Una chiamata inattesa

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Carissimi amici e amiche della parrocchia di Santarcangelo e cari amici tutti, come avete saputo dal Vescovo sono in partenza per Bologna, per assumere il servizio di rettore del Seminario Regionale, dove, da cento anni, si formano i seminaristi delle diocesi di Bologna, Ferrara e della Romagna.
È davvero difficile per me trovare le parole per condividere quello che sento in questo momento: i pensieri e le emozioni si sovrappongono e si confondono. Sarò breve e cercherò un’altra occasione per approfondire quanto sto vivendo.

Prima di tutto sento che è cosa buona e giusta rendere grazie al Signore perché, anche se in modo inatteso, ha rivolto il suo sguardo su di me per chiamarmi nuovamente alla sua sequela, perché lui sa che ho bisogno di sentire che la mia vita è guidata da lui e non da me o dai miei progetti. In questo passaggio, sento che si rinnova per me quanto il Signore ha detto a Pietro nel loro ultimo incontro: In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: “Seguimi” (Gv 21,18-19).

Dal punto di vista della fede è per me evidente che questa chiamata viene dal Signore, tramite la Chiesa. Sono prete da trent’anni (dal 1990), e avevo già dedicato al servizio di formatore in seminario ben diciotto di questi anni: pensavo fosse sufficiente. Eppure è arrivata questa chiamata impensata, inattesa e in un momento della mia vita in cui, come sapete, ho dovuto fare i conti con la fragilità della malattia.
I dialoghi che ho vissuto con il Vescovo Francesco sono stati trasparenti: non ho tenuto nascosto nulla delle mie preoccupazioni e dei miei pensieri. Mi sono sentito ascoltato e accompagnato dal Vescovo che, alla fine, mi ha confermato in questa chiamata al servizio del Seminario Regionale di Bologna. La sua conferma per me è stata il sigillo che questo è quanto mi domanda il Signore. Questo, anche se non toglie la fatica per lo strappo e la preoccupazione per il futuro, per adesso è sufficiente per farmi partire sereno.

Dal punto di vista personale sento nostalgia al pensiero di dover partire da Santarcangelo, per le tante belle relazioni che si sono create di cui voglio davvero ringraziare il Signore.
Ero stato inviato in questa parrocchia nel 2016 e l’impressione che avevo avuto, fin dal mio arrivo, era che ci sarei stato per molti anni, come don Sergio e don Giancarlo prima di me. In questi quattro anni mi sono speso senza risparmiarmi, senza tenere nulla da parte, donando tutto me stesso convinto che qui avrei condiviso tutto della mia vita.

Ora ci troviamo a vivere un momento di vita della Chiesa e come tale dobbiamo viverlo tutti: nella fede e nella comunione.
Nella fede perché dobbiamo chiedere a Dio di custodirci in questo passaggio e di ricordarci che è lui (e non le persone) che conduce la nostra vita e la vita della nostra comunità; nella comunione perché ci viene chiesto di ragionare con un cuore e una mente ampia che non pensa solo al nostro bisogno, ma che sa farsi carico delle necessità della Chiesa tutta.

Nei prossimi giorni cercherò di condividere alcuni pensieri sulla nostra comunità per fare memoria del cammino compiuto e tracciare quello che, secondo me, si può continuare.

Fin da ora vi chiedo di accogliere don Giuseppe Bilancioni, il nuovo parroco, come un grande dono: anche per lui credo non sia stato semplice lasciare una comunità in cui era da molti anni per venire a Santarcangelo. La vostra calda e festosa accoglienza sia di  rassicurazione a lui e di consolazione alle persone che lo saluteranno con commozione.

Questo passaggio segna anche un passo in avanti nella condivisione di impegno con la parrocchia di san Vito, un passo molto desiderato da don Giuseppe, che, soprattutto negli ultimi anni, ha lavorato perché tutto questo accadesse. Anche questa prospettiva ci deve vedere impegnati e coinvolti in modo positivo e costruttivo. Voglio fare gli auguri a don Ugo che assume la responsabilità di questa comunità parrocchiale: so che saprà mettersi a servizio con disponibilità, generosità e grande intelligenza.

