13 maggio 1979 – 13 maggio 2019

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Il 13 maggio 1979 è stata una data molto importante per la mia vita.
Mi piace ricordarla come la data della mia vocazione.
Facevo la terza media. Non era un bel periodo della mia vita: il gruppo medie della parrocchia si era sfasciato a causa della partenza di don Giorgio per Taverna; senza entusiasmo avevo scelto una scuola superiore seguendo il pensiero dei più.
Nella settimana precedente don Pippo, il mio parroco, mi ha consegnato un invito dal seminario: domenica 13 maggio incontro riservato ai ragazzi della terza media.
Conoscevo quegli incontri; li frequentavo durante il tempo delle elementari e ne conservavo un ricordo bello, ma poi non ero più andato: mi ero totalmente coinvolto nel gruppo in parrocchia. Quella domenica non avevo nulla di meglio da fare e ho pensato di invitare i miei amici a venire con me. Da san Gaudenzo siamo andati in una decina.
Ci hanno accolto don Sanzio e don Vanni, due preti del seminario, che hanno trascorso la giornata con noi: non li conoscevo e loro non mi conoscevano. E’ stata una bella giornata: giochi ben organizzati, un momento di riflessione sulla figura del prete tramite un filmato, il pranzo con abbondanza di patatine fritte, la messa. E’ venuto anche Mauro Evangelisti, che la domenica successiva sarebbe stato ordinato diacono: ci ha invitato all’ordinazione. Tutto tranquillo. Apparentemente non era successo nulla.
Nel pomeriggio i miei genitori mi vengono a ricuperare. Eravamo in macchina, tra via Marecchiese e viale Valturio, e mia mamma mi chiede come fosse andata la giornata. Ho risposto: “Come sempre; le solite cose che si facevano anche ai tempi delle elementari; ci hanno parlato del prete“. Inaspettatamente mia mamma mi domanda: “Ma tu ci hai mai pensato di diventare prete?“. Io, in verità ci avevo pensato, ma mai molto seriamente. Era una cosa che aleggiava nella mia vita e non avevo mai avuto l’occasione di prenderla in mano con serietà: avevo avuto accanto due preti (don Pippo e don Giorgio) che stimavo molto, e che, pur essendo molto diversi tra loro, mi affascinavano con il loro modo di vivere. A mia mamma non ho risposto, credo, ma in quel momento ho cominciato a pensare che era ora di pensarci: ma come?

Il giorno dopo, il lunedì pomeriggio, ho preso la bicicletta e, senza dire nulla a nessuno, sono andato in seminario. La provvidenza ha voluto che, proprio in quel momento in cui io sono arrivato, don Sanzio stesse scendendo le scale, credo per andare a scuola. Mi ha riconosciuto e mi ha chiesto cosa facessi lì. Gli ho domandato:”Ma cosa si fa in seminario?” e lui è rimasto con me una mezz’ora a rispondere alle mie domande.
La sera sono andato in parrocchia e ho incontrato don Biagio che, in quel periodo, dopo la partenza di don Giorgio, seguiva i gruppi dei ragazzi delle superiori e aveva aggregato anche noi di terza media (quelli rimasti). Gli ho chiesto di parlare: gli ho raccontato dell’incontro fatto in seminario e che, quel pomeriggio, ero tornato per vedere. Lui mi ha ascoltato e incoraggiato a continuare a pensarci.

Il giorno successivo sono andato a trovare don Giorgio e ho parlato anche con lui. Anche don Giorgio mi ha aiutato a pensare, ponendomi delle obiezioni che mi hanno permesso di verificare ancora meglio quell’idea che stava crescendo dentro di me.
Ormai avevo deciso!
La sera – a cena – ho detto ai miei genitori che a settembre sarei entrato in seminario. Loro hanno accolto questa decisione con stupore e grande rispetto, chiedendomi di pensarci bene e di considerare l’importanza della scelta. Ho raccontato loro il breve percorso che avevo fatto in quei due giorni, con chi mi fossi confrontato e perché avessi preso quella decisione: pensavo che questa idea, che per tanto tempo aveva aleggiato dentro di me, dovesse essere verificata sul serio e che non ci fosse altro modo per farlo che entrando in seminario. Mi hanno ascoltato e accompagnato; non mi hanno detto la preoccupazione che c’era nel loro cuore per questa mia decisione; non mi hanno scaricato sulle spalle la loro angoscia di genitori di fronte alla partenza da casa di un ragazzo della mia età (me lo avrebbero raccontato solo diversi anni dopo). Mi hanno solo chiesto più volte di essere serio e mi hanno detto che avrei potuto tornare a casa in ogni momento, se avessi compreso che quella non era la mia strada.

In quella settimana mote altre cose sono cambiate: per esempio ho deciso di cambiare la scuola superiore in cui mi ero pre-iscritto e poi sono andato a parlare con don Pippo, il mio parroco, che, con poche parole, ma con grande tenerezza, mi ha detto semplicemente: “Bravo, sono contento! Ricordati che tutti gli anni che vivrai in seminario, saranno anni di purgatorio scontati“, e poi se n’è andato; per lui in quelle parole c’era già tutto: sostegno e ammonimento. Non era mai stato un uomo di tante parole, ma io, che lo conoscevo, avevo già capito che era contento e mi appoggiava.

La domenica ho partecipato all’ordinazione diaconale e presbiterale in Duomo: venivano ordinati preti Giuliano Renzi e Tarcisio Giungi (li avevo conosciuti in varie iniziative durante gli anni delle medie) e diaconi Mauro Evangelisti e Tarcisio Tamburini (che invece non conoscevo). Da ragazzo di 13 anni l’ho sentito come un momento importante, durante il quale ho confermato la mia decisione di entrare in seminario.

Oggi sono passati esattamente quarant’anni dal quel 13 maggio 1979 e sento di dover rendere grazie al Signore per quello che ha operato provvidenzialmente nella mia vita.
Tante persone mi hanno aiutato e accompagnato. Tante persone sono state il segno della presenza di Dio nella mia vita: i miei genitori, i preti che mi hanno accompagnato, gli amici che ho incontrato lungo il cammino … tutti hanno avuto un ruolo decisivo.
Devo riconoscere, con grande gratitudine, che la provvidenza di Dio mi ha aperto tante porte che ho avuto il coraggio di varcare con fiducia, ma anche grazie al sostegno di tanti. Come dice il Vangelo di oggi, dietro quelle porte ho trovato fin da subito vita in abbondanza.
Grazie al Signore e grazie a tutti coloro di cui il Signore si è servito per rivelarsi a me e per invitarmi a seguirlo.

Ora, Signore, porta a compimento l’opera che hai iniziato in me.

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