Daniele e Greta: i giovani alzano la voce

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Una delle storie più avvincenti della Bibbia è quella che racconta dell’intervento profetico del giovane Daniele quando Susanna, moglie bellissima e fedele di Ioakìm, fu accusata ingiustamente di adulterio da due uomini che – ricattandola – volevano approfittarsi di lei.
Le cose si mettevano male! Susanna era stata condannata ingiustamente alla lapidazione; gli Ebrei della città di Babilonia erano costernati di fronte a quella condanna; conoscendo Susanna, sentivano che era stata commessa una ingiustizia, ma nessuno sembrava avere elementi per poterla scagionare: il suo destino sembrava segnato ineluttabilmente.
Inaspettatamente interviene Daniele, un giovane che sarebbe divenuto un grande profeta, ma che, in quel momento, è solamente un ragazzo. Daniele ha avuto il coraggio di alzare la voce dichiarando l’innocenza di Susanna; gli adulti della città – forse – non vedevano l’ora che qualcuno intervenisse, e chiesero a Daniele di sedersi in tribunale per il giudizio. Daniele svelò l’inganno degli uomini che avevano accusato Susanna e i giudici della città, accogliendo il giudizio emerso dal procedimento proposto da Daniele, procedettero alla condanna dei calunniatori (Daniele, cap. 13 se vuoi leggere il racconto, clicca sulla citazione del testo).

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Sono diversi giorni che intravedo una somiglianza tra questa bella storia biblica e i ripetuti interventi di Greta Thumberg, la giovane studentessa svedese che da diversi mesi ha dato il via a manifestazioni che hanno coinvolto milioni di giovani, lanciando l’allarme sul problema del riscaldamento globale. Qual è la somiglianza?
Mi sembra che Greta e i nostri giovani con le loro manifestazioni, come già Daniele a suo tempo, facciano quello che è nelle loro possibilità per richiamare gli adulti alle loro responsabilità e alla giustizia: alzano la voce
Sono molti anni che gli scienziati ci parlano dei cambiamenti climatici. Nel succedersi delle stagioni ci rendiamo conto che qualcosa sta cambiando, … eppure rimaniamo basiti, incapaci di reagire di fronte ad una realtà che ci sembra tristemente ineluttabile.
Greta e i nostri giovani, che il prossimo venerdì 24 maggio (nell’anniversario dell’Enciclica Laudato sì. Per la cura della casa comune, scritta da papa Francesco nel 2015) scenderanno nuovamente in piazza per il secondo sciopero globale per il clima, alzano la voce con la loro forza di giovani, per dirci che occorre mettere mano a delle azioni concrete perché il nostro pianeta possa essere una casa accogliente e salubre per tutti.
Nelle interviste che le vengono fatte, Greta, con grande schiettezza, dice di non comprendere il motivo di tutti i complimenti che le vengono rivolti, perché, di fatto, dopo mesi di manifestazioni, ancora non è cambiato nulla, e gli stessi governanti che amano farsi fotografare con lei, non hanno avuto il coraggio di compiere nessuna di quelle azioni necessarie al cambiamento delle cose.
Come Daniele, anche Greta e tutti gli altri giovani hanno bisogno che ci siano degli adulti che prendono sul serio il loro grido di allarme, che diano gambe, con azioni coraggiose di governo, alle esigenze legate al cambiamento delle condizioni climatiche in corso.
Se non c’è questo coraggio e questa determinazione, se gli adulti non fanno qualcosa di concreto per cambiare le cose, ogni apprezzamento e lusinga nei confronti di questi giovani risulterà una spregevole ipocrisia.

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Ai giovani che saranno in piazza desidero dire che hanno tutto il mio apprezzamento e il mio appoggio (spero di riuscire ad essere con loro). E mentre li sostengo nella loro protesta pacifica, mi permetto di ricordare che la storia ci ha insegnato che il mondo non cambia per via di rivoluzioni, ma solo per contagio positivo.
Se ognuno di noi, insieme alla giusta protesta, inizia a cambiare il suo stile di vita, confrontandosi con il problema della sostenibilità e della giustizia del nostro modo di vivere, allora le cose cambieranno.
Richiamiamo con forza tutti i responsabili a porre mano a delle politiche ambientali più rispettose delle esigenze del pianeta, ma non illudiamoci che le cose cambino “per decreto legge”: cambieranno se cambiamo noi, se cambierà quella piccola parte di mondo di cui ognuno di noi è responsabile.

A Dio piacendo, ci vediamo venerdì 24 maggio in piazza.

Una Risposta

  1. Bello! Grazie che mi arricchisci…

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