Per non disperdere il dono

perego 19022018 1

A qualche giorno dall’incontro con mons. Perego (19 febbraio 2018), mi sembra opportuno raccogliere e fissare alcuni pensieri che dal suo contributo sono stati proposti. Il rischio di disperdere il dono ricevuto e di passare ad altro, archiviando quanto è stato proposto, mi pare sempre molto pericoloso. Ci metto del mio, invitando altri a fare altrettanto.

1. La parola della Chiesa su immigrati e rifugiati non è una predica
Da un vescovo forse qualcuno si sarebbe aspettato una predica e sinceramente anche io, non avendo mai incontrato prima mons. Perego, non sapevo cosa avrebbe potuto dire. La prima cosa che mi sento di sottolineare è che non è venuto a farci una predica moralistica, ma a darci le coordinate storiche e culturali di quanto sta accadendo, proponendoci una lettura sapienziale del fenomeno migratorio.

Lo sguardo retrospettivo alla riflessione e all’impegno più che centenario della Chiesa, illumina e ispira il nostro porci di fonte alla realtà odierna.La testimonianza di coloro che ci hanno preceduto nei decenni passati di fronte ad altre situazioni simili, ci aiuta a riconoscere il punto focale della questione: il rispetto della dignità della persona riassumibile nella regola d’oro del Vangelo “fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”.

2. Non esiste la categorie dei migranti, ma esistono uomini e donne con una storia personale
Ogni categorizzazione è una semplificazione ed una ingiustizia. Solamente accogliendo ognuno con la sua storia e il suo progetto di viaggio potremo comprendere e vivere un’accoglienza significativa e giusta. E’ la logica efficientistica, quella che si propone di gestire un problema, che tende alle generalizzazioni, alle categorie e alle semplificazioni, e passa sopra le persone creando situazioni di ingiustizia.

3. Da un’accoglienza passiva ad un’accoglienza attiva
L’accoglienza passiva subisce la realtà e cerca di difendersi sbrogliando i problemi. L’accoglienza attiva si prodiga per tutelare per l’altro ciò che è un bene per me a livello di salute, di difesa della vita, di scuola, di lavoro, di unione della famiglia, … Non è sufficiente affidare l’accoglienza alla Polizia; occorre mettere in campo persone che accompagnino il percorso di accoglienza in tutti gli aspetti (educatori, operatori sanitari, esperti di diritto, mediatori culturali…).
In un’accoglienza attiva le persone accolte saranno anche invitate a dare il loro contributo al Paese che li ospita, secondo le loro capacità e competenze, mettendo a frutto il dono di cui sono portatori. Questo tipo di accoglienza può partire solo da uno sguardo contemplativo, quello che Papa Francesco richiamava nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale di preghiera per la Pace del 2018: 

Osservando i migranti e i rifugiati, questo sguardo saprà scoprire che essi non arrivano a mani vuote: portano un carico di coraggio, capacità, energie e aspirazioni, oltre ai tesori delle loro culture native, e in questo modo arricchiscono la vita delle nazioni che li accolgono. Saprà scorgere anche la creatività, la tenacia e lo spirito di sacrificio di innumerevoli persone, famiglie e comunità che in tutte le parti del mondo aprono la porta e il cuore a migranti e rifugiati, anche dove le risorse non sono abbondanti.
Questo sguardo contemplativo, infine, saprà guidare il discernimento dei responsabili della cosa pubblica, così da spingere le politiche di accoglienza fino al massimo dei «limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso»considerando cioè le esigenze di tutti i membri dell’unica famiglia umana e il bene di ciascuno di essi.
Chi è animato da questo sguardo sarà in grado di riconoscere i germogli di pace che già stanno spuntando e si prenderà cura della loro crescita. Trasformerà così in cantieri di pace le nostre città, spesso divise e polarizzate da conflitti che riguardano proprio la presenza di migranti e rifugiati.

 

4. Una disponibilità all’incontro con le persone
E’ dall’incontro con le singole persone che può nascere una integrazione che è esperienza di arricchimento reciproco. Possiamo riscoprire l’incontro diretto come opportunità di arricchimento.
A questo proposito mi sento di rilanciare l’incontro che ci sarà giovedì prossimo 15 marzo in Biblioteca a Santarcangelo, per promuovere occasioni di conoscenza tra le famiglie e i ragazzi del progetto SPRAR.

quasi amici

5. Rimuovere le cause che costringono alla migrazione
L’accoglienza attiva, che si pone in ascolto delle persone e delle loro storie, diventa anche impegno a rimuovere le cause che costringono le persone alla migrazione, e lotta nonviolenta contro le guerre, il traffico e il commercio delle armi, contro la speculazione, contro il disinteresse per il degrado ambientale di tanti territori, contro la logica dell mafie di tutti i tipi… tutti fattori che costringono a partire e ad emigrare.
A tutte queste forme di ingiustizia che costringono alla migrazione si risponde con la cooperazione, la condivisione, la capacità e la fantasia per creare condizioni di vita buona nei paesi di origine di coloro che sono costretti a fuggire per difendere la loro vita.

Sono solo alcuni pensieri che ho ricuperato dalla memoria di quanto ascoltato.
Ora occorre mettersi all’opera e fare qualche primo passo verso un’accoglienza attiva e per poter lasciare anche noi un segno e una testimonianza positiva nella storia dell’impegno di accoglienza che la Chiesa da più di centro anni pone in essere.

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