Ciò che rimane

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Mentre usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta». (Mc 13,1-2)
Ieri sera, guardando le immagini dell’incendio della cattedrale di Notre-Dame di Parigi, mi è tornato alla mente questo brano di Vangelo.
Certamente questo incendio è una grande tragedia per la Chiesa di Parigi, per la Francia e per tutta l’Europa. Il valore di quell’edificio sia sul piano artistico, culturale, simbolico che sul piano ecclesiale è enorme. Ciononostante, proprio in questi giorni di Pasqua, anche di fronte a un fatto come questo, siamo richiamati a riflettere su ciò che è essenziale e su ciò che alla fine rimane della nostra fede e della nostra storia.
Mentre giustamente ci affliggiamo per l’incendio della cattedrale di Parigi, dobbiamo molto di più preoccuparci per la situazione della comunità cristiana che dovrebbe abitare quelle chiese senza ridurle ad un museo o ad un monumento del tempo passato.

Una delle frasi più scandalose dette da Gesù, che secondo il vangelo di Matteo (Cfr 26,59-62) hanno rappresentato il pretesto della sua condanna di fronte al Sinedrio, riguarda proprio la distruzione del tempio: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. (Gv 2,19-21).
Non mi sembra un caso che Gesù abbiamo voluto usare questo simbolo per parlare della sua risurrezione e della sua Pasqua. Gesù sapeva di toccare profondamente la sensibilità dei Giudei, molto affezionati al Tempio, segno dell’unità e della gloria di Israele, testimonianza della presenza di Dio in mezzo al suo popolo.
Ma Dio non abita un tempio costruito dagli uomini. Salomone stesso, costruttore del primo e ineguagliato Tempio di Gerusalemme, proprio nel giorno della dedicazione ha pronunciato questa bellissima professione di fede: Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito! (1Re 8,27).
Anche il profeta Ezechiele, testimone della distruzione della città di Gerusalemme e del Tempio ad opera dei Babilonesi, contempla la gloria del Signore che abbandona il Tempio e si trasferisce là dov’è il suo popolo, in Caldea, tra i deportati. Sarà per mezzo della parola del profeta che la gloria del Signore si manifesterà in mezzo al suo popolo dopo che il Tempio è stato distrutto.

La Chiesa che nasce dalla Pasqua, testimoniata dagli Atti degli apostoli, quella che rappresenta ancora un modello a cui ogni comunità cristiana si deve riferire, per molti decenni vivrà senza avere luoghi dedicati al culto; ma era una comunità viva, una comunità di credenti impegnati nella missione e pronti a dare la vita nelle persecuzioni. Una Chiesa viva e senza chiese, ma capace di edificare, di testimoniare e di affascinare con una vita evangelica vissuta.
Ciò che è essenziale della nostra fede, ciò che dovrebbe rimanere e che dovremmo salvaguardare, è soprattutto la testimonianza dei cristiani che formano la Chiesa delle pietre vive, quella di cui le grandi cattedrali sono la testimonianza scolpita sulla pietra.

E’ giusto dispiacersi e provare commozione e dolore per quanto è accaduto ieri sera a Parigi, ma se ci fermassimo lì non avremmo compreso l’essenziale. Questa circostanza rappresenta per tutti noi, in qualsiasi parte del mondo, un monito e un richiamo a curare ciò che è essenziale.

Preghiamo per la Chiesa di Parigi che sperimenta questa ferita dolorosa. Preghiamo perché possa riavere presto la sua Cattedrale. Ma preghiamo soprattutto perché l’impegno che tanti, credenti e non credenti, metteranno in atto per la ricostruzione  di quel luogo importante, possa rappresentare l’occasione per ricostruire e rinforzare una comunità cristiana che, molto di più di un monumento, possa essere il segno di una presenza viva di Dio in quella grande e bellissima città.

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