Il mio celibato

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Si è parlato e si parla molto del celibato.
Se ne parla più fuori della Chiesa, che nella Chiesa.
A volte se ne parla con poca delicatezza, come se fosse un cancro da estirpare,
un vincolo da cui è necessario liberare qualcuno.

Trovo così strano questo interesse ossessivo sul celibato dei preti!
In un’epoca in cui è consentito ad ognuno di fare quello che vuole – soprattutto in ambito affettivo e sessuale -, molti si sentono in dovere di sindacare sulla scelta del celibato dei preti, sulla sua ragionevolezza, sulla sua opportunità … non vi sembra curioso?

Per me il celibato non è ne’ motivo di orgoglio, ne’ un peso.
E’ un dono che mi è stato fatto, che ho accolto con responsabilità,
un invito che mi è stato rivolto, che ho accolto liberamente.
In alcuni giorni è una sfida,
che mi porta combattere per non sentirmi esonerato dall’esigenza di amare;
un impegno, che mi richiama alla fedeltà di un legame,
perché non sono un single;

un vuoto, che rischia di essere riempito in modo insensato
quando mi ripiego su me stesso e non vivo secondo il Vangelo.
Altri giorni rischia di divenire un idealismo;
e allora mi fa bene toccare con mano la vita degli sposi
e dei genitori della mia comunità,

per contemplare un amore che chiede di essere declinato
in piccoli gesti
più che in grandi proclami.

Diventando più adulto, ho scoperto che il celibato
è anche una forma di povertà evangelica,
un modo per vivere la fede nella quotidianità,
quella fede che, quando emerge più forte il bisogno di essere amato,
di essere custodito,

mi riporta a cercare nella relazione con il Maestro
la certezza che c’è chi ha cura di me,
c’è Qualcuno per cui la mia vita è preziosa,
c’è Qualcuno che dona ogni giorno la sua vita per me.

Per il resto, certamente non mancano
figli, fratelli e sorelle, … come Gesù ha promesso;
molti di loro non mi fanno mancare l’affetto, la stima e l’attenzione.
Altri mi chiedono di donarmi con gratuità,
di perdonarli con misericordia,
di mandare giù qualche rospo, quando il loro modo di porsi è maldestro,
esattamente come avviene in tutte famiglie e a tutti i genitori.

Ringrazio Dio per questa vita che mi ha donato.
Ringrazio Dio per questa vocazione a cui mi ha chiamato.
Ringrazio Dio perché, nella sua misericordia, ha pazienza con me.

Ancora, come nel giorno della mia ordinazione,
chiedo con semplicità e fiducia,
che Dio porti a compimento l’opera che ha iniziato in me.

4 Risposte

  1. perfettamente d’accordo………………..il peso è nella scelta che poi è normale come per ogni altra scelta che esclude e altre possibilità ma forse il problema è proprio questo in un’epoca che confonde la libertà con il poter fare tutto ciò che hai voglia di fare e l’amore con il piacere

  2. Sei un grande prete! Dio solo riempie la nostra vita! e quando è donata……….Grazie Andrea.

    >

    1. maria giovanna zavatti |Rispondi

      Grazie Don Andrea per la tua bella riflessione….concordo con le tue parole!

  3. Grazie Andrea per questa tua personale e profonda riflessione sulla tua “vita da prete”! Bella anche la foto con don Giancarlo!!😉

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