Fine Ramadan – Eid Mubarak

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Perché ho deciso di partecipare a Eid Mubarak, alla festa della fine del Ramadan organizzata a Santarcangelo il prossimo 5 giugno?
Mi sembra giusto darne ragione in anticipo, perché a qualcuno potrebbe sembrare strano o per lo meno inconsueto. Mi sembra anche opportuno dire che questa scelta impegna me individualmente e non l’intera parrocchia.

La prima ragione è molto semplice: sono stato invitato da amici e amiche musulmani che festeggiano e hanno manifestato il desiderio che anche io partecipi. Mi sembra cortese accogliere un invito fatto da persone con cui, da qualche mese, sono legato da amicizia. La scelta di accogliere una famiglia Siriana fatta con la mia comunità, mi domanda di coinvolgermi con semplicità in un momento per loro così importante.

La seconda ragione è che sono convinto che una vera integrazione non avverrà se non condividiamo (senza confusione) la nostra esperienza religiosa. Per fortuna le nostre esperienze religiose, accanto ai riti vissuti nei luoghi della fede (chiesa, moschea, sinagoga, tempio…), hanno anche delle importanti appendici in cui possiamo tranquillamente condividere la festa. E’ una bella opportunità che anche noi dovremmo valorizzare per le nostre feste religiose.

La terza ragione deriva dall’esigenza di provare a mettere in pratica il documento di Abu Dhabi sulla “Fratellanza umana” firmato il 4 febbraio dal Papa e dal Grande Iman di Al-Azhar. Quelle parole devono trovare delle piste per concretizzarsi; occorre iniziare a muovere qualche passo gli uni incontro agli altri (anche a costo di commettere qualche errore), altrimenti l’invito alla fratellanza umana rimane un’aspirazione che non ha gambe.

La quarta ragione è fondata sulla mia esperienza. A coloro che mi richiamano sulle difficoltà vissute da tanti cristiani e cristiane in varie parti del mondo (Pakistan, Nigeria, Indonesia, Sudan, Medio Oriente …) per i comportamenti violenti di alcuni gruppi fondamentalisti, vorrei dire che sono stato testimone in Albania e in Senegal (paese con una grande cultura del dialogo interreligioso in cui i cattolici sono poco più del 7%) di gesti di reciproca ospitalità nelle feste. Mi sono sembrati esempi significativi da provare a replicare, per avere anche da noi nuove narrazioni nelle relazioni tra persone che appartengono a diverse esperienze religiose.

La quinta e ultima ragione è che questa iniziativa è promossa da due associazioni che stimo per il loro impegno per la pace, il dialogo e la cultura dell’incontro. Una (Operazione Colomba) mi vede come aderente convinto e (nel mio piccolo) attivo; l’altra (Fermenta) è appena nata nella mia città e mi sembra un’esperienza interessante e da conoscere e sostenere.

La pace, il dialogo e l’integrazione si costruiscono con piccoli passi che sono fondati sulle relazioni di amicizia, sulla fiducia, sulla capacità di valorizzare il positivo, sulla visione speranzosa di un mondo in cui possiamo serenamente riconoscerci e vivere da fratelli e sorelle, pur nel rispetto e nell’accoglienza delle nostre importanti diversità.
Senza aver la pretesa di dettare una linea comune, sento semplicemente che la mia fedeltà al Vangelo e la mia testimonianza di cristiano passano anche per questa strada, una strada fatta di incontri con persone mi sono prossime e che, pur essendo diverse da me per nazionalità, cultura e religione, mi sono fratelli e sorelle in umanità e condividono con me questo tempo della storia; sento che questa storia dobbiamo provare a costruirla insieme, iniziando a condividere ciò che abbiamo di prezioso, ciò che ci rende pienamente umani (cosa più di una festa?).
A qualcuno posso sembrare solo un ingenuo idealista; io dico che preferisco passare per ingenuo e provare a testimoniare la speranza di un mondo diverso da quello in cui dominano il sospetto, l’odio e l’esclusione reciproca: in un mondo così non vedrei molto di umano e assolutamente nulla di cristiano.

