“L’anello perduto” a Santarcangelo

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Dopo un primo momento con il prof. Andrea Grillo, martedì 4 aprile 2017 il Centro parrocchiale Giovanni Paolo II di Santarcangelo ha ospitato il secondo incontro del ciclo su Amoris Laetitia, l’esortazione apostolica di Papa Francesco su amore e matrimonio. Per l’occasione abbiamo invitato Paolo Tassinari, diacono della diocesi di Fossano (CN), coordinatore e responsabile insieme a sua moglie del gruppo diocesano “L’anello perduto” – gruppo che accoglie e accompagna persone che hanno vissuto un fallimento del loro matrimonio o che vivono una nuova unione – per raccontarci l’esperienza di questo gruppo e il cammino che stanno vivendo alla luce di Amoris Laetitia.

Tassinari 04042017

La storia di questo gruppo è interessante perché ci racconta un metodo: non si parte da un’idea astratta, ma da una chiamata che entra progressivamente nella vita delle persone; si costituisce la prima equipe che dedica tempo alla formazione e, con l’aiuto del Vescovo, comincia a fare qualche proposta. Con una disponibilità all’ascolto e l’attenzione costante di voler partire dai bisogni concreti e non dalle idee …

Il problema del linguaggio non è indifferente perché, spesso, determina l’approccio nella relazione. Occorre partire dalla realtà presente se si vuole incontrare la persona nel suo oggi, senza calcare troppo l’attenzione sul passato, o su categorie astratte nelle quali nessuno si sente interpretato.
L’attenzione all’oggi porta a riconoscere che ci sono persone separate e divorziate sole e altre che vivono una nuova unione. Le situazioni di vita, così come i bisogni e le domande sono molto diverse; occorre tenerne conto in vista di una proposta di relazione e accompagnamento.

Anche il pensiero teologico sul sacramento del matrimonio non è indifferente per un approccio alla realtà – lo aveva già detto Andrea Grillo – . Il Papa ci mette in guardia dalla idealizzazione della esperienza storica di ogni matrimonio: non esiste un matrimonio perfetto, ma ogni matrimonio è imperfetto e tende per vocazione alla perfezione e alla santità; in ogni realtà c’è un po’ o molto bene chiamato a crescere e a raggiungere una pienezza. Anche nelle nuove unioni c’è un bene che dobbiamo riconoscere e far crescere. L’identificazione di una determinata realtà storica con l’ideale porta alla logica dell’esclusione di ogni esperienza che si distanzia in qualche modo dall’ideale.

La proposta deve fare i conti con piccoli gruppi, con persone che fanno fatica ad esporsi. Molte di esse, da molto tempo, si sentono lontane dalla Chiesa: non è facile ripartire con un approccio positivo.
Occorre avere la pazienza dei processi lunghi e delle relazioni che devono conquistare fiducia: non c’è la fila delle persone che chiedono di essere accompagnate in un percorso di discernimento sulla vita di coppia.
Tuttavia anche il piccolo gruppo è importante; è la testimonianza di una possibilità che si offre a coloro che non si sono rassegnati ad essere considerati ai margini.
Così come sono importanti i laboratori, rivolti a persone rimaste sole, per proporre itinerari di riconciliazione, di riappropriazione del proprio futuro, di accompagnamento nel pensare a se stessi non solo a partire da un fallimento.
Altrettanto importanti sono gli appuntamenti di preghiera creativa, perché occorre inventare sentieri nuovi, soprattutto quando quelli consueti non sono percorribili.

Quello che ci ha colpito nella proposta presentata da Paolo è che una diocesi (come anche altre, grazie a Dio) si è messa in un cammino serio, anticipando alcune intuizioni che oggi troviamo in Amoris Laetitia, con il desiderio di non lasciare nessuno fuori, di proporre percorsi accessibili a tutti coloro che hanno sperimentato il fallimento del loro matrimonio.
Quello che ci ha colpito è il gruppo di persone che si sono messe in gioco per essere il volto di una chiesa che accoglie ed accompagna, che non ha paura dei tempi lunghi e non si lascia scoraggiare dalle risposte incerte, ne’ dagli ostacoli che, proprio da dentro la comunità cristiana, vengono posti.
Quello che ci ha colpito è il rispetto per tutti: del cammino delle chiese locali come delle coppie e di ogni persona; dei tempi necessari per ognuno e dell’esigenza di verità che ogni situazione richiede…

Ora rimane a noi la sfida di tradurre in azione e in missione quello che abbiamo ascoltato. Le tentazioni potrebbero essere due:
– quella dello scoraggiamento che nasce dalla consapevolezza che il cammino di una pastorale famigliare rinnovata non è semplice e, soprattutto, che non è facile reperire le risorse umane necessarie per fare una proposta significativa;
– quella della emulazione che sfugge alla necessaria fatica di tradurre nel nostro contesto gli stimoli ricevuti, limitandoci a fotocopiare e riproporre una proposta maturata in tutt’altra realtà culturale e sociale.
Il lavoro sinodale dell’assemblea diocesana che accende un focus sulla famiglia e la programmazione del prossimo anno, ci consentiranno di individuare e mettere in atto i passi necessari per tentare una nostra proposta.

E’ una responsabilità che ci dobbiamo assumere!

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