Non è un film

deborah-monterotonso

Ha già venticinque anni la canzone di Gerardina Trovato, scritta durante gli anni della guerra in Bosnia, quando quelle immagini di guerra entravano nelle nostre case attraverso la TV. Non eravamo più abituati alla guerra; era necessario ricordarci che non era un film quello che vedevamo, ma una storia vera di violenza e di ingiustizia.

Questa canzone mi è tornata alla mente più volte mentre – in questi giorni – sentivo le notizie dei fatti terribili di Monterotondo, notizie che ci parlano di violenza e di degrado. Non è un film, mi dovevo ripetere.
Penso soprattutto a Deborah e al dramma che si trova ora ad affrontare per essersi trovata nella condizione di aver ucciso involontariamente il proprio padre, un uomo con molti problemi, un uomo che si era lasciato sprofondare in una spirale di solitudine e degrado, incapace di vedere che le persone intorno a lui gli volevano bene e che volevano aiutarlo; un uomo che, soprattutto quando era ubriaco, aveva degli atteggiamenti molto violenti … un uomo molto problematico, ma sempre un uomo a cui lei, nonostante tutto, voleva bene.

E’ proprio lei, Deborah, che, nonostante il gesto compiuto nell’esasperazione del momento, vorrebbe aiutarci a vederlo così, facendoci sentire il suo dolore tramite quelle lacrime disperate che le sono sgorgate quando ha compreso cosa fosse accaduto.
Non è un film questa storia drammatica che ci è stata raccontata.
Non è un film in cui la principessa si è salvata da un mostro cattivo che meritava di essere eliminato.
Non è un film dove i buoni hanno vinto e i cattivi sono stati sconfitti.
Non è un film, ma una storia vera di violenza e di ingiustizia.

In questa storia drammatica non ha vinto nessuno! Non mi sento di provare nessun sollievo! Sento che è bene ricordarlo di fronte alle narrazioni che la stampa, la TV e i social media ci propongono a tamburo battente.
Tutto quanto è accaduto ci parla soprattutto di ingiustizia.

Ingiusta la situazione di vita di quelle donne che, impaurite, hanno dovuto fuggire dalla loro casa. Ingiusto che nessuno abbia potuto fare nulla per aiutare loro e quell’uomo che le intimoriva ripetutamente. Ingiusto che quella ragazza, così giovane, sia dovuta arrivare a questo limite per difendere sé, la madre e la nonna dalla violenza di quell’uomo che, quando beveva, diventava irriconoscibile nel suo essere padre e compagno…

Non posso non pensare a Deborah e al peso che si porta dentro; al fatto che – ora – è doppiamente vittima della violenza, e che ci vorrà molto tempo per accettare quanto è accaduto. Non è un film, ma una storia vera di violenza e di ingiustizia.

Altro che sollievo! Mi sento del tutto impotente e angosciato quando sento questa storia.
Mi piacerebbe che fosse solo un film.
Spero che ci sia qualcuno che ora aiuti queste donne, e Deborah in particolare, a ricuperare la pace…

Dio vi aiuti come solo lui sa fare. Io posso solo pregare.

3 Risposte

  1. Cristian Squadrani |Rispondi

    Bellissimo Andrea…… Bellissima riflessione sulla tristezza che questo avvenimento fa nascere in noi…. non ha vinto nessuno….. Grazie

  2. Purtroppo in queste storie sono sempre le donne a pagare il prezzo più alto…

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