Martire combattente?

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E’ di ieri la notizia della morte di Lorenzo Orsetti, giovane uomo italiano che ha scelto di partecipare al conflitto in Siria schierandosi e combattendo con l’esercito curdo: una scelta forte e consapevole, come testimonia la lettera/testamento che ha lasciato ad un connazionale con cui ha condiviso la medesima scelta.
In questi tempi in cui predomina il narcisismo e l’indifferenza diventa addirittura motivo di vanto – anche a costo di trasgredire le leggi e le regole dell’umana solidarietà -, la scelta di Lorenzo Orsetti ha scosso le nostre coscienze e, in un periodo in cui siamo a corto di eroi, c’è qualcuno che è tentato di indicarlo come modello positivo di impegno.
E’ quanto mi sembra emerga da questo articolo di Futura D’Aprile, una giovane giornalista esperta di questioni mediorientali, che arriva quasi ad indicarlo come un martire della libertà.

Personalmente non sono d’accordo!
Pur nel rispetto assoluto della persona di Lorenzo, ritengo  che la sua scelta di andare a combattere in Siria, sia stata sbagliata.
L’esigenza di schierarsi ed impegnarsi per la libertà e la pace, la scelta di non rimanere indifferenti di fronte ad un conflitto crudele e assurdo come quello siriano, non credo che possa considerare come utile l’opzione di combattere da una parte contro l’altra.  La  storia ci insegna da secoli che la violenza genera solo violenza, e non importa quale sia il colore della divisa che agisce la violenza: essa è sempre causa di morte e di dolore indicibile. Non è logico e neppure utile cercare di vincere il male con altro male, perché il male, la violenza e la guerra non portano nulla di bene, quale che sia l’intenzione di coloro che la attuano.

I veri martiri sono coloro che ci testimoniano delle scelte di pace che contrastano la logica della violenza, scelte che costruiscono percorsi di riconciliazione, che edificano un paese impegnandosi per il bene delle persone, per la giustizia, per il riconoscimento dei diritti e della dignità di ogni uomo e donna: di questi testimoni abbiamo bisogno, non di altri combattenti.
Provvidenzialmente – anche nel conflitto siriano – abbiamo testimonianze luminose di uomini e donne che si sono schierati per la pace.: siriani, libanesi, italiani, turchi, … uomini e donne di ogni nazionalità. Abbiamo giovani uomini e donne che stanno condividendo la situazione dei profughi, che lottano per il riconoscimento dei diritti fondamentali di ognuno: il diritto all’istruzione, il diritto alla salute, il diritto alla cittadinanza, il diritto di tenere unita la propria famiglia, il diritto di provvedere a sé e ai propri cari una situazione sicura e favorevole alla vita, il diritto ad essere difeso, tramite il ricorso alla giustizia, dai soprusi dei prepotenti e dei mafiosi di ogni latitudine; questi giovani uomini e donne stanno promuovendo una proposta di pace per la Siria che ai cinici appare come un’utopia, ma che è la sola risposta sensata alla logica della guerra e della violenza.

Caro Lorenzo, ennesima vittima della violenza assurda e crudele generata dalla logica della guerra, noi piangiamo la tua vita spezzata e preghiamo Dio che aiuti gli uomini a comprendere il valore di ogni vita, a comprendere che non è giusto pensare che ci siano vite che possono indifferentemente essere soppresse perché appartengono a dei nemici.
Caro Lorenzo, anche noi non vogliamo rimanere indifferenti, ma rifiutiamo di imbracciare le armi perché non vi è alcuna causa che giustifichi la scelta di uccidere un altro uomo; non vogliamo rimanere indifferenti, ma vogliamo impegnarci per la pace, per la giustizia, per il rispetto delle persone e dei loro diritti, per costruire un mondo e una nuova Siria in cui, superata ogni inimicizia, gli uomini tornino a riconoscersi come fratelli.
Caro Lorenzo, anche noi siamo disponibili a donare la nostra vita, a morire perché la pace diventi la condizione in cui tutti gli uomini possono vivere.
Caro Lorenzo, il Signore ora ti conceda pace e ti accolga come figlio suo e fratello di tutti.

3 Risposte

  1. Grazie don, grazie perché mi aiuta a vedere questo fatto in ottica più grande, più vera, grazie

  2. Si. Abbiamo già avuto un esempio: la morte di Fabrizio Quattrocchi. Un ex Carabiniere passato ad un’agenzia militare privata impegnata in iraq. Una morte che ha portato solo dolore nella sua stessa famiglia, mitigata da una “medaglia al valor civile” che oggi non ricorda nessuno. La memoria non è tanto per il lustro personale quanto per dare un significato a quell’azione affinché si tratta un insegnamento.
    Concordo pienamente sulla conclusione a cui giunge il commentatore dell’articolo

  3. In quest’ottica allora non si sarebbe dovuta fare neanche la guerra a Hitler degli alleati o la lotta partigiana contro il nazi-fascismo… mi dispiace ma non mi trova d’accordo.

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