Bene comune e pace sociale: verifica di un percorso e prospettive di lavoro

 

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Abbiamo concluso un itinerario di quattro incontri ed è saggio fare una breve verifica del percorso per continuare il cammino con consapevolezza.
Alcuni pensieri che abbiamo condiviso anche con il Consiglio Pastorale:

1. E’ stato un percorso opportuno e interessante. La comunità cristiana deve confrontarsi su queste tematiche che hanno a che fare con la realtà che viviamo nel contesto sociale in cui siamo inseriti. L’ampia partecipazione al percorso, dato anche dalla curiosità e dal periodo pre-elettorale che la nostra città si prepara a vivere, hanno favorito l’adesione alla proposta. Il percorso è sembrato utile e intelligente. Non tutti gli interventi proposti sono risultati semplici, ma è stato bello tenere un profilo alto della riflessione.

2. Il percorso sul Bene Comune ha portato “in parrocchia” persone che venivano da fuori Santarcangelo e che si sono aggregate intorno a questa iniziativa, santarcangiolesi che normalmente non partecipano alla vita ecclesiale, persone assidue alla vita comunitaria. L’incontrarsi è stato proficuo; il livello degli interventi significativo e rispettoso.

3. Anche il metodo di lavoro proposto, a partire dal magistero del Papa, è sembrato utile per ricuperare e fare sempre più nostri i riferimenti del magistero ecclesiale. I relatori che sono intervenuti, pur partendo dal testo, si sono sentiti liberi di approfondire la tematica secondo la loro personale sensibilità e competenza, aiutandoci a cogliere le implicanze di una riflessione che partiva dal testo del Papa.

4. C’è il desiderio di continuare il percorso dopo l’estate. E’ necessario formare un gruppo di lavoro che pensi e organizzi una proposta da svolgere in modo più disteso nel corso dell’anno. Le piste su cui probabilmente lavoreremo, comprenderanno l’approfondimento della Costituzione della Repubblica Italiana, soprattutto nella parte dei principi fondativi, e l’enciclica di papa Francesco “Laudato si’. Sulla cura della casa comune”, per fare nostro l’appello che è stato lanciato fin dal 2015 e che ora sembra sempre più urgente, come ci mostrano le manifestazioni di questi giorni.

prodi 1

Penso che possiamo fare nostro l’intervento di Ernesto Preziosi apparso su “Il Ponte” del 10 marzo u.s. (pag. 21) che cito in parte:
Senza smarrire la prospettiva storica, a noi compete misurarci con il presente e col fatto che «se non si trova una forma per esprimersi insieme, si rischia di essere inefficaci» o “irrilevanti”. Non è cosa facile e richiede un percorso – già avviato – di medio, lungo periodo. Segnalo tre livelli su cui spendersi. Tre livelli diversi, ma intrecciati tra loro nel vissuto delle persone.
– Il primo è quello di una formazione di base all’interno della comunità cristiana.  Dietro il disorientamento anche elettorale vi è una formazione debole, disincarnata, a talvolta spiritualistica, avulsa dalla storia. Vi è un compito primario da svolgere nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti, perché la fede illumini i criteri di giudizio, i modelli di comportamento.
– Un secondo percorso riguarda la dimensione culturale: la fede vissuta anche nella sua valenza culturale e sociale, nel proiettarsi della società, necessita di una progettualità, di una mediazione culturale.  L’impegno dei credenti in proposito può essere diretto ad alcune priorità e, tra queste, il tema dell’Europa, prospettiva non rinunciabile e, anzi, da sostenere evidenziandone gli aspetti positivi e i correttivi necessari.
– Il terzo percorso riguarda le forme della partecipazione politica e chiede di ripensare gli strumenti, i partiti in primis…
Dobbiamo tornare a parlare di politica. I vescovi ci sollecitano e la realtà che abbiamo intorno interpella la nostra responsabilità. Per farlo dobbiamo essere capaci di dialogare tra credenti senza scandalizzarci delle posizioni diverse che possiamo avere, ma coltivando il confronto nella stima e nel rispetto reciproco…. (
I credenti e l’impegno politico oggi).

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