Un annuncio che non teme la diversità

Filippo-e-leunuco

Di questi giorni vissuti a Pesaro con i preti della mia diocesi, per riflettere insieme sulla realtà delle persone omosessuali, sulla loro accoglienza nella comunità cristiana e sulle tematiche inerenti al Gender, c’è un’immagine che mi ritorna alla mente e che mi da respiro: è il racconto dell’incontro tra il diacono Filippo e l’eunuco etiope, ministro della regina Candace. Si tratta del racconto del battesimo del primo non ebreo e di un uomo che viveva segnato dalla mutilazione e dalla infecondità. Ripropongo il testo.

Un angelo del Signore parlò a Filippo e disse: «Àlzati e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». Egli si alzò e si mise in cammino, quand’ecco un Etìope, eunuco, funzionario di Candace, regina di Etiopia, amministratore di tutti i suoi tesori, che era venuto per il culto a Gerusalemme, stava ritornando, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaia. Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti e accòstati a quel carro». Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». Egli rispose: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui. Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:
Come una pecora egli fu condotto al macello

e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa,
così egli non apre la sua bocca.
Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato,
la sua discendenza chi potrà descriverla?
Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita.
Rivolgendosi a Filippo, l’eunuco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». Filippo, prendendo la parola e partendo da quel passo della Scrittura, annunciò a lui Gesù. Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c’era dell’acqua e l’eunuco disse: «Ecco, qui c’è dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?». […] Fece fermare il carro e scesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunuco, ed egli lo battezzò. Quando risalirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’eunuco non lo vide più; e, pieno di gioia, proseguiva la sua strada. Filippo invece si trovò ad Azoto ed evangelizzava tutte le città che attraversava, finché giunse a Cesarèa. (At 8,26-40)

Mi sembra che ripercorrere questo testo, cogliendo lo stile ispirato di Filippo nell’incontro e nell’annuncio, possa dirci alcune cose interessanti riguardo quello che noi siamo chiamati a vivere nell’incontro con le persone omosessuali o appartenenti alla galassia LGBT.

1. Un angelo invia Filippo
C’è un intervento divino alla radice dell’incontro narrato. Filippo non si reca in quel luogo per sua iniziativa personale, ma perché viene esplicitamente inviato. Il luogo, ad una prima vista, è tutt’altro che favorevole all’annuncio:  perché andare su una strada deserta? Tale strada è davvero una periferia umana. La strada va verso sud e sembra che nessuno la percorra. Ma proprio lì, in quella strada deserta, appare un viandante, un uomo che viene descritto in merito alla sua nazionalità, alla sua condizione, al suo ruolo e alla sua fede. Si dice che è un etiope, un eunuco, un importante funzionario della corte di Candace, regina di Etiopia. Si dice – inoltre – che è un proselito, appartenente a quegli uomini di fede ebraica, ma non di origine ebraica (forse proprio come Filippo: Cfr. At 6).

2. Correre, accostarsi, sedersi accanto
Lo Spirito in persona dice a Filippo di mettersi a correre e di accostarsi al carro dell’etiope. Questi due inviti hanno una valenza molto diversa, ma hanno ambedue a che fare con il tempo. Il correre è un’azione che richiede una certa determinazione nell’affrettarsi, quasi addirittura uno sforzo. L’accostarsi richiede delicatezza e rispetto, quasi un rallentare.
Prima Filippo deve correre, quasi rincorrere quel carro; è chiamato ad affrettare il passo per mettersi al passo del carro. C’è un adattamento che Filippo accetta; non è lui che impone il ritmo iniziale. Poi Filippo deve mettersi accanto, si deve registrare sul passo dell’altro se lo vuole incontrare.
Successivamente sarà lo stesso etiope che inviterà Filippo a sedersi accanto a lui.
Sono tutti movimenti che dicono di un protendersi verso l’altro che Filippo deve incontrare.

3. Un duplice ascolto
Nella dinamica dell’incontro, Filippo vive un duplice ascolto. L’ascolto dell’etiope, poi, insieme a lui, l’ascolto della Parola.

