Tra il dire e il fare

Neppure la notte sospenda i tuoi doveri di misericordia. Non dire: «Ritornerò indietro e domani ti darò aiuto». Nessun intervallo si interponga fra il tuo proposito e l’opera di beneficenza. La beneficenza, infatti, non consente indugi. (Gregorio Nazianzeno)

Le cose belle prima si fanno e poi si pensano. (don Oreste Benzi)

Queste due frasi hanno caratterizzato la riflessione di questa mattina e sono venute ad illuminare una fatica che vivo spesso: in determinate circostanze mi nasce da dentro una bella idea, un gesto che mi sembra bello da porre in atto (una telefonata, la visita ad una persona, l’impegno economico a favore di una realtà di cui condivido il lavoro, …), ma poi accade che non procedo immediatamente a dare concretezza a quell’idea e, inevitabilmente, essa sfuma e finisce nel mio cumulo di “buone intenzioni” mai realizzate (il proverbio dice che lastricano la strada per l’inferno).

Cosa mi impedisce nel passaggio?
A volte la pigrizia, a volte gli adempimenti quotidiani, le cose da fare, altre volte – è la situazione peggiore – il perfezionismo, la ricerca della situazione ottimale per realizzarli esattamente come si sono rivelati nel mio pensiero.

Credo che dovrei dare più credito a quei pensieri buoni, che nascono dal mio cuore, che sgorgano dalla mia memoria affettiva; riconoscere loro più dignità, tanto da fermarmi e prendermi il tempo necessario per realizzarli.

Mi colpisce che uno degli impegni quaresimali sia l’elemosina.
E’ una pratica piuttosto denigrata tra “noi benpensanti”, tra i “perfezionisti strutturati” che, dopo anni di riflessioni condivise, hanno sentenziato che la carità deve essere progettata. Eppure il vangelo, nella sua semplicità, ci invita ad aprire il cuore alla persona che abbiamo davanti, senza la pretesa di risolvere tutti i suoi problemi, ma riconoscendola come un fratello o una sorella con cui possiamo condividere, quel giorno, quello che abbiamo in tasca.
E’ un gesto semplice, immediato. Una risposta semplice ad una domanda semplice. Sta a noi, al nostro cuore, alla nostra disponibilità all’incontro effettivo con quella persona, farlo diventare – almeno per noi – un gesto significativo.

Anche quei pensieri buoni che sgorgano spontaneamente dal mio intimo dovrebbero essere messi in atto con la medesima semplicità e immediatezza. Forse non saranno perfetti, ma almeno non finiranno nel cumulo delle buone intenzioni che sono state scartate semplicemente perché io non ho concesso loro di nascere come un gesto semplice e concreto.

In questa quaresima c’è ancora un po’ di tempo per la mia conversione. Ma non devo indugiare, altrimenti anche questa si ridurrà una buona intenzione mai realizzata.

Pubblicato da tecnodon

Prete cattolico. Formatore in seminario ed Assistente AGESCI

2 pensieri riguardo “Tra il dire e il fare

  1. E’ vero: Don Oreste ha detto che le cose belle prima si fanno e poi si fanno. Tuttavia, per esperienza personale ( è stato mio padre spirituale per anni) posso assicurare che prima di fare egli passava attraverso una vita di preghiera impressionante. Non a caso, quando ci entusiasmava per la figura di Gesù (*) eravamo molti a desiderare di diventare preti ma poi, quando ha dato vita ad innumerevoli opere di carità concreta sembra che i candidati al Sacerdozio siano diminuiti. Coincidenza? D.Romano Nicolini
    (*) Una volta saltammo la cena poichè Don Oreste incantò noi di quarta ginnasio per parlarci sulla figura di Gesù . Lo costringemmo a proseguire con il suo discorso anche se era ora di andare a cena.

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