Esercizio di resilienza

povertà

Ieri il Presidente della provincia di Trento (Lega), intervistato alla radio, affermava che ci sono dei preti che amano stare sui giornali sempre a contestare e a fare politica rivendicando i diritti degli immigrati, mentre altri, che lavorano nel silenzio, la pensano come loro (intendendo la Lega)… (Obiettivo Radio1 dal min. 15.00 al min. 15.30).
Non so in quale categoria potrei essere annoverato per il Presidente della provincia di Trento; non credo che mi metterebbe tra i silenziosi, forse piuttosto tra i buonisti, nuova categoria coniata dal lessico politico recente, usata quasi sempre in senso dispregiativo.

Scrivo questo post perché oggi non mi sento per niente buono (figuriamoci buonista). E’ stata una giornata sotto assedio e questo post è un esercizio di resilienza.

Il campanello di casa forse è rovente per tutte le persone che oggi hanno suonato per chiedere un aiuto o semplicemente del denaro. Alcuni li conosciamo da tempo, altri sono visi nuovi; la scusa del Natale imminente è buona per tutti.
Normalmente non diamo denaro alle persone di passaggio, soprattutto a quelle che intuiamo ci raccontino balle (anche se il discernimento è sempre difficile); apriamo la porta a tutti e cerchiamo di ascoltare ognuno per un periodo di tempo ragionevole, anche se non è sempre facile.
Qualcuno cerchiamo di aiutarlo concretamente andando in farmacia, con una ricarica telefonica, con un biglietto del treno o del bus. Per scelta usiamo soldi nostri e non quelli della parrocchia per responsabilizzarci individualmente e per aver ben chiari i limiti del nostro eventuale intervento.
Oggi però, di fronte a delle insistenze inopportune, ho dovuto reagire con determinazione e mi sono anche arrabbiato alzando la voce. Si incontra di tutto alla porta; gli atteggiamenti di arroganza e di petulanza mi hanno portato a reagire con rabbia, senza offendere nessuno.

Perché scrivo queste cose? Non si tratta di una confessione pubblica. Non cerco né assoluzioni, né ricette su come si deve fare in questi casi. Le teorie le so tutte; rimane la realtà nella sua concretezza.

Scrivo queste cose perché non sono affetto da buonismo.
Se sostengo l’accoglienza e l’esigenza del rispetto delle persone e dei loro diritti, non accade perché ho l’ “hobby dei poveri”, come mi disse una volta una persona in modo ironico; non è perché io non faccio fatica di fronte alle situazioni di povertà, alle richieste di aiuto; non è perché acconsento ad ogni richiesta comunque venga presentata, perché in teoria è così che bisogna fare…
La questione è che non dipende da me che ci siano o non ci siano dei poveri; e credo che coloro che vogliono chiudere gli occhi o far finta che alcune persone non esistano a suon di decreti legge, si illudono, perché, come ci ripete il Vangelo in modo impietoso, “i poveri li avrete sempre con voi“, e poco importa se sono italiani o se vengono da altri paesi; quando suonano alla porta sono semplicemente delle persone: sono lì davanti a me e non posso fare finta che non ci siano.
Con questo non è detto che sia giusto o che io riesca a corrispondere alle domande di tutti. Le domande a volte vanno orientate e alcune richieste vanno riconosciute come indebite. Ma loro sono lì: non c’è alcuna legge che lo può impedire o che può farli sparire.
Accade che alcuni o alcune mi facciano arrabbiare per degli atteggiamenti sgarbati o violenti e che ci siano dei giorni in cui la mia disponibilità è molto ridotta… ma loro sono lì; hanno diritto addirittura che io mi arrabbi con loro: è il minimo di rispetto che alcuni giorni sono tenuto ad avere nei loro confronti, pur di non considerarli invisibili.

Mi piacerebbe molto essere un uomo buono.
Da tempo ho scoperto che non lo sono, che dentro di me domina l’egoismo, la violenza; che la tentazione di voltarmi dall’altra parte, di accampare alibi è forte, come pure la tentazione di risolvere la questione con dei cartelli sulla porta che invitino le persone a non suonare…
Non sono un uomo buono! Spero neanche buonista!

Ma c’è il Vangelo che mi salva, che mi ricorda che non tutta la realtà dipende da me, come nei miei deliri di presunzione a volte sarei tentato di pensare o desiderare; c’è il Vangelo che mi invita a seguire l’unico buono (Cfr. Mc 10,18), Colui che mi chiede ogni giorno di convertirmi, di perdere la mia vita per ritrovarla, di accogliere Lui nelle persone che mi vengono incontro, di rinnegare me stesso per vivere pienamente.
Quel Vangelo è sempre una parola scomoda, che mi mette in crisi, che mi smaschera di fronte ad ogni mia ideologia e ad ogni mio moralismo; che demolisce i monumenti che io faccio a me stesso, facendomi riconoscere la mia incoerenza di fronte alla Parola che predico con convinzione. Altro che buonismo!
E’ solo il Vangelo che mi salva e la mia povera fede che mi ha portato a credere che quella Parola sia affidabile perché si è fatta carne in Gesù, il Figlio di Dio.
Non sono un uomo buono, ma mi basterebbe almeno essere un cristiano, un discepolo di Gesù. Lui è buono e mi guida sulla via del bene che non abita in me; seguendo lui posso comprendere cosa significhi vivere il bene, accogliendolo da Lui e condividendolo con coloro che incontro.

Domani ripartiamo.

Una Risposta

  1. No ! Tu non sei così!!!!

    Inviato da iPhone pieffe

    >

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