Prima viene l’ascolto dell’uomo, di ciò che gli fa battere il cuore, di ciò che coglie il suo interesse. Filippo è fortunato; quell’uomo sta leggendo la Scrittura e un passo molto importante della Scrittura: uno dei canti del Servo scritti da Isaia.
L’ascolto di quell’uomo viene dall’essersi accostato in modo discreto e gentile, non invadente o arrogante. L’ascolto è il primo atteggiamento di apertura dell’apostolo.
Quell’ascolto, poi, diviene attivo e si trasforma in una domanda: comprendi quello che leggi? La domanda manifesta un interesse per la persona che si rende disponibile a lasciarsi guidare, a lasciare che qualcuno gli apra la strada alla comprensione.
L’ascolto della persona, seguito dall’invito a sedersi accanto, conduce al comune ascolto della Parola di Dio. E’ molto bello questo movimento: Filippo non arriva con una proposta, ma si mette accanto a quell’uomo per ascoltare insieme a lui la Parola.
Filippo ha ben presente che la Parola di Dio è viva e si apre in modo diverso alla comprensione proprio a partire dai vissuti che incontra; e che ci sono dei vissuti che divengono la chiave per comprendere in modo più profondo quella Parola.
Filippo conosce bene quel testo; è uno dei testi che la comunità cristiana, fin dai suoi primi passi, ha riconosciuto come molto importante per comprendere e interpretare il mistero della morte e risurrezione di Gesù in chiave salvifica.
Quella parola di Isaia risuona nel cuore dell’eunuco etiope; quell’immagine di umiliazione, di vita recisa che non esclude una discendenza… ma di chi parla quel testo? Parla del profeta Isaia? Parla di qualcun altro? Parla di me?
E’ la domanda importante che quell’uomo rivolge a Filippo, e Filippo gli annuncia Gesù.

4. Annunciare Gesù
La formula usata da Luca è così sintetica che ci lascia senza fiato.
Che cosa gli avrà detto per suscitare la sua fede?
Gli avrà annunciato Gesù, che si è fatto lui pure maledizione; che ha volontariamente scelto di vivere da povero ed eunuco, per rivelare agli uomini la potenza del Regno di Dio che fa sorgere la vita dalla morte. Avrà annunciato Gesù che ha amato fino a dare la vita e gli avrà annunciato che Dio lo ha glorificato facendolo risorgere dai morti. Gli avrà annunciato dell’azione dello Spirito di Gesù nella comunità dei credenti, una comunità di uomini e donne che hanno aderito nella fede a Gesù e che hanno ricevuto il battesimo, principio di vita e fecondità nuova. Forse gli ha annunciato solamente quelle parole che papa Francesco, nella Christus vivit, dice essere il cuore del kerygma: “Dio ti ama. Cristo ti salva. Egli vive e vuole che tu viva.” Gli annunciò Gesù.

5. Cosa impedisce che io sia battezzato?
L’annuncio trova un cuore accogliente. L’annuncio di Filippo feconda il cuore di quest’uomo segnato dalla morte e subito nasce il desiderio di partecipare in modo pieno alla fede. Cosa impedisce che io sia battezzato?
Alcuni antichi codici riportano un dialogo tra Filippo e l’etiope che culmina nella professione di fede necessaria per ricevere il battesimo. La critica storica ha ritenuto questo versetto non originale, ma una glossa dei copisti per introdurre il gesto del battesimo, e per questo nelle nostre bibbie non lo si ritrova. Lo riporto perché ci aiuta a dare una risposta a quella domanda: cosa impedisce?
[v. 37: E Filippo disse: «Se credi con tutto il cuore è possibile». E quegli rispose: «Credo che Gesù Cristo è Figlio di Dio».]
In questo testo, come in altri del libro degli Atti degli Apostoli, la dimensione determinante per ricevere il battesimo, è la fede in Gesù, Figlio di Dio; tale fede è ciò che conduce alla conversione del cuore e consente di ricevere il battesimo; così come, durante il tempo della missione vissuta da Gesù in Galilea, Samaria e Giudea, l’accoglienza della sua Parola e la fede in Lui consentivano le guarigioni, le liberazioni e le risurrezioni.
Secondo il rito antico, Filippo e l’eunuco scendono insieme nell’acqua affinché quell’uomo potesse ricevere il battesimo.

6. Un congedo segnato dalla gioia
Usciti dall’acqua – dice il testo – lo Spirito rapisce Filippo e lo porta altrove sottraendolo alla vista dell’uomo eunuco. Ciò che rimane a quell’uomo è una gioia intensa che, possiamo ben supporre, abbia cambiato la sua esperienza di vita, vivificandola e liberandola dalla cappa della morte da cui si sentiva definito precedentemente.
Molte domande ci potremmo porre: ma non c’è una comunità che lo accompagna? ma come cresce in quell’uomo il dono del battesimo? chi lo aiuta a far sì che esso si dilati nella sua vita e lo conduca a scelte di vita coerenti?
Tutte queste domande (molto importanti per noi) non interessano il testo di Atti che è soprattutto preoccupato di testimoniare come la potenza della risurrezione di Gesù agisca nella vita di quell’uomo.

