Prudenza

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Nelle settimane passate, molti giornali hanno messo in evidenza il fatto che, a proposito dell’accoglienza dei rifugiati e dei profughi, papa Francesco ricordasse che tale disponibilità deve essere sempre vissuta con prudenza.
Poiché abbiamo ormai perduto un vocabolario condiviso e, alcune parole importanti chiederebbero di essere comprese nel contesto in cui sono state pronunciate, tale espressione ha causato molti fraintendimenti e ognuno si è sentito in diritto di dare la sua interpretazione di questa puntualizzazione del Papa.
Ricordo che la prudenza è una delle quattro virtù cardinali (insieme alla fortezza, alla giustizia e alla temperanza); esse sono costitutive dell’essere umano nella sua dignità indipendentemente dal suo essere o meno un credente.
Per comprendere bene quanto afferma il Papa, ho voluto riprendere e riportare integralmente il Compendio per la dottrina sociale della Chiesa a proposito di questa grande e preziosa virtù (i grassetti e le sottolineature sono le mie).

547 Il fedele laico deve agire secondo le esigenze dettate dalla prudenza: è questa la virtù che dispone a discernere in ogni circostanza il vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. Grazie ad essa si applicano correttamente i principi morali ai casi particolari. La prudenza si articola in tre momenti: chiarifica la situazione e la valuta, ispira la decisione e dà impulso all’azione. Il primo momento è qualificato dalla riflessione e dalla consultazione per studiare l’argomento richiedendo i necessari pareri; il secondo è il momento valutativo dell’analisi e del giudizio sulla realtà alla luce del progetto di Dio; il terzo momento, quello della decisione, si basa sulle precedenti fasi, che rendono possibile il discernimento tra le azioni da compiere.

548 La prudenza rende capaci di prendere decisioni coerenti, con realismo e senso di responsabilità nei confronti delle conseguenze delle proprie azioni. La visione assai diffusa che identifica la prudenza con l’astuzia, il calcolo utilitaristico, la diffidenza, oppure con la pavidità e l’indecisione, è assai lontana dalla retta concezione di questa virtù, propria della ragione pratica, che aiuta a decidere con assennatezza e coraggio le azioni da compiere, divenendo misura delle altre virtù. La prudenza afferma il bene come dovere e mostra il modo con cui la persona si determina a compierlo. Essa è, in definitiva, una virtù che esige l’esercizio maturo del pensiero e della responsabilità, nell’obiettiva conoscenza della situazione e nella retta volontà che guida alla decisione.

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