Bomba

disinnesco

La foto è presa dal sito Newsrimini.it

Negli ultimi dieci giorni a Santarcangelo si è parlato molto di bomba; è stata una parola ricorrente negli incontri, nelle chiacchiere al bar, nei discorsi delle famiglie… Per una domenica mattina una bomba ha cambiato la vita della nostra cittadina, chiedendo a migliaia di persone di lasciare le loro case per motivi di sicurezza e – sempre per i medesimi motivi –  impedendo a moltissimi altri di girare liberamente per le strade.

Ci sono alcune riflessioni che mi sento di condividere a margine della tanta cronaca che ci ha coinvolto in questi giorni.

La prima riflessione va sotto la voce MEMORIA.
Questo ordigno, sganciato da un aereo americano, ci ha riportato tutti indietro di settantacinque anni, ad un tempo in cui i nostri anziani erano bambini o ragazzi, un tempo terribile in cui, a causa della guerra, sono morte migliaia di persone.
Mi sono ricordato in questi giorni di un racconto che mi ha fatto don Luigi Tiberti, originario di Canonica, il quale mi ha raccontato che da ragazzo, mentre era nei campi a lavorare con il padre, ha visto distintamente una bomba cadere sulla sua casa dove all’interno erano sua madre e sua sorella, morte proprio a causa di quella bomba. Da quel giorno la sua vita è cambiata ed è rimasta segnata per sempre.
Ieri, incontrando alcuni anziani “sfollati” al centro parrocchiale, ho ascoltato dalla loro voce e visto nei loro occhi come la memoria di quei giorni passati è tornata viva e terribile, anche loro segnati per sempre.

La seconda riflessione è strettamente collegata, ma la metto sotto la voce TEMPO.
Ho pensato a coloro che hanno deciso di sganciare una bomba. agli aviatori che effettivamente hanno compiuto il gesto … una decisione presa in pochi minuti, un’azione di pochi secondi, … conseguenze che durano decenni. A più di settant’anni di distanza la vita di moltissime persone è stata influenzata dalla decisione di alcuni e da un’azione che si è compiuta in pochi secondi. Mi chiedo se sono consapevole della ricaduta e delle conseguenze delle mie azioni, soprattutto di quelle sbagliate.

La terza riflessione va sotto al voce DANNI.
Questo ordigno, al tempo in cui è stato sganciato non ha prodotto danni. Ma oggi, a distanza di tanto tempo, ci chiediamo quanto è costata l’operazione di ieri solo per rimuovere un ordigno inesploso? Centinaia di persone coinvolte per rimuovere quella bomba inutile. Quanti danni ha procurato alla collettività, alle persone, alle aziende…
Sappiamo che ci sono degli ordigni – soprattutto le mine antiuomo – che sono fatte per procurare danni che incidono nel tempo, senza necessariamente portare alla morte delle vittime: sono ritenute le più efficaci. Anche questa bomba, come le tante altre che periodicamente affiorano dal passato, hanno lo stesso fattore di danneggiamento e, in un certo senso, non sono state affatto inefficaci nel loro potenziale distruttivo.

La guerra è la madre di quella bomba inutile e distruttiva. La guerra è però solo l’ultimo anello di una catena che provoca la necessità di fabbricare bombe che, prima o poi, qualcuno sgancia sulle case e sulle persone.
Oggi sappiamo che il nostro Paese esporta bombe per le guerre in altri paesi (lo Yemen per esempio), che questo mercato è molto redditizio anche se al limite della liceità, anche se decisamente immorale. La logica del mercato è spietata come quella della guerra, ma è altrettanto assurda.

Abbiamo toccato con mano, sulla nostra carne, per poche ore, ciò che provoca l’assurda logica della guerra e della produzione di armi.
Non abbiamo alcun potere di cambiare un passato di cui subiamo le conseguenze; ma abbiamo il potere e la responsabilità di cambiare il futuro decidendo oggi che ogni guerra è una follia, che produrre armi è una idiozia ed è immorale tanto quanto usarle. Forse tra settant’anni qualcuno godrà di questa scelta responsabile che noi abbiamo compiuto oggi.

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