Morte romantica?

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La coppia di questa foto, Jack e Phyllis Potter, invece è testimone di una grande cura reciproca. 

Questa mattina ho letto questo articolo che mi ha molto impressionato.
Racconta di una tragedia avvenuta nella nostra regione (a Carpi); una coppia persone  “anziane”, entrambe gravemente ammalate, si sono tolti la vita insieme.
Oltre la gravità del gesto, che fa pensare ad una situazione drammatica vissuta in solitudine (per circostanze o per scelta della coppia), c’è la gravità di una narrazione che vorrebbe trasformare in un gesto romantico estremo quello di una coppia di persone che si amavano e che hanno deciso insieme (!?) di suicidarsi. 

Cosa c’è di romantico in questa situazione di disperazione?
Quando una persona, e ancora di più una coppia, pensa di poter scegliere solo come morire, cosa c’è di emozionante?
Ma davvero l’unica risposta che noi sappiamo dare in una situazione di dolore estremo è quella di “una morte vissuta con dignità”? Davvero non ci potrebbe essere un’alternativa di vita vissuta dignitosamente nella malattia?

Conosco molte situazioni di coppie anziane in cui la cura reciproca, anche in situazioni di malattia grave, è la testimonianza di un amore vero, che è capace di rinnovarsi per compiere con fedeltà quella promessa nuziale che prevedeva momenti difficili, accanto a molti momenti belli (nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia).
Non conosco la storia di queste due persone e non mi permetto di giudicare loro.
Il loro gesto però mi sembra molto triste e non mi provoca nessuna emozione positiva.
La narrazione che ne viene fatta, volta a spacciare l’idea che ognuno singolarmente e – al limite – in coppia abbia il sacrosanto diritto di morire quando e come gli pare meglio, questa narrazione mistificante mi fa molto arrabbiare.

L’unico vero amore che conosco è quello che dona la vita per gli altri, che ama fino a morire per il prossimo come atto supremo d’amore. Questo mi commuove sempre. 
Altre narrazioni mi provocano solo una grande tristezza.

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