Le azioni nonviolente proposte dal “Discorso della montagna” (Mt 5)

king

Nel suo messaggio per la Giornata mondiale per la pace 2017, papa Francesco, invitando ad assumere la nonviolenza attiva come stile di vita evangelico, cita più volte il capitolo 5 del vangelo secondo Matteo. In esso, soprattutto nelle beatitudini e nelle “antitesi”, ci sono alcuni verbi (azioni) che – mi sembra – abbiamo a che fare con la nonviolenza attiva di cui parla papa Francesco.

1. Le beatitudini (Mt 5,1-12)
Sappiamo che le beatitudini non rappresentano un codice etico, ma, piuttosto, disegnano l’identikit di Gesù e, di conseguenza, del discepolo. Il discepolo è sempre colui che segue il maestro; Gesù non invia nessuno là dove lui non è disponibile ad andare, né invita a vivere qualcosa che lui per primo non abbia scelto. Nelle beatitudini ci sono diversi aggettivi e atteggiamenti che rimandano alla pace e alla nonviolenza: beati i miti, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, … Dietro questi atteggiamenti o stili di vita, che il mondo giudica perdenti, c’è una promessa di beatitudine. In essi possiamo riconoscere il volto del Maestro: le beatitudini, infatti, rappresentano come uno specchio in cui si riconosce il volto di Gesù con il quale il discepolo può confrontarsi nella concretezza.

2. Una giustizia superiore
Gesù introduce il discorso delle “antitesi” richiamando all’esigenza di una giustizia superiore, diversa da quella degli scribi o dei farisei. Una giustizia che non mira ad evitare il male, ma che, come si dirà alla fine del capitolo cinque, si confronta con la perfezione del Padre che è nei cieli. Se siamo figli suoi dobbiamo riflettere nella nostra vita questa appartenenza a Dio e cercare il “modo di vivere di Dio”, il pensiero di Dio su ogni situazione.

3. Le azioni delle antitesi
Le antitesi presentano alcune situazioni concrete in cui la persona si trova in conflitto. La legge di Mosè propone alcune vie per risolvere questo conflitto, ma Gesù indica la via della giustizia superiore. Per ogni antitesi c’è una proposta che si concretizza in un’azione e non si limita ad un atteggiamento.

a. La riconciliazione, ovvero andare incontro all’altro.
Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai … Gesù parte con un comandamento che potremmo dire “indiscutibile”. Chi non riconosce il valore della legge che previene l’omicidio? Cosa c’è da dire a proposito? Gesù sposta l’attenzione sulla relazione conflittuale che si esprime a parole: stupido, pazzo … sono linguaggi violenti che uccidono l’altro o per lo meno annientano la relazione (pensiamo agli epiteti e alle ingiurie che circolano sui social). Qual è l’azione di contrasto che Gesù propone? Riconciliati con il tuo fratello anche quando è lui che ha fatto qualcosa contro di te. Mettiti d’accordo con lui, trova una mediazione … Il primo gesto potremmo definirlo con “l’andare incontro” a colui con il quale sei in conflitto o più semplicemente con il “fare il primo passo”.
A volte si creano situazioni di stallo. Si desidererebbe fare pace, ma non ci si decide a fare il primo passo … fallo! Dice Gesù.

b. Taglia ciò che ti impedisce; pota.
Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio … La tempo di Gesù l’adulterio era indiscutibile come l’omicidio. Per entrambi i peccati/reati era prevista la pena di morte (Cfr. Gv 8,1-11). Gesù sposta l’attenzione sullo sguardo malizioso, lì dove tutto parte, lì dove si rivelano le intenzioni della persona. L’invito di Gesù è netto: taglia ciò che ti potrebbe impedire di realizzare il tuo desiderio più vero. Non si tratta di una mutilazione punitiva, ma piuttosto di una potatura perché il frutto sia migliore e più abbondante (Cfr Gv 15,2). Sappiamo quanta saggezza c’è in questa indicazione dura di Gesù; con il senno di poi appare evidente che per custodire la pace occorre fare dei tagli che portano delle ferite, ma che sono per un bene più grande: la pace, ogni pace, ha un prezzo da pagare. Nella logica del “discorso della montagna” il discepolo è disponibile a mettersi in gioco e a pagare per primo. Può essere interessante la concretizzazione che fa san Paolo ai Corinzi a proposito della possibilità di cibarsi di carni immolate agli idoli (Cfr. 1Cor 8,13).

