Antonio, martire per l’Europa

Gerolamo Fazzini, giornalista e per molti anni (fino al 2013) direttore della rivista Mondo e Missione, in un suo libro sui martiri della missione, ha scritto che per definire “martirio” (=testimonianza fino all’effusione del sangue) la morte violenta di una persona, non è troppo importante la circostanza concreta in cui quella persona muore, ma, soprattutto, il modo in cui ha vissuto, ciò in cui ha creduto e le scelte di vita che sono state la causa remota e prossima del suo trovarsi nella circostanza che ha determinato la sua morte violenta.
E’ un pensiero che mi è tornato alla mente ieri sera, di fronte alla notizia della morte di Antonio Megalizzi, quarta vittima innocente dell’attentato di Strasburgo dell’11 dicembre 2018.

In questi giorni di fiato sospeso, ci è stato parlato di lui e delle sue passioni. Una frase che è ritornata spesso per definirlo è stata “innamorato dell’Europa”. Ci è stata raccontata la sua passione per l’appartenenza europea, il suo impegno come volontario nel progetto di Europhonica, format radiofonico universitario internazionale che segue le attività dell’Europarlamento… Innamorato dell’Europa tanto da spendersi per far conoscere le sue strutture, le proposte, gli orizzonti che la dimensione europea offre.

In questi anni e, soprattutto in questi ultimi mesi, abbiamo sentito parlare dell’Europa per lo più in modo problematico e negativo: chi potrebbe dare la sua vita, il suo tempo e le sue energie per l’Europa che ci viene narrata ogni giorno dai media, riportando le espressioni di molti nostri leaders politici?

Antonio non aveva questo sguardo e parlava da uno che aveva deciso di mettere ambedue i piedi in Europa, facendo la fatica di conoscere e di narrare quello che viveva della sua appartenenza europea e del suo impegno giornalistico. Per questo, credo, possiamo considerare la morte di Antonio “un martirio per l’Europa”, perché questa morte non ricercata, è stata come la firma che ha posto alla sua passione e sulla sua testimonianza.

Nella tradizione cristiana si ripete spesso una frase attribuita a Tertulliano: il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani. E’ difficile pensare che una morte possa essere “utile” e feconda, soprattutto quando avviene in circostanze così violente e brutali. Tutti pensiamo che sarebbe stata più “utile” la sua vita, il suo impegno, la sua professione, … eppure sentiamo come ragionevole il bisogno di considerare che anche la sua morte non sia stata inutile e vana. Questo accadrà solo se noi accoglieremo la sua testimonianza, se considereremo importante la sua passione, se cominceremo a considerarci europei ed educheremo ad identificarci come tali.
La giovane storia della nostra Nazione, così come ci viene fatta studiare a scuola, è caratterizzata dal sacrificio di tanti che hanno creduto nell’Italia unita ed hanno offerto il loro impegno e, spesso, la loro vita, perché quel sogno si realizzasse.

Al di là di ogni retorica, la testimonianza di Antonio Megalizzi sarà feconda se noi raccoglieremo il suo testimone e continueremo l’impegno di costruzione di questa casa comune che lui e molti altri insieme a lui hanno sognato e desiderato.

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