La mèta è il cammino – ultima tappa

Parto da Bardi alle ore 6.00 come programmato. Ho un po’ di preoccupazione riguardo il cammino di oggi; non tanto per la distanza, quanto per un dolore alla caviglia sinistra dato da una piccola storta presa due giorni fa’. Ieri si è fatta sentire, tanto da impedirmi di percorrere il sentiero, potendo camminare solo su strada asfaltata. Mi sono informato sui bus che vanno a Borgotaro da Bardi: ce ne sono due, ma decido comunque di partire a piedi. Mi do come mèta Osacca (16 chilometri) più o meno a metà strada, poi si vedrà.

Perché sono partito a piedi? Non perché sono un duro, anzi sono molto debole; non perché devo realizzare l’impresa: ho compreso da tempo che non sono queste le imprese che vorrei narrare… sono partito perché il cammino è la mèta e non si può lasciare il cammino se non ci sono motivi evidenti. Il cammino è la mèta perché il camminare è ciò che serve a noi, non arrivare qua o là. Sul cammino il Signore ci plasma e ci chiede di fare i conti con quanto accade. Io tendenzialmente sarei per una cura preventiva; ma quante sono le persone, soprattutto donne, che lavorano e provvedono alla famiglia con la febbre e con altri malesseri? Ho io il diritto di scegliere preventivamente cosa posso o non posso fare? O lo decide il cammino?

Sono partito. Grazie a Dio all’inizio tutto bene. Per i primi 10 chilometri sono andato spedito, nonostante le salite. Arrivo ad Osacca e sento che il dolore monta. Al bivio scelgo la via più facile e mi tengo nei pressi della provinciale. Le gambe sono tese; evidentemente lo sforzo per compensare il passo non del tutto disteso comincia a farsi sentire. Ho un’altra mèta: Porcigatone il paese prima di Borgo Val di Taro (6 km). Arrivo e cerco un trasporto, ma non c’è nulla. Decido allora per l’autostop e la seconda auto si ferma: sono due giovani adulti, lei italiana, lui inglese che si preoccupano molto per me; mi chiedono se voglio andare in ospedale… li rassicuro. Mi portano a Borgotaro. Per fortuna c’è ancora il mercato. Compro tre pomodori e una pera per il pranzo e mi reco alla stazione: ho deciso di rientrare a casa. Sento che il cammino è concluso. Non ha senso rimanere qui…

Sono sul treno di ritorno. Sereno. Contento di questi giorni. Domani farò una sintesi.

Io credo davvero che la mèta sia il cammino e che sia poco importante arrivare qui o lì. Mettersi in cammino significa mettersi in discussione, riprendere in mano la propria vita, spogliarsi dalle maschere e dai ruoli, mettersi nudo di fronte al Signore per riconoscere la propria fragilità e le proprie paure, rafforzare la fiducia in Dio provvidente e custode della mia vita. Il cammino è la mèta perché lì e non nella mèta geografica scopri cosa il Signore ti vuole dire. Questo me l’hanno insegnato i Goum.

Grazie Signore per il cammino. Grazie per questo cammino.

Alcune immagini di oggi

Alla stazione chiamo Gino un signore della parrocchia di Borgotaro che mi doveva accogliere questa sera; insiste per venirmi a salutare e a conoscere: che bello! Ci siamo salutati per 3 minuti prima dell’arrivo del treno. Grazie anche per uomini come Gino.

Ps: avviso ad alcune followers. Sto bene. Nulla di grave. Nessuno ha diritto di preoccuparsi. Domenica riparto per la route con il noviziato.

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