Quasi “obiezione di coscienza”

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Come ogni giovedì, mi è arrivato per posta “Il Ponte“, settimanale della nostra Diocesi, e trovo in prima pagina un titolo che mi interpella e mi provoca: “Disobbedienza civile“. Si rimanda ad un articolo all’interno del giornale, in cui si riporta – per ampi stralci – un documento sottoscritto dal vescovo Douglas Regattieri – vescovo delegato regionale per la Caritas – e dalle 15 Caritas delle diocesi della nostra Regione.

Si tratta di un pronunciamento autorevole a proposito del “Decreto sicurezza” (legge 132/2018) con l’intento di “esprimere un parere che orienti i tanti fedeli che si rivolgono a noi per avere chiarezza e al fine di riaffermare ancora una volta […] la nostra ferma decisione di metterci dalla parte degli ultimi“.

Solo per aiutare a comprendere il valore di questo documento regionale, vorrei precisare che la Caritas non è un’associazione di volontari che si fanno carico di aiutare i poveri, ma è un organismo ufficiale della Chiesa, che parla e agisce a nome della Chiesa. Tale documento – dunque – rappresenta la voce dei nostri vescovi che, attraverso le Caritas, esprimono un parere autorevole sulla legge in questione, e danno un orientamento per i credenti che vogliono “comprendere” e trovare la via su cui il Signore li chiama a camminare.

Un cristiano, infatti, sa che non sempre la legge umana corrisponde alla giustizia; è per questo che occorre il giudizio di un coscienza illuminata e formata, che aiuti a riconoscere la volontà di Dio, giudizio reso affidabile dal confronto con la testimonianza di Gesù e la testimonianza dei santi. Qualora un cristiano rilevi che il rispetto di una legge lo porterebbe a compiere un’ingiustizia, allora sarebbe chiamato ad optare per un’obiezione di coscienza, essendo disponibile a pagare di persona, per rimanere fedele alla volontà di Dio, perché “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini” (At 5,26).
Il documento che segue, e che riporto integralmente, vuole essere un aiuto per compiere questo discernimento evangelico e scegliere la via del Vangelo.

Bologna, 12 febbraio 2019

Noi, vescovo delegato della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna per il servizio della carità, e i Direttori delle 15 Caritas diocesane della Regione, dopo la pubblicazione e l’entrata in vigore del cosiddetto “ Decreto sicurezza” (la legge 132/2018), con l’intento di esprimere un parere che orienti i tanti fedeli che si rivolgono a noi per avere chiarezza e al fine di riaffermare ancora una volta – in ottemperanza alle finalità del nostro ministero e servizio ecclesiale e sociale – la nostra ferma decisione di metterci dalla parte degli ultimi e dei più svantaggiati che bussano alle nostre Caritas e ai nostri Centri di ascolto, confermiamo il parere negativo riguardo a questa legge, condiviso da tante realtà cattoliche in Italia, compreso Caritas Italiana, perché concretizza un atteggiamento vessatorio nei confronti di persone a cui si imputa il torto di essere straniere e povere, le quali saranno condannate a maggiore precarietà e marginalità, a danno di tutta la cittadinanza. Infatti, oltre a ledere la dignità di queste persone che senza documenti, senza lavoro, senza occupazione e attività di integrazione saranno costrette a trovare un proprio modo per sopravvivere, la legge indebolisce anche il nostro stesso corpo sociale, la cultura solidale che ci lega, si rafforza il nazionalismo e l’individualismo delle singole comunità e si costruisce un Paese forte solo con i deboli e chiuso. L’obiettivo di ogni politica sociale dovrebbe essere invece il maggior bene possibile di tutta la cittadinanza, tra diritti e doveri, legalità e convivenza. Anche le comunità cristiane, a cui apparteniamo, sembrano talvolta tentate da un atteggiamento conciliante verso questa cultura dell’esclusione e dalla inconsapevolezza che nasce dal delegare ad altri l’onere dei problemi e quello delle critiche.
Come Caritas diocesane dell’Emilia Romagna, ci sentiamo quindi di impegnarci a due livelli:
a) Riteniamo giusta e da sostenere la decisione dei Sindaci e Presidenti regionali che hanno promosso il ricorso alla Corte Costituzionale. In Costituzione, l’art. 10, riconosce il diritto di asilo e in questo momento, di fronte ad un decreto sicurezza che, a giudizio di molti, non tutela questo diritto e mette in difficoltà ulteriormente le realtà locali, i Giudici della Consulta possono esprimersi in merito autorevolmente.
b) Inoltre, di fronte a gravi disagi inflitti alle persone, in coscienza, non si può rimanere inerti. Riteniamo dunque giusto mettere in atto una sorta di “obiezione di coscienza” ad un decreto che non tutela la vita delle persone. Non possiamo esimerci dagli obblighi di questa legge e tuttavia, come credenti e professanti, sentiamo il dovere di contrastarla con i mezzi a nostra disposizione: l’educazione delle comunità e delle persone a riconoscere il Signore Gesù presente in ogni fratello, in particolare nei poveri; l’accoglienza generosa e prudente di ogni persona che punti al loro sviluppo integrale; la cura di relazioni di prossimità e solidarietà per contrastare una cultura dell’esclusione e dello scarto; un’azione di advocacy e di partecipazione politica a difesa dei più poveri fondata sulla nostra Costituzione; lo studio di strumenti giuridici e amministrativi che permettano l’accompagnamento alla legalità delle persone che incontriamo.
In un momento di confusione e disorientamento pensiamo che la Chiesa debba avere il coraggio di essere se stessa, fedele a Gesù Cristo e al magistero di papa Francesco e dei nostri Vescovi e promotrice di una vera cultura della Carità.

Mons. Douglas Regattieri,
vescovo della Diocesi di Cesena-Sarsina
vescovo delegato della Conferenza episcopale regionale per il servizio della carità
e i Direttori delle 15 Caritas diocesane della Regione Emilia Romagna
(Piacenza-Bobbio, Parma, Fidenza, Reggio Emilia-Guastalla, Carpi, Modena-Nonantola, Bologna, Imola, Ferrara-Comacchio, Ravenna-Cervia, Faenza-Modigliana,
Forlì- Bertinoro, Cesena-Sarsina, Rimini, San Marino- Montefeltro)

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Intervista a Mario Galasso, direttore della Caritas di Rimini e delegato regionale per le Caritas della nostra Regione.

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