Scuola: parliamo dei ragazzi?

Forse io sono la persona più distratta d’Italia, ma a pochi giorni dall’inizio della scuola, mentre ogni giorno fioccano articoli e interventi sulla distanza tra i banchi, sulla capienza degli autobus, sui tempi in cui sarà opportuno o obbligatorio portare la mascherina, … non ho ancora sentito nessuno parlare di come aiutare il reinserimento a scuola dei nostri bambini/e, ragazze/i e giovani dopo sei mesi di lockdown scolastico.

E’ facile per tutti farsi prendere dalle questione tecniche e logistiche, ma la scuola e tutti coloro che vi operano, più che alle questioni tecniche, ora dovrebbero dedicarsi alle questioni educative che, in questo anno più che in altri anni, saranno da prendere sul serio.

La ripartenza della scuola, infatti, non pone solo interrogativi di tipo sanitario.
Mi chiedo, per esempio, se siano state investite energie e risorse per aiutare le/i docenti ad affrontare questa particolare ripartenza, accogliendo i ragazzi con il vissuto di questi mesi, reinserendoli in un contesto che appartiene a loro, ma che è stato loro precluso per un tempo lunghissimo.
Mi chiedo se siano stati pensati percorsi ad hoc per quelle bambine e bambini, ragazzi e ragazze che, nonostante l’impegno per la D.a.d. sono di fatto rimasti esclusi per mancanza di infrastrutture o per la fragilità educativa del contesto famigliare.
Mi chiedo anche se la scuola, che insieme alla famiglia è la principale agenzia educativa del nostro Paese, si sia preparata per aiutare i nostri bambini/e, ragazze/i e giovani a comprendere cosa stia accadendo intorno a noi in questo singolare tempo della storia, come questo ci proietti in un orizzonte globale, come ci provochi in una responsabilità intergenerazionale, come ci obblighi ad una solidarietà internazionale… insomma se la scuola nel suo insieme aiuterà i nostri studenti e le nostre studentesse a formulare un giudizio su quanto sta accadendo, un giudizio che inviti alla responsabilità personale e collettiva, senza limitarsi a continuare a colorare arcobaleni.

Mi chiedo molte altre cose che, sinceramente, senza banalizzare o relativizzare troppo, mi preoccupano un po’ di più della distanza dei banchi e della capienza degli scuolabus… ma di questo non sento nessuno parlare.

Allora propongo: non sarà ora di cominciare a parlarne?

Pubblicato da tecnodon

Prete cattolico. Formatore in seminario ed Assistente AGESCI

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