Religione dei valori

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Sono giorni che mi ritorna alla mente il testo del Vangelo di domenica scorsa: il dibattito grottesco che i Sadducei propongono a Gesù, mi sembra proprio l’esempio di quello che accade quando la nostra esperienza religiosa è fondata su dei valori e non si fonda sulla fede.
Gli studi dicono che i Sadducei facevano parte della aristocrazia / borghesia del tempo; collaboravano con i Romani per senso pratico e – probabilmente – per interesse personale; ricoprivano alte cariche nella gerarchia del tempio di Gerusalemme; non professavano la fede nella risurrezione dei morti, cosa che invece sostenevano e predicavano i Farisei.
Ma cosa credevano? Credevano nell’unità del popolo d’Israele e nella necessità di difenderlo anche a costo di compromessi. Probabilmente difendevano alcuni valori tipici della tradizione ebraica, ma senza radicarli in un’esperienza di fede personale. Il brano di domenica, nella versione di Matteo e di Marco, è molto più aspro nella risposta di Gesù: “Vi ingannate, perché non conoscete le Scritture e neppure la potenza di Dio” (Mt 22,29).

Una religiosità che non si aggancia alle scritture e alla fede rischia di trasformarsi in ideologia anche quando sostiene e difende valori importanti.
Che differenza c’è tra fede e religione? La religione è un sistema di tradizioni, riti, credenze; la fede è una relazione con Dio al quale sei disponibile ad affidare la tua vita.

La religione è rigida e tende a porsi sulla difensiva; la fede è dinamica perché – come ogni relazione – provoca ad un continuo cambiamento (conversione).
La tentazione di trasformare la religione in un sistema autonomo, che funziona anche senza Dio o dove Dio serve solo per accreditare ciò che noi abbiamo deciso essere importante e degno di essere difeso, è una tentazione sempre presente. L’eccessivo richiamo ai valori che non si concretizzano in un’esperienza vissuta, che vengono proclamati ed enunciati, dichiarati non negoziabili, ma rimangono sempre astratti, non conduce necessariamente alla fede. I valori li possiamo condividere con tanti – ed è una cosa buona, un terreno fecondo di incontro e di dialogo -, ma la fede è un’altra cosa!

La fede è una relazione che si confronta continuamente con le scritture considerate come tradizione vivente; la fede è una relazione che non conferma, ma che provoca e chiama a conversione; rispetto alla fede non mi sento mai arrivato, ma sempre in cammino; la fede è un’esperienza che condivido e annuncio, non che difendo anche violentemente.

Anche oggi abbiamo tante persone importanti che si richiamano ai valori cristiani senza professare la fede: ci può far piacere, ma ne riconosciamo anche il pericolo.
La testimonianza e il riferimento all’esperienza concreta ci preserva dal pericolo di trasformare la religione in un’ideologia, che come molte ideologie religiose sarà caratterizzata dall’intransigenza e vedrà il dialogo e il confronto come una debolezza o una cessione al relativismo.

Gesù non si tira indietro rispetto alla provocazione dei Sadducei, ma si colloca in modo corretto, richiamando ciò che è essenziale e che, poiché si trova nella potenza di Dio, non ha alcun bisogno di essere difeso da noi.
Gesù rimanda alle scritture e alla vera identità di Dio.
Gesù riporta l’esperienza di Abramo, Isacco e Giacobbe come testimonianza vissuta della relazione con Dio.

Anche noi corriamo il rischio con un eccessivo richiamo ai valori, di ergerci a difensori di sistemi che sono ispirati al cristianesimo, ne richiamano elementi importanti, ma non hanno nulla a che fare con la testimonianza della fede: è il pericolo dell’ideologia da cui il discernimento evangelico fatto in comunità, sotto la guida di coloro che hanno la responsabilità della conduzione della comunità. può preservarci. 

Una Risposta

  1. Grazie, sono perfettamente d’accordo con te!

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