Accoglienza dolorosa

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Ieri sera, sul piazzale della Collegiata, abbiamo vissuto l’incontro di presentazione pubblica del progetto di accoglienza di Aiman.
Ospiti della serata Alberto, Massimiliano e Gilda.

Non desidero fare la cronaca della serata, ma riportare solamente due espressioni che mi hanno colpito e che mi riecheggiano nel cuore.
Sono due espressioni che ha usato Alberto Capannini, della Associazione Papa Giovanni, impegnato nell’Operazione Colomba.

Questa accoglienza che vi preparate a vivere sarà un’accoglienza dolorosa, non tanto per i problemi che dovrete affrontare, ma perché attraverso questa esperienza la vostra umanità sarà chiamata a risvegliarsi. Come si prova dolore quando una mano o una gamba è intorpidita e la riattivazione di quell’arto provoca dolore, così sarà in occasione di questa accoglienza.
Questa immagine mi sembra davvero molto efficace!
Mi sono chiesto se mi sto rendendo conto che la mia umanità è intorpidita o se mi sono abituato a vivere con un’umanità virtualmente amputata…
Ringrazio Dio perché mi viene data l’opportunità di riprendere la mia umanità!

L’altra provocazione che mi ha colpito è quella riguardante il cinismo che prevale in noi di fronte alla proposta di pace elaborata dai profughi siriani in Libano; è il cinismo che Alberto e altri volontari hanno sperimentato di fronte a molti responsabili politici che hanno incontrato, ma quel cinismo è anche dentro di me perché mi sono abituato a pensare che sia normale e “accettabile” che qualcuno subisca la guerra.
Combattere il cinismo, riscoprire quell’utopia che ha il potere di salvare prima di tutto la mia vita (come affermava Carlo Carretto in un famoso libro degli anni ’70)… anche questa sarà una bella opportunità. Coloro che hanno vissuto sulla loro pelle la stessa esperienza di violenza, hanno invece dato un appoggio incondizionato a questa proposta: hanno già vinto il loro cinismo.

Questa mattina ascoltando la radio, ho sentito un’intervista molto interessante fatta a Francesca Mannocchi, giornalista free lance, esperta – se così si può dire – di persone in movimento, come lei preferisce definirle, mettendo l’accento sul loro essere persone, senza catalogarle in categorie di svantaggiati.
Diceva Francesca Mannocchi che dovremmo smettere di mettere in evidenza ciò che ci distingue da coloro che chiedono accoglienza e sottolineare, soprattutto, ciò che ci unisce: il diritto a migliorare la nostra vita, il desiderio di vivere in un paese in pace, il diritto ad avere accesso alla scuola, alla sanità, … diritti e desideri a cercare un’aspettativa migliore alle nostre vite. Questi diritti e questi desideri ci uniscono, ci rendono uguali. A partire da questa constatazione possiamo riconoscere in coloro che sono in movimento le ragioni che li spingono a viaggiare, ritrovandole anche dentro di noi, sentendoci più “prossimi” e meno diversi.
Anche questa “conversione” richiede un cambiamento di prospettiva.

Ci aspetta un bell’impegno interiore.
Anche questa chiamata all’accoglienza sarà, per noi, un’occasione di guarigione.

Un grande grazie anche a Massimiliano e Gilda che ci hanno portato la loro esperienza di accoglienza fatta a Coriano. Grazie per la sincerità e per la verità con cui ci avete narrato quello che avete vissuto.

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