Apocalisse da virus? No grazie!

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Era inevitabile che qualcuno proponesse una lettura apocalittica di quanto sta accadendo. Fin dai tempi di san Paolo, abbiamo sempre dei “super cristiani” che, sostenuti da rivelazioni molto particolari ed esclusive, oltre che da interpretazioni molto discutibili della Scrittura, ci annunciano, in modo roboante, che i flagelli presenti sono l’anticamera della fine del mondo, per inesorabile volontà di un Dio che si è stancato di noi e del nostro peccato (sic!); neanche la nostra era tecnologica e iper-scientifica è stata risparmiata da questo fenomeno che ha caratterizzato ogni epoca della storia, anzi, come ben sappiamo, certe affermazioni trovano grande risonanza sui social.
Anche se sono fortemente tentato, non farò il processo alle intenzioni di chi propaga certe interpretazioni. Scelgo di credere nella loro buona fede (ancora sic!), ma devo dire che non sono assolutamente d’accordo con queste interpretazioni, che reputo gravemente fuorvianti. Per questo, invece di ignorarle, ho pensato di confutarle.

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Biglietto lasciato nella cassetta postale di una santarcangiolese

Il primo motivo di dissenso lo esprimo perché riconosco in queste interpretazioni una pessima lettura del libro dell’Apocalisse. Questo libro biblico rappresenta la buona notizia della vittoria finale di Dio sulle potenze del male e del mondo, e tale vittoria coinvolge l’umanità. Non condivido l’interpretazione superficiale e cinematografica, che pretende di rappresentare Dio come un essere che compie il male e agisce con violenza contro gli uomini.
Dio è Padre e vuole il nostro bene.
La Vergine Madre di Dio (più volte citata sui social in questi giorni) è madre di misericordia.
Dio non ci manda le sventure, ma, in mezzo alle sventure che accadono, ci testimonia il suo amore e la sua vicinanza, perché ci vuole bene. Questa è la vera rivelazione (apocalisse in greco) che Dio ci vuole far conoscere. Il tema della presenza del male nel mondo e delle conseguenze di questa presenza sugli innocenti, è un tema complesso che non può essere risolto in poche righe. Sicuramente Dio non è origine e fonte del male e chi sostiene il contrario, si sbaglia in modo grave sul contenuto della nostra fede.

Il secondo motivo di dissenso lo esprimo perché ravviso, in certe interpretazioni, l’intenzione di condurre alla fede suscitando la paura. Ma potrà la fiducia in Dio essere suscitata dalla paura? Quel Dio che ci chiama amici, perché ci fa conoscere tutto di sé (Cfr. Gv 15), come potrà convincerci a fidarci di lui suscitando in noi il terrore attraverso la malattia o la violenza?
Il Nuovo Testamento ci narra e ci testimonia di una scelta di amore fatta da Dio per noi; un Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio (cfr. Gv 6). Chi, come Paolo, ha fatto questa esperienza, può dire soltanto: se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Cosa dobbiamo temere se Dio ci ha amato così? (Cfr. Rom 8).

Con quale spirito e quale intenzione qualcuno pensa di suscitare la fede in altri infondendo paura e insicurezza, quando la frase che nella Bibbia ricorre più di frequente (secondo alcuni rabbini ben 366 volte solo nell’Antico Testamento – una per ogni giorno dell’anno) è: “Non temere perché io sono con te“? Qual è il volto di Dio che essi annunciano? Anche se usano la Scrittura per sostenere i loro discorsi, non mi riconosco in questo volto del Signore, perché non corrisponde a quanto ci ha annunciato Gesù.

Il terzo motivo di dissenso lo esprimo perché, in certe posizioni, vedo sempre qualcuno preoccupato che il mondo intorno a noi cambi; mentre io, leggendo il Vangelo, ho capito che devo cambiare io, che mi devo convertire io; che solo convertendo me stesso alla volontà di Dio posso cambiare quel pezzo di mondo che io vivo e, così, consentire a Dio di “regnare” in esso. Non mi convince molto chi fa la predica agli altri e dice agli altri come dovrebbero essere e cosa dovrebbero fare. Mi piace di più chi lavora su sé stesso e, attraverso ciò che vive aderendo alla parola del Vangelo, contagia altri condividendo il bene di cui è divenuto partecipe. La logica delle invettive, tipiche di certe impostazioni, porta sempre a denunciare il male negli altri, senza essere preoccupati di condividere quanto di bello viviamo.

Infine, guardando i santi e le sante che la grazia di Dio ha generato nella storia della Chiesa, mi sembra di vedere che la pienezza della vita cristiana si riconosca, soprattutto, in una vita che esprime la gioia del Vangelo, piuttosto che in una voce che semplicemente denuncia e intimorisce il prossimo. Francesco d’Assisi è divenuto santo, non perché ha denunciato i molti mali del suo tempo ed annunciato punizioni divine, ma perché ha vissuto la perfetta letizia, la gioia del Vangelo, ed ha contagiato con la sua testimonianza migliaia di altri uomini e donne che hanno scelto di seguirlo, cambiando il volto e la storia della Chiesa, del nostro Paese e del mondo.

Le cose che accadono intorno a noi, soprattutto quelle da cui ci sentiamo travolti e che non possiamo controllare, sono un’occasione per fare i conti con la nostra fragilità e crescere nella fiducia in Dio a partire dalla esperienza del suo amore.
La paura, sia quella che nasce spontaneamente in noi, sia quella che può venire indotta da chi, irresponsabilmente, ha diversi interessi (anche religiosi) per alimentarla, non è mai una cosa buona, non è mai qualcosa che dovremmo auspicare.
Come credenti e discepoli di Gesù, non siamo inviati ad annunciare la punizione di un Dio che è arrabbiato e vuole punire l’uomo disobbediente, ma la buona notizia di un Dio che, di fronte alla disobbedienza dell’uomo, si spoglia della sua divinità e si fa nostro servo, perché noi, di fronte a questo amore disarmato, ci commuoviamo e ci lasciamo coinvolgere in quella relazione che Dio desidera vivere con noi fin dalla creazione del mondo, nell’abbraccio di un Padre che attende di riaccogliere il proprio figlio, anche dopo che ha sbagliato gravemente.
Non c’è spazio per minacce e invettive, neanche per un presunto buon fine.

Pubblicato da tecnodon

Prete cattolico. Formatore in seminario ed Assistente AGESCI

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