Crisi di sistema

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Questa crisi sanitaria ha rappresentato e rappresenta uno stress test che ha evidenziato crisi di sistema su molti fronti. Alcuni sono molto evidenti: è andato in crisi il sistema economico e finanziario; è andato molto in crisi il sistema politico sia nazionale che europeo; è in forte crisi il sistema sanitario nonostante tutta la retorica sull’eroismo dei medici e del personale sanitario; è in forte crisi il sistema di aiuto alle persone più fragili che, come non dovrebbe accadere, sono lasciate a loro stesse, alle loro famiglie o all’attenzione di volontari; … ma è andato in crisi anche il nostro sistema pastorale ed ecclesiale. E’ così!
Tutti affermano che questa crisi deve portarci a riflettere sulle fragilità, per uscirne migliori… ebbene, credo che anche sul piano ecclesiale dovremmo approfittare per una bella riflessione che colga le fragilità di sistema che questa emergenza ha messo in evidenza. Io ne individuo alcune, altri ne individueranno altre.
– Senza voler mettere in discussione la centralità dell’eucaristia per la vita cristiana e per la vita ecclesiale, mi sembra però evidente che in questa situazione emerga che la nostra struttura ecclesiale sia troppo clericale e troppo centralizzata. Per tanti anni abbiamo parlato di “Chiesa famiglia di famiglie”, ma quando, come in questo tempo, il centro della vita ecclesiale deve essere forzatamente la famiglia, noi siamo andati in crisi, le nostre parrocchie sono andate in crisi. Ci chiediamo come fare con la catechesi, come fare per le celebrazioni, come fare per gli ammalati, … perché il nostro sistema è saltato e non riusciamo a provvedere, non abbiamo alternative, abbiamo chiuso bottega. Quando poi, come nel nostro caso, tutti i preti sono in quarantena, l’impressione che circola è che la comunità cristiana sia chiusa. Così non va bene, c’è qualcosa che deve cambiare! Le piste di riflessione teologica e pastorale erano e sono già tutte disponibili, ma chiedono di essere prese sul serio. 

-Bene la tecnologia, per carità! Mi immagino cosa sarebbe questa situazione se non avessimo questo prezioso supporto. Ma per la nostra comunità ecclesiale è necessario riconoscere che è tutto un po’ surrogato. Non voglio mettere in discussione la generosità encomiabile e la creatività di tanti che si sono adoperati per creare delle opportunità di collegamento con le proprie comunità (vescovo compreso). Qui parlo da liturgista (ogni tanto mi ricordo di esserlo) e chiedo ai miei fratelli: è più “vera” una messa seguita in streaming o la celebrazione della liturgia delle ore? Consente di partecipare effettivamente al mistero pasquale una messa partecipata alla TV oppure la celebrazione delle lodi o dei vespri vissuti nella propria famiglia? Dal punto di vista teologico non c’è alcun dubbio; la prima è un surrogato, mentre la seconda è autentica e piena. Ma noi non abbiamo educato alla liturgia delle ore, che, dopo più di cinquanta anni dalla riforma liturgica, è ancora per pochi eletti. Certo, nelle nostre parrocchie celebravamo messe a profusione anche per poche persone, ma come abbiamo abilitato i nostri fedeli a vivere il loro sacerdozio battesimale? Come possono vivere quel culto in spirito e verità che il Padre ricerca, quello che, come dice Paolo nella lettera ai Romani (cap. 12), si fonda sull’offrire sé stessi in sacrificio spirituale gradito a Dio? Perché ci accontentiamo di fornire surrogati invece di orientare chi ha la possibilità, sulla via dell’autentica partecipazione al mistero pasquale?

– E il grande tesoro della Parola di Dio? In questo momento in cui abbiamo bisogno di essere sostenuti nella fede e nella speranza, come stiamo aiutando le nostre comunità e i nostri fedeli a prendere in mano il Vangelo per riscoprire il volto di quel Dio buono che in Gesù si è rivelato come l’amore che si dona, e per smascherare l’immagine idolatrica e demoniaca di un dio che vorrebbe il nostro male e ci manda le malattie perché noi soffriamo meritatamente? Ci sono tanti presunti maestri di pensiero, alcuni molto ascoltati nelle nostre famiglie, che parlano in modo indecente di quanto sta accadendo; come sterilizziamo questo modo malato di parlare di Dio se non con un ritorno autentico alla sorgente della Parola di Dio? Come abbiamo “vaccinato” la nostra gente contro certe eresie? Come le sosteniamo?

Stiamo vivendo una grande prova e una grande purificazione. 
Queste domande sarebbero state vere anche in circostanze normali, ma per pigrizia o per ideologia, abbiamo preferito non porcele; o se ce le ponevamo, il calcolo “economico” costi/benefici richiesto da una conversione ci è sembrato non conveniente.
Ora il piatto è saltato. Ora tocchiamo con mano la fragilità del sistema che abbiamo costruito e difeso. Questa consapevolezza non ci può lasciare indifferenti, ma deve portarci a cambiare modo d’agire senza pensare che, passato tutto, tutto ritorni semplicemente come prima: saremmo doppiamente colpevoli!
Per fortuna, come accennavo, non dobbiamo inventare nulla, ma solamente prendere sul serio quanto la Chiesa stessa ci sta dicendo da decenni e farlo diventare una pista di lavoro per il prossimo futuro. A me sembra che questa conversione possa essere il frutto che ci viene donato da questa emergenza.

“Andrà tutto bene”, ma non tutto andava bene.
Possiamo essere protagonisti di questo cambiamento in meglio. Dipende da noi! Da tutti noi!

Pubblicato da tecnodon

Prete cattolico. Formatore in seminario ed Assistente AGESCI

2 pensieri riguardo “Crisi di sistema

  1. Bravo, bravo, bravo. Grazie. Mi pareva di essere un po’ eretica a pensarla così. Le tue parole mi sono state di conforto. Dio ti benedica e ti conceda secondo il tuo cuore.

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