Se qualcuno fosse interessato, cliccando sul link, può leggere questo articolo che ho scritto due mesi fa’ sul confronto e il dialogo interreligioso con i nostri amici mussulmani: Ma Dio è uno solo?

Per chi fosse interessato alla festa, qui sotto le informazioni.

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4 Risposte

  1. Penso sia una grande ricchezza condividere la fine del Ramadan con i musulmani. Se abbiamo il coraggio di confrontarci le differenze sono davvero poche. Lo so perché l’ho fatto…e non solo io ero stupita, ma anche la mia interlocutrice. Lo perché ho il Corano a casa…
    Questi giorni ho rivisto il film della vita di Ghandi e in più di una occasione ribadisce come il suo “parroco” passava dal libro Indù al Corano senza distinzione durante gli incontri. Ribadisce che siamo tutti credenti, non importa con quali diversità, crediamo tutti in Dio…comunque lo chiamiamo.
    Grazie dell’articolo.

    1. Laura quando hai tempo leggi anche l’articolo che cito.in fondo “ma Dio è uno solo?”. Grazie per il tuo commento e la tua testimonianza

  2. Si, è vero Dio è uno solo… è l’uomo che è diverso..
    Prova a mescolare due elementi che ci sono egualmente necessari, acqua e olio, rimangono sempre ben distinti, pensa di andare allo stadio(lascia stare gli ultras)
    Roma/Lazio se le tifoserie non fossero divise.. Purtroppo veniamo da secoli di lotte fra le religioni che con la scusa del Dio con noi lo hanno usato per ogni tipo di prevaricazioni, anche recenti, dal Got mit uns delle SS fino al dollaro.. In God we trust..
    Io non ho niente in contrario che ogni popolo, manifesti la propria cultura e le proprie usanze religiose nel rispetto del paese che li accoglie, (e sai benissimo che non è reciproco in tanti stati islamici),
    ma mi trovi contrario nel volere non solo propagandare e accettare anche se solo a titolo personale(e secondo me nella tua posizione di parroco non te lo puoi permettere).,anche se come dici per amicizia
    Se organizzi un incontro fra le due comunità per far festa e per conorsersi meglio perché ad es. un capeletti contro (anzi incontro) cuscus..
    Mi sembra San Paolo che rifiutato dagli Ebrei si rivolse verso i Gentili…
    Ciao donAndrea
    Un parrocchiano che non si sente Talebano..

    1. Carissimo Stefano, nessuno ti considera un Talebano, tanto meno io che ho imparato a conoscerti bene. Lo so che siamo in percorsi inesplorati e che alcuni potrebbero consigliarci di starne alla larga. Tu senz’altro conosci bene la frase attribuita a B-P “Se la strada non c’è, inventala!”. Secondo me ci troviamo in questa situazione. Non mi voglio rassegnare alle narrazioni problematiche, che conosco bene, ma voglio valorizzare il positivo che c’è per aprire strade nuove, senza presunzione e idealismi.
      IL tema della reciprocità che tu sollevi, riguardo ai diritti dei cristiani non riconosciuti in paesi a maggioranza islamica, è un tema molto diffuso che ha le sue ragioni. Noi però, in Italia e come cristiani, abbiamo altri punti di riferimento. La nostra Costituzione riconosce la libertà religiosa e la Chiesa sostiene che la libertà di culto fa parte dei diritti fondamentali di una persona. Per dirla a modo nostro, potremmo sostenere che vale il principio “chi ha più testa, la usi!”.
      Riguardo all’esempio su san Paolo credo che proprio lui che ha aperto sempre nuove frontiere ci spronerebbe a tentare, a non rassegnarci alla logica della divisione e neppure a quella minimalista della tolleranza… ma su questo potremmo parlare a lungo.
      Nel confronto tra couscous e cappelletti sono di parte. Ma lo sarei anche con un cristiano vegetariano o un italiano vegano. Non m sembra un ostacolo che ci debba fermare.
      Proviamo Stefano. Tentiamo ad accogliere gli inviti e a costruire amicizia. Poi, come siamo abituati a fare, compiremo le nostre verifiche e valuteremo i nostri errori.
      Grazie perché hai voluto condividere il tuo pensiero. don Andrea

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