Apocalisse: invito e promessa

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Abbiamo concluso ieri sera il ciclo dedicato alla lettura del libro dell’Apocalisse, percorso di sette incontri animato dagli adulti dell’AC presso la Pieve di Santarcangelo.
Alcune note di cronaca: la partecipazione è stata ampia e fedele; mediamente 40-45 persone, con punte di più di 80, conferma che, anche durante l’estate, ci possiamo permettere di proporre itinerari di formazione; la maggior parte dei partecipanti era della parrocchia; qualcuno da fuori che si è aggregato volentieri.

Il metodo è stato semplice, ma efficace, in grado di coinvolgere le persone senza farle rimanere degli spettatori muti: la lettura continua del testo con alcune semplici spiegazioni che potessero aiutare a comprendere il significato del testo proposto; un breve tempo di lavoro personale e una risonanza comune; infine una proposta di attualizzazione per leggere la storia del nostro tempo alla luce del testo biblico.

L’obiettivo dichiarato, anche quest’anno, era quello di far (ri)prendere in mano la Sacra Scrittura alla comunità cristiana – soprattutto agli adulti – per leggerla insieme e conoscerla meglio, senza troppi timori e paure. 

Cosa ho compreso e vissuto io in questo percorso?
Per prima cosa mi sembra giusto sottolineare che proporre e guidare un itinerario biblico mi ha costretto a studiare e a trovare il tempo per approfondire testi che conosco, ma su cui non mi posso considerare esperto. E’ una bella opportunità che mi sono regalato.

Dopo questo anno molto intenso e molto dedicato a riflettere sull’attualità, mi sembrava opportuno ricuperare un orizzonte ampio di lettura della storia, per superare la tentazione di appiattirsi sul quotidiano e le sue problematicità.
Il libro dell’Apocalisse con il suo sguardo radicato nella Pasqua di Gesù e nella vittoria dell’Agnello immolato, mi ha aiutato a ricuperare la giusta prospettiva, a ricentrarmi sull’essenziale e a ritrovare il giusto passo per essere fedele alla quotidianità abitata da Dio.

L’Apocalisse, con il suo linguaggio netto e tagliente, ci rinnova l’invito a prendere sul serio l’esigenza della fedeltà alla testimonianza di Gesù; ci ricorda che non è difficile lasciarsi sedurre dalle logiche mondane del potere nutrite dalla violenza e dalla menzogna, e che quelle logiche non sono innocue, ma che provocano dolore e morte nel mondo. Rimanere fedeli a Gesù e al suo Vangelo richiede il dono della perseveranza, perché tale adesione può essere osteggiata duramente da coloro che si oppongono all’avvento del Regno di Dio. Il male che agisce nel mondo è già stato sconfitto, ma ancora può trarre in inganno e sedurre con la sua forza di persuasione legata allo spirito del mondo.

Rileggere tutta la storia e quanto accade ogni giorno alla luce della Pasqua di Gesù e della vittoria del Cristo sul male e sulla morte, ci consente di tenere fermo un punto di riferimento e di poter giudicare quanto accade in base alla corrispondenza o meno con questa azione divina che opera nella storia, sebbene in modo meno plateale e stupefacente. Avere un punto di riferimento, pur non garantendoci nulla riguardo alla riuscita e al successo dei nostri “progetti” (anche quando pensiamo che siano quelli che Dio vuole da noi), ci consente di non essere in balia delle circostanze e di poter procedere, seppur con fatica, verso la giusta direzione, là dove – alla fine – potremo incontrare il Signore vittorioso.

L’ultima parola della Bibbia: è come se l’Apocalisse avesse la consapevolezza di essere l’ultimo dei testi rivelati. Sappiamo dall’insegnamento della Chiesa, in particolare dalla Dei Verbum, che l’obiettivo della Rivelazione, per Dio, è rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (Cfr. DV 2); in questo senso il libro biblico che porta il nome stesso di Rivelazione (Apocalisse), essendo l’ultimo, non può che dire una parola ultima e importante su quanto Dio desidera comunicarci e rivelarci.

L’ultima parola della Bibbia, quella che tutto riassume, io la trovo scritta proprio nel cap. 21 di Apocalisse:

Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte 
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». E soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e vere». E mi disse: «Ecco, sono compiute!
Io sono l’Alfa e l’Omèga, il Principio e la Fine.
A colui che ha sete io darò gratuitamente da bere alla fonte dell’acqua della vita.
Chi sarà vincitore erediterà questi beni; io sarò suo Dio ed egli sarà mio figlio.

Ap 21,3-7

E’ una parola preziosa da custodire come un punto di riferimento, una bussola che guida il cammino nella storia.

Rimane un invito da accogliere e di cui farsi portavoce:

Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta, ripeta: «Vieni!». Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda gratuitamente l’acqua della vita… Colui che attesta queste cose dice: «Sì, vengo presto!». Amen. Vieni, Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù sia con tutti.

Ap. 22, 17.20-21

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