7. Alcune note per noi: cosa ci insegna Filippo?
Un testo biblico non dice tutto quello di cui noi abbiamo bisogno, non risolve tutti i nostri problemi pastorali. Da questo testo traggo solo alcuni spunti, riproposti in modo essenziale, senza alcuna pretesa di esaustività.
– E’ il Signore che invia Filippo, proprio lui tra tutti i missionari della prima Chiesa, su quella strada deserta. Non ci viene detto perché. Non ci viene rivelato il contesto. Solo un racconto  molto estemporaneo che ha come centro l’incontro con quella persona destinataria dell’annuncio. 
– Filippo è chiamato ad inseguire e a rallentare. Occorre registrare il nostro passo sul passo di coloro che vogliamo incontrare. Filippo è determinato nella corsa e discreto nell’accostarsi. Audacia e delicatezza: due atteggiamenti che vanno equilibrati con attenzione.
– In ascolto dell’altro. In ascolto dell’Altro. C’è il mistero di Dio da rivelare e condividere, ma prima ancora c’è un mistero del cuore dell’uomo – di ogni uomo – da scoprire. C’è una disposizione all’ascolto che deve essere re-imparata da una comunità cristiana molto più  preoccupata di parlare, di dire e proclamare, non sempre di ascoltare.
– Un annuncio essenziale che deve far incontrare con la persona di Gesù e suscitare la fede in Lui. E’ Gesù che cambia la nostra vita; è la fede che fa la differenza perché mi pone sotto uno sguardo amorevole di Dio. Penso che quell’uomo, segnato da una profonda ingiustizia e da una totale mancanza di speranza, in ascolto dell’annuncio proposto da Filippo, si sia sentito amato, abbia sentito che anche per lui c’era una proposta di vita che sorgeva dall’amore.
– Cosa mi impedisce? Lo sguardo del missionario sembra chiamato a posarsi più sul bene che c’è che su quello tutto quello che ancora manca. La sapienza secolare della Chiesa propone itinerari di crescita e di verifica dei cammini di adesione personale, ma è doveroso ricordare che il processo della fede è sostenuto dalla grazia sacramentale che opera anche dove umanamente noi non possiamo prevedere che avvenga un cambiamento. Nulla di magico, per carità. E’ il difficile e impegnativo discernimento personale da cui non ci possiamo sottrarre assumendo atteggiamenti rigoristi che vogliono difendere dei principi astratti. Lo stare seduti accanto; il toccare la carne della vita di quella persona, per poi arrivare a scendere insieme nell’acqua battesimale, è l’unico itinerario che racconta la dinamica dell’annuncio.
– Pieno di gioia. Il frutto del dono di Dio si manifesta immediatamente nella gioia di quell’uomo etiope chiamato a proseguire la sua strada. Non sappiamo più nulla di lui, ma la tradizione della chiesa ortodossa etiope lo vede come colui che ha portato il primo seme del Vangelo nella grande e ricca terra di Etiopia, culla di una feconda testimonianza evangelica.

8. Un incontro evangelico con la diversità
Quello tra Filippo e l’eunuco etiope, testimonia l’esito felice di un incontro tra due uomini molto diversi tra loro. Diversa era la nazionalità e la lingua, diversa le fede, diversa la condizione sociale e la condizione umana, … ma tutte queste diversità molto importanti non hanno impedito l’incontro nel nome di Gesù.
Lo Spirito di Gesù ha inviato Filippo in quel luogo e lo ha condotto a vivere quell’incontro. Filippo, per parte sua, ha messo ogni impegno per far sì che quell’incontro, avvenuto lungo la strada, potesse diventare un’occasione di annuncio; ha messo in campo sia l’audacia che la discrezione, è stato capace di ascolto, si è lasciato  lui stesso condurre dall’ascolto della Parola ed – infine – ha annunciato Gesù.
E’ Lui, come dice Paolo nella lettera agli Efesini e nella lettera ai Galati, che abbatte ogni muro e ci consente l’incontro anche con colui che è diverso. “Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne” (Ef 2,14); “Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.” (Gal 3,28).
Se ci lasciamo guidare dallo Spirito di Dio possiamo vivere in pienezza quegli incontri che lui ha pensato prima di noi, e possiamo dire come Pietro, dopo il battesimo dei primi pagani nella casa di Cornelio: “Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?” (At 11,17).
Ciò che umanamente può apparire un impedimento e un muro, guidati dallo Spirito di Dio – come Filippo -, può divenire l’occasione per costruire un ponte da percorrere insieme nella direzione che Dio ha pensato per noi.

3 Risposte

  1. Grazie…ho pianto per l’emozione che queste parole mi hanno generato. Prima di tutto per il cambiamento della Chiesa; prima di tutto per la consapevolezza che ogni persona può essere accolta da Dio ed essere esempio cristiano; prima di tutto per la l’amore che possiamo dare a tutti…Dio ci indicherà se lo ascoltiamo….

  2. Molto bello, grazie per averlo condiviso! Tra i molti spunti e suggerimenti sottolineo quello dell’ASCOLTO, purtroppo sembra che nella nostra epoca iperveloce nessuno abbia più tempo di ascoltare… nemmeno i preti e religiosi, travolti dalle troppe cose da fare… Mi è capitato anche in confessione di avere di fronte uno che parlava parlava parlava…e poi voi preti vi chiedete perché la gente non viene a confessarsi! C’è un grandissimo bisogno di ascolto, l’ho notato già nei bambini del catechismo che parlavano tutti insieme per farsi ascoltare da me, e nessuno ascoltava l’altro che parlava! Pensiamoci…

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