c.  Un parlare netto e onesto, conforme alla verità. Non esiste la post-verità
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: «Non giurerai il falso… Essere responsabili di ciò che di afferma; essere responsabili della conformità alla verità in ciò che si dice. Non c’è bisogno di essere sottoposti a giuramento formale. La persona di parola sa bene che non può dire menzogne, neanche se questo è per un suo vantaggio. Oggi si parla di post-verità, di qualcosa che diventa vero perché gridato e diffuso. Non è questo il pensiero del Vangelo. Un parlare netto e senza frode, in cui il sì e il no siano affermazioni chiare. Anche in questo caso possiamo applicare questa responsabilità al mondo dei social network, dove con facilità di ingiuria, si polemizza, di condividono e diffondono notizie senza alcun controllo seminando confusione, rabbia… ognuno di noi è responsabile di quanto condivide, di quello che scrive e di come lo scrive.

d. Porgi l’altra guancia. Stupisci con “un di più di amore” (Benedetto XVI)
Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente… Sappiamo che questa norma era stata scritta per moderare le faide che dilagavano nei tempi antichi. La norma che modera la vendetta oggi ci sembra una barbarie, ma era una regola semplice e ben comprensibile. Gesù non si accontenta di moderare, ma propone un’alternativa alla vendetta: porgere l’altra guancia, esporsi al malvagio, fare volontariamente quello che ci viene imposto con la violenza … per rompere il cerchio della violenza e del male con una scelta di bene che investe la persona con la quale siamo in contrasto. Ovviamente questo è possibile solamente se la persona che ho davanti ha un valore e una dignità riconosciuta, se vale la pena per lei porgere l’altra guancia; in quel caso posso pagare il prezzo del dolore che è richiesto per stupirlo e rompere il cerchio della violenza.

e. Amare i nemici. Guardarli come li vede Dio
Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico … Anche questa sembra una regola semplice e difficilmente discutibile. Gesù invece ribalta l’ordine delle cose e propone di guardare la realtà a partire dal pensiero di Dio. Come si comporta il Padre? Come vede i malvagi e i buoni? Come figli, e fa piovere e splendere il sole su tutti perché – come Padre – li ama. Per questo il discepolo è chiamato a cambiare la prospettiva e, anche questa volta, a partire dai propri occhi; sono gli occhi che mi portano a vedere nell’altro un nemico da cui difendermi o da aggredire. Se il mio sguardo è purificato, se posso vedere oltre l’apparenza, allora posso amare e pregare per colui che mi è contrario.

4. Sale e luce del mondo
Quando il discepolo riesce imitare il Maestro allora diviene ciò che è chiamato ad essere: sale e luce del mondo. Chi vive il Vangelo è chiamato a confrontarsi e a vivere una differenza rispetto alla mentalità comune, quella che lo porta a riconoscere che c’è una possibilità diversa che si può scoprire proprio a partire da un confronto con Gesù.

L’esperienza della fede è chiamata a tradursi in gesti concreti, in azioni. Solo così si “sviluppa quella energia evangelica” che consente di essere significativi per il mondo. Non bastano i proclami e le buone intenzioni. Occorre passare alle azioni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

rigantur mentes

La rosa è senza perché: fiorisce perché fiorisce, a se stessa non bada, non chiede d’esser veduta. (A. Silesio)

Mio fratello Aiman

Da Homs a Santarcangelo, progetto di accoglienza attraverso i Corridoi Umanitari

Una (P)parola condivisa

Condivisioni sulla Parola quotidiana e domenicale

ilbiancospino

poesia in foto

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: