#CampoLavoro2017 Se ognuno fa qualcosa…

campo lavoro 2017

foto di Alan Zaghini

#CAMPOLAVORO2017
E’ stata la mia prima volta, come mi ha detto Alice Parma, Sindaco di Santarcangelo; un’altra prima volta tra le tante vissute durante questo primo anno a Santarcangelo.

Me lo avevano detto che il #Campolavoro era un’esperienza molto coinvolgente per tutta la parrocchia e per tutta la città, ma finché non lo si sperimenta è difficile comprenderlo.
Conoscevo il #Campolavoro fin dagli anni ’90, quando si faceva solo a Riccione; ho seguito con interesse il suo sviluppo in Diocesi fino alla costituzione della ONLUS. Per la prima volta l’ho vissuto qui a Santarcangelo.
Alcuni brevi pensieri sparsi da fissare e da condividere.

– Persone intelligenti e capaci che si sono messe alla guida di un’impresa; sono coloro che lavorano da mesi dietro le fila per organizzare, pensare, mettere in ordine e coordinare quella che – per chi la vede da fuori – sembra una massa di gente che di da da fare; una regia attenta che cura tutto nei minimi particolari è il segreto del “successo” di questa grande esperienza che, pur caratterizzata da tanti imprevisti, non può essere improvvisata.

– Un’impresa di popolo dove ognuno viene valorizzato per quello che può fare ed è capace a fare: giovani e anziani, uomini e donne, di diverse nazionalità, perfino i bambini … ognuno può fare qualcosa e ognuno si sente parte di questa grande impresa che, alla fine, è effettivamente il risultato di un lavoro comune.
Mi hanno raccontato che nella costruzione della Chiesa della Collegiata – che nel 1700 è stata una grande impresa di popolo – tutti volevano collaborare: da chi metteva il materiale, a chi offriva tempo gratuito di lavoro, a chi portava il cibo per coloro che lavoravano… ci sono molte similitudini in queste esperienze! Il frutto del lavoro comune è la gioia del lavorare insieme e di contribuire alla realizzazione di un obiettivo.

– La presenza dei ragazzi dello SPRAR che hanno lavorato con noi gomito a gomito nell’installazione e nello smontaggio delle strutture del #CampoLavoro2017 è stato un plus-valore di questa esperienza.

– Il coinvolgimento delle scuole del territorio ci ha consentito di ricuperare il valore educativo di questa raccolta che non può e non deve essere ponderata solamente sotto il profilo monetario.
A proposito del valore educativo, occorre sempre ricordare che la raccolta del #CampoLavoro2017 come quella degli altri anni, costituisce sempre una grande denuncia rivolta all’economia dello spreco e alla cultura del superfluo a cui ancora siamo assuefatti, come se fosse normale.
Se la nostra immondizia, perché è così che la consideriamo, vale più di centomila euro, quanto potrebbe valere la nostra condivisione in uno stile di vita più essenziale? Questa provocazione non deve sfuggirci perché nell’immagine che si para di fronte agli occhi, l’ammasso di cose buttate o rivendute raccolte nei campi di lavoro sono ancora l’emblema della nostra infamia e della nostra incapacità a vivere solamente con il necessario.

– Quali immagini mi porto via dal #CampoLavoro2017 di Santarcangelo?
L’immagine di una comunità laboriosa.
Il volto di una città solidale e capace (volendo) di superare la logica della indifferenza.
Il volto di tante persone impegnate con passione nel lavoro gratuito.
I volti di tante persone che cercavano tra le cose ammassate qualcosa di utile.
Una comunità riunita per l’eucaristia dopo una giornata di lavoro insieme.
I pranzi comuni con cose buone preparate da persone che ci (in ambedue i sensi) hanno pensato.
Le parole di don Aldo Fonti che ci ha portato al campo la voce dei missionari per i quali stavamo lavorando.
Il volto di due scolte che, dopo una notte insonne per il servizio di vigilanza al Campo, hanno fatto la scelta di venire alla messa delle 8 del mattino.
La festa fatta a Michele, che ha festeggiato il suo quarto compleanno con la sua famiglia e molti amici al #CampoLavoro2017… e tante altre immagini che ancora “devo sviluppare” (questa la capiscono solo quelli che hanno più di 25 anni).

Ogni esperienza positiva deve essere fissata nella memoria per diventare un patrimonio da rivalutare nei momenti più difficili.

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