Pur nei vincoli che le condizioni di questo tempo ci impongono, ci sarà il tempo e il modo anche per vivere i saluti, i ringraziamenti, le richieste di perdono e per affidarci reciprocamente alla misericordia di Dio.
Per adesso prendiamoci un po’ di tempo di silenzio per comprendere bene cosa sta accadendo, cosa il Signore ci sta domandando di vivere, quale passo in avanti ci chiede di compiere.
Vorrei condividere con tutti l’esempio di san Giuseppe che, di fronte alla maternità inattesa di Maria, non ha reagito istintivamente, non si è neppure lasciato guidare da una logica di giustizia teorica, ma, proprio perché era uomo giusto, si è lasciato condurre da Dio a vivere questa particolare esperienza che il Signore aveva preparato per lui.
Il Signore ci conceda la stessa docilità di cuore per sperimentare le cose grandi che lui ha preparato per tutti noi e che sapremo vedere se ci fideremo di lui.

Pubblicato da tecnodon

Prete cattolico. Formatore in seminario ed Assistente AGESCI

9 pensieri riguardo “Una chiamata inattesa

  1. Don Andrea,

    Mi mancherai, ci mancherai, mancheranno le bellissime messe dei bambini delle 10 alla collegiata ( mia mamma veniva a volte da Rivazzurra per partecipare), mancherà la tua intransigenza dottrinale, ma anche il tuo sorriso è il tuo vocione rassicurante. Ma come ha detto ieri sera mia figlia Anna (11 anni) molto triste per la tua partenza ( e anche quella di don Ugo) , dopo che le abbiamo spiegato dove andavi, quale era la tua nuova missione, lei ha detto che era contenta. Contenta perché nella tua nuova missione avresti formato nuovi sacerdoti e ci sarebbero stati più Don Andrea per tutti.

    Ti ringrazio per quello che hai fatto e spero di poterti salutare di persona.

    Un abbraccio
    Emmanuele

  2. Un caro augurio di cuore. Che la tua sete di verotà continui a condurre il tuo cammino e che tu possa continuare a seminare tanto. Ti stimo e prego per te.

  3. CIAO ANDREA.
    Un saluto sincero nel Signore, sono contento, perché ti sento contento. Un po dispiaciuto perché “perdiamo” una persona molto valida. (Immagino i sentimenti dei tuoi parrocchiani) Ma in realtà si tratta di un investimento per la nostra Diocesi e per le diocesi della Romagna. Il lavoro che ti aspetta è di quelli, certo non facili ma strategici ed importantissimi. I riferimenti Bibblici che ci hai richiamato sono profondi, non scontati e pertinenti.
    Tornare ad abitare “l’ambiente delle vocazioni” (il Seminario) oggi è quanto mai fondamentale, tirare fiori cose antiche e cose nuove dal tesoro della Chiesa è l’avventura che ti attende.
    Come hai un po fatto capire Vocazione é qualcosa che non possiamo “manipolare” ma appunto solo ascoltare, leggere, discernere e far crescere, per noi ed anche per gli altri. Proprio perché è il Signore che chiama Egli “nasconde” appunto, i suoi progetti nelle vocazioni e in modo speciale in quelle sacerdotali. Da esse dipende in modo significativo la direzione che la Chiesa dovra’ percorrere nei prossimi anni. Ti faccio i migliori auguri e non dubito del fatto che questa sia una di quelle situazioni che ti aiuteranno di esprimere a pieno il meglio di te stesso. Per quel che è possibile ti sono vicino e disposto a collaborare. Un ricordo reciproco nella preghiera. 🙏

  4. Da molti mesi non piove e siamo tutti nell’attesa di una bella pioggia ristoratrice; invece è arrivata la grandine….. ..
    In fondo, anche nel Cenacolo gli apostoli erano in attesa di un evento e venne il terremoto, ma col terremoto venne lo Spirito e fece tutto nuovo. AMEN. Un abbraccio

  5. Da quando sei stato “rubato” alla Colonnella e spostato in seminario mi è sembrato inevitabile che prima o poi qualcuno a livello regionale e poi nazionale si sarebbe reso conto dei tuoi talenti. Dispiace non averti più in loco, ma come notato già da altri è per un bene superiore alle nostre preferenze personali.

  6. Carissimo Don Andrea innanzitutto ringrazio Dio di avermi donato la tua conoscenza che mi ha guidato a capire quanto sia bello ascoltare la sua parola che quotidianamente metti al nostro servizio arricchendo le mie giornate.
    Indimenticabili i nostri incontri come le soluzioni alle mie domande. Sperando di continuare la tua conoscenza ti auguro un immenso augurio che ti renda soddisfatto di ciò che fai.Con ammirazione Ricci Iamino Roberto

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