La fedeltà passa dal cuore …

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La fedeltà è molto più che l’assenza di tradimento.
La fedeltà è molto più di un atto di resistenza attiva.
La fedeltà è l’accoglienza dell’altro/a nel più intimo di me stesso/a tanto da farlo/a diventare parte di me e non poter pensare di esistere senza di lei/lui.

Perché ci sono persone che non sopporto o che faccio fatica ad accogliere con libertà? Magari sono generoso/a con loro e faccio quello che mi domandano, mi spendo molto, … ma non le faccio entrare nel mio cuore, non mi comprometto con loro.

Cosa permette ad un genitore di amare fedelmente il figlio/la figlia che si è comportata male nei suoi confronti e l’ha fatto soffrire rendendolo vittima di ingiustizia?
Cosa permette ad un figlio di farsi carico di un genitore demente quando ogni possibilità di relazione è preclusa dalla malattia?
Cosa permette ad un genitore di rimanere accanto al figlio gravemente disabile o pesantemente deviante quando all’evidenza di tutti “non si può fare nulla”?

Non ci sono problemi insormontabili quando la persona è legata a livello di cuore. Non ci sono situazioni inaccettabili quando il legame con l’altro è inscindibile e non viene messo in discussione.
Quale genitore può pensare che il figlio non sia più tale perché si è comportato molto male?
O quale figlio può pensare che il genitore non sia più tale perché non è più in grado di essere autonomo o chiede assistenza?
Quando la relazione è ben definita, i problemi vengono affrontati nella quotidianità e non si mette in discussione la responsabilità di sostenerli; sono “solo” dei problemi da risolvere: la persona non c’entra, non è in discussione.

In questa prospettiva mi veniva da rileggere un brano famosissimo del Vangelo: l’incontro tra Pietro e Gesù dopo la risurrezione quando per tre volte il Signore domanda a Pietro se lo ama e Pietro risponde: ti voglio bene (Gv 21, 15-19).

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Sappiamo che Pietro era reduce da un grave tradimento del Signore. Il dialogo che Gesù cerca potrebbe essere letto proprio nella prospettiva di cui sopra: Simone, figlio di Giovanni, mi ami? Per quanto mi riguarda non c’è nulla che possa spezzare il legame che ci lega, ma tu sei disposto a rimanere fedele? Sei disposto a pensare alla tua vita come definitivamente legata a me? Sei disposto a comprometterti a tal punto con me, da essere disposto a morire per me come io sono morto per te?

Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. (Gv 21,19)

La fedeltà è la vera misura della relazione. Senza fedeltà, senza essersi compromessi totalmente, non si può parlare di una relazione significativa…
Ci potrà essere disponibilità, generosità, aiuto, … ma l’altro non sarà mai inscindibilmente legato a me, perché la fedeltà passa dal cuore.

Pubblicato da tecnodon

Prete cattolico. Formatore in seminario ed Assistente AGESCI

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