nonni, ma non ho mai pensato che valesse la pena spendere del tempo per ascoltare le loro storie di vita e di impegno pastorale e sociale. Mi sono un po’ rattristato al pensiero di aver perso un’occasione importante.
In particolare mi sono ricordato di don Antonio Bartolucci che ho incontrato un’unica volta, quando ero diacono, presso la parrocchia Saludecio; ho suonato al campanello, mi ha aperto la porta; abbiamo parlato forse per due minuti: ero andato a portare del materiale per il seminario. Lui non era tanto interessato a quello che dovevo dire io e a me ha colpito solo che era un po’ trasandato. Se avessi avuto voglia di chiedergli di raccontarmi di sé! Se non avessi avuto gli occhi velati dall’apparenza! Che incontro straordinario sarebbe stato! Un’occasione mancata!
Quando siamo di fronte agli anziani li vediamo nella loro fragilità attuale, ma non sempre ricordiamo che qualcuno di loro potrebbe avere storie significative da condividere con noi, storie personali che hanno fatto la storia. Basterebbe un po’ di tempo e di pazienza per mettersi in ascolto e lasciarsi istruire.

Democrazia, cultura e perdono: le tre armi di don Giovanni Montali per contrastare la cultura totalitaria. Che strano pensare a dei preti come maestri di democrazia! Ma dobbiamo riconoscere che quella generazione la democrazia l’aveva imparata fuori dalla Chiesa e l’aveva riconosciuta come buona.
La cultura, condivisa con il prof. Molari, come arma potente per contrastare il pensiero unico, per riconoscere il bene, il vero e il bello dovunque si manifesti. Una cultura – quella di don Montali – fondata sulla Scrittura e sulla Dottrina sociale della Chiesa.
E poi il perdono, come sigillo della sua testimonianza evangelica, come quella parola che alla fine fa davvero la differenza, che dice che pasta di uomo sei.
Che uomo straordinario è stato don Giovanni Montali!
Contemporaneamente radicato in modo assoluto al suo territorio e legato alla sua gente e capace di agire in dialogo con il Papa per riportare alla comunione ecclesiale Romolo Murri. Attento ai problemi di ogni famiglia della sua parrocchia e pronto a dialogare con i grandi autori europei di cui traduceva le opere. “Pensare globalmente e agire localmente“. E’ uno slogan diffuso che in don Montali ha visto la sua incarnazione.

Il valore dell’amicizia come sentimento generativo di vita e di bene. L’amicizia vissuta da Molari e Montali non è stata solo la condivisione di un bene; ma una relazione che è stata capace di generare del bene oltre a loro stessi. Non abbiamo tante notizie di come questa amicizia sia stata vissuta (i tempi chiedevano grande discrezione). Ma possiamo pensare che questi due uomini straordinari, totalmente dediti al bene della famiglia, della comunità ecclesiale e della Patria, si siano aiutati vicendevolmente e che, da quei colloqui, da quei confronti, sia nata e sia stata sostenuta con determinazione la volontà di rendere il mondo migliore e più rispettoso della dignità della persona.

Mi piace concludere con questa frase riportata da una testimonianza di don Carlo Savoretti che fu il cappellano di don Giovanni Montali; “Montali non aveva nessuno nemico, ma solo amici di idee contrarie. Lui era prete, e ha fatto del bene a tutti. Non guardava in faccia alle idee. Don Montali era l’amico ideale. Per lui l’amicizia era una cosa sacra“.

Un modo di vivere l’amicizia che gli ha permesso di incontrare Rino Molari, ma che gli ha anche permesso di fuggire all’arresto grazie ad uno di quegli “amici di idee contrarie” che, pur essendo fascista, lo avvisò che quella notte sarebbero venuti ad arrestarlo e gli permise di salvare la sua vita, anche se, per rappresaglia, furono uccisi suo fratello e sua sorella.

Consiglio a chi non lo avesse fatto di leggere il testo curato da don Gabriele Gozzi e pubblicato da Pazzini, Don Giovanni Montali. La forza della carità per una rinascita civile. Il testo, che vede l’introduzione di Piergiorgio Grassi, riporta un bellissimo saggio di don Gabriele e altri contributi di Davide Arcangeli, Anna Lucciola e Roberto Cesarini, oltre che ad una breve selezione degli scritti di don Montali e, in appendice, la riproduzione dei pannelli della mostra organizzata nel 2019 dalla Parrocchia di san Lorenzo e dal Comune di Riccione.

Pubblicato da tecnodon

Prete cattolico. Formatore in seminario ed Assistente AGESCI

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